Educazione e società

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Non è possibile dare un senso univoco al concetto di educazione né un indirizzo unitario alla sua storia e un discorso su di essa va necessariamente contestualizzato e inquadrato alla luce del suo mondo e del suo tempo.

È però possibile tuttavia trovare un senso comune delle prassi educative e formative nell’obiettivo di trasmettere, in modo consapevole ed organizzato, le conoscenze, le competenze e le abilità ritenute adeguate per lo sviluppo della persona e la sua introduzione attiva nelle società di appartenenza.

L’educazione, conseguentemente, è stata sempre inevitabilmente condizionata dalla cultura di ogni società, dai suoi valori, dalle sue esigenze e, in generale, dalla sua visione della vita.

Se il modello sociale ha influenzato i modelli e le pratiche educative, selezionando e promuovendo quelle ritenute più idonee, l’educazione, a sua volta, attraverso le attività di formazione degli individui, è stata una fondamentale componente per l’evoluzione dell’organizzazione sociale.

Nel corso del Novecento, al fine di promuovere  un processo di trasformazione e un miglioramento della società, il rapporto di reciproca influenza tra questa e l’educazione è stato oggetto di numerose riflessioni. Di particolare interesse i lavori di Jhon Dewey, uno dei maggiori esponenti delle Scuole Progressive negli USA, che ha sottolineato la stretta relazione che intercorre tra i fatti sociali e i fenomeni educativi, evidenziando la funzione sociale e politica dell’educazione quale “processo di nutrizione, di allevamento, di coltivazione”degli individui, che da una parte li conduce a far parte della società, dall’altra si occupa del pieno sviluppo delle loro facoltà e possibilità.

L’educazione contemporanea riflette i rapidi e complessi cambiamenti dell’attuale epoca, che è caratterizzata dall’incertezza, dalla precarietà, dalla non definitività dei generi di vita, che coinvolgono fondamentali settori dell’esistenza quali i rapporti sentimentali, il lavoro, nonché l’etica, sia essa laica o religiosa.

Questa situazione è aggravata dalla trasformazione della famiglia nucleare, che ha precedentemente costituito un importante elemento educativo: il tempo dedicato agli affetti viene sacrificato a quello della produzione e del consumo, si elevano il periodo di non autonomia ed i tempi di emancipazione e realizzazione sociale, si evidenziano carenze educative dovute alla mancanza di un nucleo familiare che funga da significativo riferimento.

Questa incertezza rispetto ad una prospettiva umana comune si riflette in ambito educativo, in cui è evidente la mancanza di una visione unitaria che guidi sia la teoria dell’educazione (pedagogia generale), sia le analisi e le proposte operative.

È possibile dunque osservare la presenza di un coacervo di programmazioni fini a se stesse, di una notevole quantità di caos, unitamente ad una grande varietà di situazioni particolari, al disorientamento del sistema educativo di diversi paesi occidentali e alla conseguente crisi di identità nella formazione dei formatori; risulta difficoltosa per gli educatori e i genitori ogni possibilità di previsione e di progettazione.

Inoltre la rivalità tra gli stati e la spietata concorrenza dei mercati stimolano la creazione di specialisti, le cui conoscenze ed attività sono sempre più parcellizzate e prive di riferimento generale.

Le Scienze dell’educazione, per quanto valide nei loro contenuti, non offrono un riferimento globale; sorgono le più svariate teorie pedagogiche che, per quanto meritevoli di interesse, finiscono spesso per essere conflittuali tra loro.

L’educazione, oggi spesso limitata a mera istruzione, per recuperare un ruolo centrale ha necessità di ridefinirsi come un percorso di ricerca di significato, che ha come finalità il costituirsi di una visione unitaria di se stessi e della vita, degli altri, del mondo intero.

Per raggiungere questo scopo è necessario ridefinire e alimentare una visione comune dell’attività educativa, che ponga obiettivi condivisibili per la maggior parte delle forze interessate, dalla quale far discendere teorie e pratiche formative volte a migliorare educazione e vita.

La conoscenza e lo sviluppo di teorie e pratiche educative diverse, da poter essere alternativamente usate a seconda della consonanza al contesto, può rappresentare una ricchezza qualora si sviluppi la consapevolezza e la pratica di principi e valori generali a cui ispirarsi in ogni situazione, in particolare quelli adeguati per la costruzione di una società globale in termini auspicabili.

In un percorso privo di pregiudizi, insomma, l’uomo non deve temere di prendere spunto da tutte le possibili esperienze umane, qualunque sia il loro approccio alla conoscenza o la cultura da cui derivano.

Come ormai gli uomini si muovono sulla terra superando frontiere convenzionali, ancor più facilmente il sapere può e deve estendersi, integrarsi e di conseguenza arricchirsi.

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Verso un umanesimo cosmopolita

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