La Meditazione

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La meditazione è una condizione di completa fusione e unione con ogni attività; uno stato di coscienza per vivere il qui e ora con tutto noi stessi; essa comincia con il fermo dell’attività mentale, che permettere di creare una condizione di quiete interiore e vivere pienamente e profondamente della ricchezza della vita presente davanti ai nostri occhi.

Certo la funzione della attività della mente è, a volte, di estrema utilità. Per esempio tramite la capacità di analisi per una dettagliata comprensione delle situazioni, di pianificazione per una organizzazione ottimale delle attività, di memoria dell’esperienza pregressa, di previsione delle conseguenze delle nostre azioni. Ma, come qualsiasi strumento, dopo essere stato usato nel momento appropriato, la mente deve essere controllata.

Il controllo dell’attività mentale serve innanzitutto ad utilizzarla volontariamente solo quando ragionare ci può essere realmente d’aiuto, come, ad esempio, nell’esaminare gli aspetti di un problema o di una situazione, nel pianificare le attività, prevedere lo sviluppo delle situazioni, oppure richiamare immagini o pensieri collegati con sensazioni che ci inducono uno stato d’animo piacevole, cioè di benessere; il potere auto suggestivo della mente può anche essere utilizzato per rinforzare qualità desiderate, come quelle di forza, di tranquillità, ecc…

Altrettanto importante è apprendere la capacità di lasciare andare pensieri negativi, che ci inducono in uno stato d’animo di malessere e di eliminare i pensieri inutili, che sono quelli non rispondenti alle esigenze della situazione, non distraendosi dal presente e provocando un inutile dispendio di energie.

Spesso, invece, nel corso della giornata, la nostra attenzione è distratta piuttosto che attenta a quello che stiamo facendo; o la nostra mente produce un incomprensibile rimuginare e fantasticare o i nostri pensieri ci portano altrove da dove siamo realmente: nei ricordi di avvenimenti passati o immaginando situazioni future.

Imparando e praticando la cessazione delle attività mentali potremo sfruttare pienamente le altre nostre capacità percettive e le conoscenze che ci apportano sia del mondo esterno che di quello interiore.

Ad esempio potremo apprezzare appieno i nostri sensi: ascoltare una musica, osservare un panorama, gustare un cibo, toccare un tessuto, odorare un fiore.

Potremo inoltre osservare e conoscere sempre più profondamente noi stessi e la vita e agire in armonia con le situazioni, esprimendo il massimo delle nostre possibilità.

Si disporrà infine di una capacità di conoscenza più completa del presente per vivere nel cosiddetto qui e ora con tutto noi stessi, sviluppando il massimo della consapevolezza, e adottando così in ogni situazione i comportamenti più adatti.

Questa attitudine, molto apprezzata in Oriente, non è stata peraltro sconosciuta in Occidente. Ne parlava già nelle sue Odi un romano del I secolo a.C., Orazio, conosciuto come il poeta del “carpe diem ” (afferra l’oggi).

In Vita di Siddharta il Buddha, biografia del Buddha ad opera del monaco Thich Nhat Hanh, troviamo questo discorso di Siddharta ai suoi discepoli. Parla appunto di cosa significa “afferrare l’oggi”, e il protagonista è un frutto: un mandarino.

“Cosa significa mangiare un mandarino con consapevolezza? Mangiando un mandarino, sapete che lo state mangiando. Ne gustate pienamente la fragranza e la dolcezza. Il mandarino aveva nove spicchi. Li ho messi in bocca uno per uno in consapevolezza e ho sentito quanto sono splendidi e preziosi […] Mangiare il mandarino con presenza mentale significa essere davvero in contatto con ciò che mangiate. La vostra mente non rincorre i pensieri riguardo allo ieri o al domani, ma dimora totalmente nel momento presente. Il mandarino è totalmente presente. Vivere con presenza mentale e consapevolezza vuol dire vivere nel momento presente, con il corpo e la mente che dimorano nel qui e ora.”

L’affinità con Orazio è evidente: “afferrare l’oggi” significa conquistare la “presenza mentale”, una condizione attiva di consapevolezza, ma che non giudica e non etichetta.

In atteggiamento meditativo si vive con quiete e profondità il presente, che, da un certo punto di vista, è l’unico momento veramente disponibile, in cui possiamo essere realmente felici. Il passato e il futuro vivono solo nella mente: nulla avviene mai realmente fuori dal momento presente, l’unico modo per essere felice è quindi esserlo ora. Le esperienze illusorie e artificiali create nella mente non potranno mai eguagliare la pienezza e la ricchezza del mondo reale.

Perché meditare

La meditazione è praticata sia in percorsi di ricerca di miglioramento ed evoluzione (dai più antichi percorsi spirituali alla moderna mindfulness), sia, più recentemente, in percorsi di tipo psicoterapeutico.

Nei percorsi spirituali come quelli dello Yoga delle fonti originarie ha l’obiettivo ultimo di realizzare un’unione tra l’individuo e la Vita, portando alla conoscenza di una dimensione unitaria, trascendente l’individualità.

In altri percorsi, invece, si propone di ottenere miglior benessere soggettivo e qualità della vita, sfruttando i particolari effetti benefici che si ottengono dalla pratica meditativa, tra cui quelli di seguito elencati:

  • senso di pace, quiete mentale e diminuzione dello stress
  • sviluppo dell’attenzione, della sensibilità, dell’intuizione
  • maggiore apertura e atteggiamento di accoglienza
  • consapevolezza più vasta e visione più chiara della vita (vedere le cose come sono)
  • vicinanza al Sé interiore, con maggiore padronanza delle risorse interne e libertà di scelte.

Come meditare

La meditazione si apprende attraverso tecniche, patrimonio comune di diverse discipline, che possono essere eseguite sia da fermi che in movimento.

Per la pratica della meditazione è però necessario innanzitutto avere un adeguato equilibrio mentale.

Per un maggior successo, le tecniche meditative vanno adeguatamente preparate tramite altre tecniche che tolgono tensioni e aumentano energia per potere disporre dell’attenzione e concentrazione necessarie per ampliare la consapevolezza, percepire la verità di ogni situazione e avanzare nella conoscenza di noi stessi e della vita.

Le tecniche di meditazione vanno preferibilmente praticate nelle posizioni con la schiena eretta, le braccia e le gambe raccolte (eroe, loto o posizione facile). Queste posizioni favoriscono l’ascendere dell’energia verso i centri di energia superiori.

L’oggetto della meditazione può essere qualsiasi cosa esistente a qualsiasi livello (interno o esterno, materiale o immateriale) e in questo caso, adottando la classificazione dell’Astanga Yoga, si parla di un “seme”, oppure il nulla, un vuoto senza alcun contenuto, la pura consapevolezza e in questo caso si parla di meditazione senza “seme”.

Perfino lo stesso Yoga posturale (ad es. Hatha yoga) praticato nella sua più completa accezione, e non come un succedaneo della ginnastica, conduce verso atteggiamenti meditativi, che, comunque, costituiscono l’attività specifica del Raja yoga, che letteralmente vuol dire “Yoga regale”. Un percorso meditativo tra i più famosi è l’Astanga Yoga (Yoga dagli otto passi) di Patanjali.

Le pratiche e le tecniche servono per apprendere la capacità di meditare, che può essere trasferita con grande giovamento in qualsiasi attività e momento di tutti i giorni, consentendo così di vivere in unione e armonia con la Vita.

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