L’educazione può sicuramente assumere un ruolo importante nella ricerca di una visione comune della vita e nella formazione di individui interessati a un percorso di rinnovamento della società.
Per far ciò deve individuare e superare i suoi limiti attuali e assumere un ruolo attivo e propositivo, promuovendo l’adozione di valori e principi utili per l’evoluzione verso una società globale giusta e solidale.
Un sistema di valori che apporti un diverso e migliore benessere non può che discendere da una visione unitaria dell’educazione intesa come opera sociale di sviluppo, giustizia e armonia universale, per costruire un nuovo mondo e realizzare la pace.
Ciò diversamente dall’orientamento prevalente nella cultura contemporanea che vede prevalere un’idea di educazione che si specifica in senso scientifico-tecnologico-utilitaristico.
C’è necessità di un’educazione che sottolinei che l’esperienza della realtà è una, anche se è da salvaguardare la molteplicità degli aspetti disciplinari e la loro distinta organizzazione, tramite una nuova pedagogia che superi l’attuale atteggiamento di discipline che spesso alimentano un tecnicismo fine a se stesso.
L’educazione deve servire a vivere la propria vita nella sua totalità, a guardare la realtà nella sua interezza.
Questa concezione dell’educazione parte dall’unitarietà dell’uomo stesso, mente e corpo, intelligenza e affettività, e ha come compito principale il recupero della dimensione unitaria dell’essere umano e la formazione di personalità che sappiano sviluppare un’adeguata comprensione della realtà globale e della vita quotidiana e, in questa, realizzare il senso della vita attraverso l’attività comune, valorizzando le proprie capacità in un percorso di incontro e di cooperazione con l’altro, nel rispetto delle diversità.
Partendo da questo assunto e ponendosi in tale prospettiva, la storia della pedagogia è ricca di contributi e modelli da cui si può trarre spunto; piuttosto che ritenere che alcuni di essi siano sempre e comunque praticabili o più giusti di altri, sarà opportuno un attento studio della situazione, per poter scegliere quali applicare, sempre, però, in vista del fine comune.
È necessario dunque praticare un’educazione che metta i giovani nella possibilità di trovare il senso della propria vita, un orientamento adeguato al proprio desiderio e alla propria natura, assumendo la propria responsabilità esistenziale.
Ciò che va privilegiato è una dimensione più umana che tecnica, recuperando la dimensione dell’agire educativo in vista della direzione del desiderio e della ricerca di significato: una concezione pedagogica con forte valenza antropologica.
In questo quadro il rapporto educativo tra docente e discente ha una grande importanza: dovrà, per primo, esprimere un clima di solidarietà e l’attitudine al lavoro comune, ma anche la responsabilità personale, sottolineando comunanza di vita, disponibilità all’ascolto, al dialogo e alla comprensione, accettazione e rispetto reciproco.
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