LA BHAGAVAD GITA (versi di riferimento)

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Di seguito vengono esposti brevi indicazioni sui singoli temi già elencati nel contenuto dell’opera (per leggere clicca qui), seguiti da alcuni versi di riferimento, indicati in corsivo con il numero del capitolo e del versetto. I versi riportati sono generalmente quelli del testo edito da Demetra nel 2001.

Angoscia di Arjuna

La BG inizia descrivendo la profonda angoscia di Arjuna sul campo di battaglia; non sapendo cosa fare, in preda ai contrasti interiori, il guerriero chiede a Krishna di illuminarlo sul da farsi.

1.31 (dice Arjuna:) avverto presagi di sciagura, o Krishna e non riesco a prevedere alcuna gloria dall’uccisione dei miei congiunti sacrificati alla guerra.

2.7 La desolazione alberga nell’oscura notte della mia anima. In questo stato pietoso, non riesco a scorgere la retta via. Io sono tuo discepolo e mi rivolgo a te con una supplica: fa luce dentro di me e illumina il cammino del mio dovere.

La Realtà Unica

L’illusione del dualismo

Krishna invita Arjuna innanzitutto a non dare eccessiva importanza a tutto ciò che è impermanente, di cui è necessario accettare l’alternanza; gli consiglia piuttosto di cercare la conoscenza di ciò che è eterno: lo Spirito immutabile e indeperibile che dimora in ogni corpo. Con tale conoscenza potrà superare la visione dualista, frutto di illusione, che ci fa credere di essere individui l’un l’altro separati e soggetti alla morte. 

II.14. Dal mondo dei sensi vengono il caldo e il freddo, il piacere e il dolore. Essi vengono e vanno: sono di passaggio. Accettale dunque con animo forte.

II.11. […] I saggi non provano afflizione né per coloro che vivono né per coloro che muoiono, perché la vita e la morte sono destinate a passare.

II.12. Perché noi tutti siamo sempre stati. E tutti noi continueremo ad essere per sempre.

VII.27 Tutti gli esseri sono nati con una visione illusoria delle cose, l’illusione del dualismo che produce separazione e che deriva dal desiderio e dall’odio.

II.45. Il mondo dei Veda consiste nelle tre qualità della natura, i Gunas, Vai oltre queste tre qualità, o Arjuna! Sii nella Verità Eterna che non conosce il dualismo terreno […]

II.18. Lo Spirito dimora nei corpi e, quando questi hanno finito il proprio tempo, esso rimane, immutabile e indeperibile […]

II.72. Questo è l’Eterno nell’uomo. In contatto con esso ogni illusione si dissolve.

Lo Spirito

Lo Spirito è l’essenza di ogni cosa esistente; è invisibile, eterno, immutabile, indistruttibile, onnipresente. In quanto presente in ogni manifestazione, lo è anche nell’uomo e ne costituisce La parte più intima: il Sé. La conoscenza dello Spirito è il fine supremo della ricerca e dell’evoluzione umana..

XIII.15. Egli (lo Spirito) è invisibile […] è dentro e fuori a tutte le cose.

II.25. Esso è invisibile ad occhio mortale, è oltre il pensiero e il cambiamento […]

II.20. Non è mai nato e mai morirà. Né essendo venuto in esistenza cesserà mai di essere. Esso è senza nascita, eterno, immutabile, sempre se stesso e non muore insieme al corpo.

II.24. Oltre il potere della spada e del fuoco, oltre il potere dell’acqua e del vento, lo Spirito è perenne, onnipresente, immutabile, inamovibile e sempre Uno.

XIII.27. Colui che vede che il Signore di tutto è sempre lo stesso in tutto ciò in cui è, […] immortale nel campo della mortalità, costui vede la verità.

VIII.3 Brahman è il Supremo, l’Eterno, e l’Atman è il suo spirito nell’uomo. […]

X.20. Io (lo Spirito) sono il Sé nel cuore di tutte le creature…

XIII.28. E quando un uomo vede che il Dio che è dentro di sé è lo stesso che è in tutte le cose che sono, qualunque cosa faccia, non ferisce se stesso e raggiunge il fine supremo.

Le forme

Le infinite forme di esistenza e gli infiniti mondi, che continuamente si creano e si dissolvono nei cicli cosmici nascono dallo Spirito, che gli uomini, però, ordinariamente non riescono a scorgere.

La vera conoscenza consiste nel conoscere le forme e lo Spirito.

VII.5 (…) Questa natura superiore è la fonte da cui emana l’universo intero.

VII.6 Tutti gli esseri emanano da questa sostanza, non dimenticarlo. Io sono la loro origine e la loro fine.

X.8. Io sono la Sorgente di ogni cosa; da me scaturisce tutta la creazione.

X.42 Sappi che, con una minima frazione del mio essere (Spirito), io pervado e sostengo l’universo e ti basti sapere che io sono l’essenza stessa del Tutto.

XIII.16. Lo Spirito è Uno in tutto – appare come innumerevoli esseri. Egli sostiene e distrugge le loro forme, e poi le crea di nuovo.

IX.10. Soltanto la mia presenza vivificante fa sì che Madre Natura generi l’universo animato e inanimato. A causa mia i mondi girano in cicli alterni (di creazione e dissoluzione).

VII.12 E sappi che i tre Guna, i tre stati dell’anima, hanno origine in me: la luce della quiete, la turbolenza dell’attività e l’inerzia dell’inattività. Ma io non sono in loro: essi sono in me.

VII.13. Ingannate dai tre guna della Natura, le persone del mondo non percepiscono Me, che sono immutabile e al di là di tutte le qualità.

XI.8 Ma tu non puoi vedermi con questi tuoi occhi mortali io ti darò una vista divina, in modo che tu possa vedere il mio splendore e la mia gloria.

XI.5. Guarda le mie forme divine, a centinaia, a migliaia – di svariati colori e d’ogni genere!

XI.7. Guarda ora riuniti nel mio Corpo Cosmico tutti i mondi, tutto ciò che si muove o è immobile, e qualunque altra cosa desideri vedere.

X.19. Non vi è fine alla Mia varietà.

IX.8. Attraverso la Natura, mia stessa emanazione, Io proietto ripetutamente la moltitudine delle creature, tutte soggette alle leggi finite.

XIII.1. Questo corpo è chiamato il campo. Chi lo conosce è chiamato il conoscitore del campo.

XIII.2. Sappi dunque che io sono il conoscitore in tutti i campi della mia creazione e che la conoscenza del campo e del conoscitore del campo costituisce la vera conoscenza.

Il Tutto

L’insieme di ciò che è (le forme) e ciò che non è (lo Spirito) costituisce la Realtà Unica, eterna unitaria e onnicomprensiva. Il praticante lo Yoga può realizzare la sua conoscenza e l’integrazione/unione con essa.

XI.19. […] Io sono ciò che è e ciò che non è.

XIII.12. Il Brahman senza inizio, il Brahman supremo: oltre a tutto ciò che è, oltre a tutto ciò che non è.

XIII.30. Quando un uomo vede che tutti gli esseri separati esistono nell’Uno, che si è espanso nei molti, allora si fonde con Brahman.

VI.31. Rimane per sempre in Me lo yogi che, ancorato nell’unità divina qualunque sia il suo modo di vita, Mi realizza presente in tutti gli esseri.

VI.29. Con l’anima unita allo Spirito dallo Yoga, con visione equanime verso tutti gli esseri, lo yogi vede lo Spirito in tutte le creature e tutte le creature nello Spirito.

VI.30. Chi mi percepisce ovunque e vede tutte le cose in Me non Mi perde mai di vista, né Io perdo mai di vista lui.

VIII.28 Vi è una ricompensa che proviene dai Veda o dal sacrificio, da una vita austera o dalle opere di carità. Ma vi è una ricompensa ben più grande per lo Yogi che conosce il mistero della Luce e dell’oscurità, Per costui esiste una dimora eterna.

XVIII.67. Non dire mai queste verità a chi è privo d’auto-controllo o di devozione, né a chi non rende alcun servizio o non desidera ascoltare, né a chi parla male di Me.

La Realizzazione

  • Chi realizza la Realtà Unica vive in tale dimensione, che tutti possono raggiungere.

XIII.30. Quando l’uomo distingue che l’infinità degli esseri risiede nello Spirito Universale di cui non è altro che un’emanazione, allora egli si riunisce a Brahman.

IX.32. Prendendo rifugio in Me, tutti gli esseri possono conseguire la Realizzazione Suprema […]

XII.8 Riponi il tuo cuore e la tua mente in me: se lo farai, d’ora in avanti potrai vivere in me.

  • Acquisisce equanimità, imperturbabilità e pace.

(Equanimità)

II.38. Rimanendo equanime nella felicità e nel dolore, nel guadagno e nella perdita, nella vittoria e nella sconfitta, affronta la battaglia della vita. Così non commetterai peccato.

VI.9. È uno yogi eccelso chi guarda con mente equanime tutti gli uomini: benefattori, amici, nemici, stranieri, mediatori, esseri odiosi, parenti, peccatori e santi.

V.18. I saggi autorealizzati guardano con occhio equanime un colto e umile brahmino, una mucca, un elefante, un cane e un fuoricasta.

(Imperturbabilità)

VI.7. Il saggio tranquillo e vittorioso sull’ego è sempre pienamente stabilito nel Supremo Sé, sia che incontri caldo o freddo, piacere o dolore, lode o biasimo.

V.20. Colui che è in grado di vedere Brahman si riconosce in lui. La sua mente è ferma, senza aspettative né delusioni. Quando il piacere gli si presenta egli lo accoglie e quando si presenta il dolore egli lo accetta.

XIV.25. E’ un uomo che non è turbato dal successo né dall’insuccesso, che ama allo stesso modo gli amici e i nemici, che ha abbandonato il frutto di ogni azione.

XII.17 Colui che non sente né eccitazione né repulsione, che non si lamenta e non si consuma nel desiderio; chi è al di là del bene e del male ed è capace di amore, costui mi è caro

VI.19. L’anima dello yogi è come una lampada che brilla con luce ferma al riparo da tutti i venti.

(Pace)

II.64. L’uomo autocontrollato, muovendosi in mezzo agli oggetti materiali con i sensi soggiogati, privo d’attrazione e repulsione, perviene ad una imperturbabile calma interiore.

XIV.24. E’ un uomo che abita nel Sé interiore ed è uguale nel piacere e nel dolore; è uno per cui l’oro, una pietra o un pezzo di terra hanno lo stesso valore ed è in pace di fronte al bene o al male, è uno che è oltre il biasimo e la lode e la cui mente è ferma e quieta.

XII.13 Colui che è animato da buone intenzioni, chi è capace di amicizia e di compassione, chi non pensa in termini egoistici e possessivi è una persona in pace, nel bene come nel male

XII.15. Chi non permette agli altri di alterare il proprio stato di pace e rappresenta egli stesso un riferimento di pace per gli altri, al di là dell’eccitazione, della collera e della paura, costui mi è caro.

V.26. Perché la pace di Brahman è per coloro la cui mente e la cui anima sono in armonia, che sono liberati dal desiderio e dalla collera e che conoscono profondamente se stessi.

  • Nella pace dello Spirito lo yogi raggiunge la saggezza e la capacità di discriminazione

IV.39. L’uomo di devozione che è assorto nell’Infinito, che ha controllato i sensi, ottiene la saggezza. La realizzazione della saggezza dona immediatamente la pace suprema.

II.42. Vi sono uomini che non vedono, eppure pronunciano fiumi di parole. Essi seguono i precetti vedici alla lettera e per loro non esiste altro.

II.46. Per colui che conosce Brahman (lo Spirito) tutti i Veda (le sacre scritture) non gli sono di maggiore utilità di quanto non lo sia un pozzo durante un’inondazione.

II.52 Quando la tua mente avrà superato l’oscurità della confusione, ti separerai dalle scritture del passato e da quelle a venire.

IV.35. Quando possiederai la saggezza, o Arjuna, non potrai più cadere in confusione, perché vedrai la verità di tutte le cose nel tuo cuore e rispecchierai il tuo cuore in me.

  • Si è liberi dalle catene dell’attaccamento e dalla schiavitù dei sensi e dei desideri.

 (Libertà dall’attaccamento)

II.57. Chi è libero da tutti gli attaccamenti, chi non prova né gioia né dolore di fronte alla fortuna o alla sfortuna, è una persona che ha raggiunto la serenità e la saggezza.

XII.18. L’uomo che prova lo stesso sentimento per i nemici come per gli amici, che non è spinto all’agire né dal successo né dall’insuccesso; che è oltre il caldo e il freddo o il piacere e il dolore; che è libero dalle catene dell’attaccamento;

XIII.9. Realizza la libertà dalle catene dell’attaccamento, anche dall’attaccamento egoistico ai figli, alla moglie o alla casa; (coltiva) l’imparzialità della mente di fronte ad avvenimenti piacevoli e a quelli meno piacevoli.

III.26. L’uomo saggio non deve turbare la mente di coloro che agiscono in base al loro attaccamento, ma deve continuare ad agire per il bene di tutti, dando esempio di devozione e di disciplina.

(Libertà dalla schiavitù dei sentimenti e dei piaceri)

III.39. Il nemico costante dei saggi è il fuoco inestinguibile del desiderio, che nasconde la saggezza.

II.67. Come una nave sulle acque viene portata fuori rotta da una tempesta di vento, così la discriminazione umana è allontanata dalla via che intende seguire quando la mente soccombe alle tempeste dei sensi vagabondi.

III.41. Perciò disciplina per prima i sensi e poi uccidi il desiderio – il peccaminoso distruttore della saggezza e della realizzazione.

II.71. La persona che rinuncia ai desideri e che abbandona ogni ambizione al possesso e ogni egoismo, quest’uomo raggiunge la pace suprema.

II.56. Colui la cui mente rimane imperturbata dalle avversità, che non è attratto dai piaceri, che ha superato la passione, la paura e la collera, questi è chiamato un saggio dalla mente ferma.

II.55. Quando un uomo abbandona completamente tutti i desideri che giungono al suo cuore e trova appagamento in se stesso (nel Sé), allora si può dire che la sua mente abbia trovato la pace.

II.70. Tutti i fiumi confluiscono nel mare ma il mare non straripa mai: allo stesso modo, il saggio sente il desiderio ma rimane se stesso, centrato nella sua infinita pace.

XV.5. Senza brama di onore; libero dall’illusione e dalle catene dell’attaccamento; con i desideri banditi completamente; liberato dalla contrapposizione tra piacere e dolore; sempre stabilito nel Sé, il saggio raggiunge lo stato immutabile.

  • Lo yogi che raggiunge la Realizzazione ottiene la quiete dell’appagamento e si emancipa dal karma, è colmo di gratitudine verso la vita e gioia di vivere

XII.13. Colui che è animato da buone intenzioni, chi è capace di amicizia e di compassione, chi non pensa in termini egoistici e possessivi è una persona in pace, nel bene come nel male.

V.24. Egli possiede la Beatitudine interiore, conosce la gratitudine e ha trovato la Luce in sé. Questi accede al Nirvana di Brahman, è unificato in Brahman e partecipa del divino.

VI.22. Egli ha trovato la gioia e la Verità, la visione suprema. Rimane immobile in questo stato di beatitudine e anche il più grande dolore non ha il potere di turbarlo.

III.17. Colui che ha sperimentato la gioia dello Spirito e ha trovato appagamento in essa e ha raggiunto la pace, costui è oltre la legge dell’atto (Karma)

V.21. Egli non è legato alle cose esterne ed è internamente pieno di gratitudine. La sua anima è unificata in Brahman ed egli sperimenta una gioia senza limiti.

  • Nella Realizzazione si vive l’armonia di una mente meditativa: si è Uno con gli altri e si condividono gioie e dolori.

XII Coloro che vivono un rapporto armonioso con la propria anima e hanno un atteggiamento amorevole nei confronti di tutto ciò che li circonda; coloro che sanno gioire del benessere di tutte le creature, essi mi sono veramente vicini

VI.32. In verità è un grande yogi colui la cui visione è sempre costante: quando la gioia e il dolore degli altri sono la sua stessa gioia e il suo stesso dolore.

III.25. Così come vi sono uomini sconsiderati che agiscono in base al loro egoismo, così gli uomini saggi agiscono per il bene di tutti.

Lo Yoga

La Bhagavad Gita definisce lo Yoga come “il sentiero per l’eterno”, un cammino di armonia e equilibrio che ad ogni passo compiuto apporta benessere duraturo.

Tale percorso che porta alla liberazione, deve essere praticato con determinazione e con l’aiuto di chi conosce la Verità.

II.39 () Ascolta ora la saggezza dello Yoga, il sentiero per l’Eterno e per la libertà delle tue azioni.

VI.23. Nell’unione dello Yoga la libertà è sovrana; è la liberazione dall’oppressione del dolore.

VI.16. Lo Yoga è armonia. Non è per chi mangia troppo, né per chi mangia troppo poco; non è per chi dorme troppo poco, né per chi dorme troppo.

VI.17. Esso è armonia nel mangiare e nel riposare, nel sonno e nella veglia: è l’equilibrio in qualunque cosa si stia facendo. Questo è lo Yoga che dà sollievo a tutti i dolori.

II.40. In questa disciplina nessuna esperienza va sprecata e non vi è pericolo. Anche il più piccolo progresso è un passo verso la liberazione dalla paura.

II.41 Chi intraprende questo cammino è animato da un solo e ben determinato pensiero. Un uomo che perde la propria determinazione si disperde in mille pensieri senza fine.

IV.34. Coloro che hanno visto la Verità potranno indicarti la via della conoscenza. Cerca i tuoi maestri, inchinati di fronte a loro, interrogali e servili.

Le vie dello Yoga

La Gita indica diversi percorsi per la Realizzazione della Realtà Unica, rappresentata nella Gita da Krishna, che ha ugualmente a cuore tutti i praticanti.

IV.11 In qualunque modo gli uomini si presentino a me, io li accolgo con la stessa devozione, i percorsi degli uomini sono molteplici, ma tutti, alla fine, conducono a me

XII.13 – 14. Chi è libero dall’odio verso tutte le creature ed è amichevole e compassionevole verso tutti; chi è privo della coscienza di “Io e mio” e di possessività; chi è equanime nella sofferenza e nella gioia; paziente e misericordioso, sempre contento; chi pratica regolarmente Yoga, sforzandosi costantemente di conoscere il Sé e unirsi allo Spirito; chi è in possesso di ferma determinazione, con la mente e la discriminazione abbandonate a Me questi è Mio devoto, e Mi è caro.

XII.19 chi è equilibrato nel biasimo e nella lode, che è fondamentalmente silenzioso, che si contenta di ciò che possiede, la cui casa non è in questo mondo e che è capace di amore, costui mi è caro.

XII.18 – 19. Chi è ugualmente tranquillo davanti ad amici e nemici, (ricevendo) adorazione e insulti, e durante le esperienze di caldo e freddo e di piacere e sofferenza; chi ha rinunciato all’attaccamento, considerando allo stesso modo lode e biasimo; chi è tranquillo e contento con qualunque cosa, non attaccato alla vita di casa, ed ha una natura calma e piena di devozione – questi Mi è caro.

XII.17. Chi non sente né gioia né avversione verso le cose tristi e piacevoli (della vita), chi è libero da dolori e desideri, chi ha bandito (la coscienza relativa di) bene e male, e chi è intensamente devoto – questi Mi è caro.

La Gita accenna anche ad alcune pratiche di controllo dell’energia attraverso il respiro.

IV.29. Altri devoti offrono il respiro inalante del prana nel respiro esalante dell’apana, e il respiro esalante dell’apana nel respiro inalante del prana, arrestando così la causa di inalazione ed esalazione attraverso la pratica costante del pranayama.

In particolare, però, descrive a lungo la via dell’azione, quella  della conoscenza, quella della devozione e la pratica meditativa.

XIII.24. Alcuni attraverso lo Yoga della meditazione, e per grazia dello Spirito, vedono lo Spirito in se stessi altri attraverso la via della conoscenza, altri ancora per mezzo della disciplina dell’azione.

V.5. Lo stato ottenuto dai saggi (jnana-yogi) viene ottenuto anche dai karma-yogi. Percepisce la verità chi vede la conoscenza (Sankhya) e la pratica delle azioni (Yoga) come una cosa sola.

XIII.25. Ma vi sono anche altri che non hanno la possibilità di sapere, ma si uniscono ad altri nel culto. Anche costoro, grazie alla loro devozione, passano al di là della morte.

Di seguito un esame più dettagliato di queste vie.

Jnana-yoga

È la via della conoscenza, quale conoscenza spirituale: l’Uno che comprende le forme e lo Spirito.

XI.1 Io ti svelerò la conoscenza suprema: la più grande di tutte le conoscenze. I saggi che ne sono stati illuminati hanno raggiunto la perfezione assoluta.

XI.2 Muniti di tale conoscenza, essi sono diventati parte di me (…)

X.32 Io sono l’inizio e la fine di tutto ciò che esiste. Tra tutte le conoscenze io sono la scienza dell’anima e, tra tutte le vie di saggezza, io sono quella che conduce alla Verità.

XIII.2. […] La conoscenza del campo e del conoscitore del campo costituisce la vera conoscenza.

XVIII.20. Quando uno vede l’Eterno nelle cose transitorie e vede l’Infinito nelle cose finite, allora si tratta di pura conoscenza.

La conoscenza non è dunque l’osservanza dogmatica delle scritture, né il sapere degli eruditi, motivato dall’orgoglio personale, ma quella che deriva dal praticare l’unione con il Tutto, come parte di esso.

II.42 Vi sono uomini che non vedono, eppure pronunciano fiumi di parole: Essi seguono i precetti vedici alla lettera e per loro non esiste altro.

II.43 Sono animati dal desiderio e anche il loro paradiso finale è un desiderio egoistico. […]

II.44 Coloro che ricercano il piacere e aspirano al potere seguono le loro parole: essi non ricercano l’unione con il Tutto

Chi perviene alla conoscenza supera ogni dubbio e tentennamento, vive la Verità  superando le scritture, persino le più autorevoli quali i Veda.

IV.35 Quando possiederai la saggezza, o Arjuna, non potrai più cadere in confusione, perché vedrai la verità di tutte le cose nel tuo cuore e rispecchierai il tuo cuore in me.

II.46 Quanto è utile un pozzo durante una inondazione? Più o meno quanto lo sono i Veda per uno che ha raggiunto la saggezza.

II.52 Quando la tua mente avrà superato l’oscurità della confusione, ti separerai dalle scritture del passato e da quelle a venire.

Karma Yoga.

È la via della giusta azione

II.50. (…) Lo yoga è l’arte della giusta azione.

Tutti gli uomini compiono continuamente azioni, ma esse sono dovute all’interazione tra le forze della natura e l’individuo non ne è l’artefice principale.

III.27. Tutti gli eventi si verificano a causa dell’interazione tra le forze della Natura; ma l’uomo che è mosso dal proprio egoismo si illude di esserne l’artefice.

XIII.29.Chi è in grado di vedere che tutte le azioni non sono altro che azioni della Natura e che lo Spirito presiede a queste azioni, costui vede la verità.

La giusta azione consiste nello svolgere il proprio compito, qualunque esso sia, anche umile, portandolo fino in fondo come meglio si può.

XVIII.45 Tutti possono raggiungere la perfezione quando trovano gioia nel loro compito (…)

III.35 Esegui dunque il tuo compito anche se si tratta di un’azione umile e tralascia altre imprese, anche se sono eroiche. (…)

XVIII.47. Il tuo compito, anche se umile, è più importante del compito di un altro, per quanto elevato esso possa essere. (…)

XVIII.48. E il compito intrapreso va portato a termine, anche se in modo imperfetto. Come in un fuoco non può mancare mai un po’ di fumo, così in tutte le azioni vi è sempre qualche imperfezione.

La pratica della giusta azione consiste nell’agire in armonia con le situazioni, interpretando senza indugio il proprio ruolo; nel caso di Arjuna, essenso questi un guerriero, la giusta azione consiste nel combattere per una giusta causa.

I.31. E pensa al tuo compito senza indugiare. Non vi è più grande ricompensa per un guerriero che quella di combattere una guerra giusta.

Nella giusta azione non c’è attaccamento al risultato, sia che si agisca sia che non si faccia nulla. Questo atteggiamento produce pace.

V.12. (…) L’uomo che è dominato dai desideri rimane attaccato ai frutti della sua azione e per questo attaccamento rimane in schiavitù.

II.47. Concentrati sulle tue azioni, non sui loro frutti. Il frutto delle tue azioni non sia mai il tuo movente e non lo sia nemmeno il tuo attaccamento all’inazione.

II.48. (…) Rimani indifferente al successo e al fallimento. Lo Yoga è il sereno della mente, una pace uguale a se stessa.

Nella giusta azione non c’è guadagno personale, o desiderio di portare a termine piani egoistici. Il desiderio è la causa per la quale gli uomini sconsiderati agiscono in base al loro egoismo; gli uomini saggi, invece, agiscono per il bene di tutti. Questi ultimi sono di esempio e di ispirazione, svolgono il loro ruolo noncuranti di chi invece è attaccato al frutto delle azioni.

IV.19. I sapienti chiamano saggio l’uomo che agisce senza piani egoistici e senza desideri per i risultati, e le cui azioni sono purificate dal fuoco della saggezza.

III.25. Così come vi sono uomini sconsiderati che agiscono esclusivamente in base al loro egoismo, così gli uomini saggi agiscono per il bene di tutti.

III.21. Tutto ciò che fa un individuo superiore viene imitato dalle persone di livello inferiore. Le sue azioni sono d’esempio per la gente del mondo.

III.26. In nessuna circostanza il saggio deve turbare le menti delle persone ignoranti attaccate alle azioni. Agendo invece con coscienza, l’essere illuminato deve ispirare nell’ignorante il desiderio per le giuste azioni.

Il sacrificio dei propri interessi e la rinuncia agli attaccamenti rende pura l’azione disinteressata.

III.19. Compi dunque sempre le buone azioni materiali e le azioni spirituali senza attaccamento. Facendo tutte le azioni senza attaccamento, si ottiene il Supremo.

V.7. Nessuna azione può recare macchia a un uomo puro, a un uomo che sia in armonia, che sia padrone della propria vita, la cui anima sia tutt’uno con l’anima universale.

Con la giusta azione non si è legati dal karma e si raggiunge il fine supremo: la liberazione

IV.41. Chi ha rinunciato all’azione mediante lo Yoga ed ha dissipato i suoi dubbi con la saggezza, si stabilisce nel Sé; le azioni non lo legano.

IV.22. Contento di ricevere quel che gli viene senza sforzo, stabilito al di sopra delle coppie di opposti, privo di gelosia, invidia e inimicizia, considerando in ugual misura il guadagno e la perdita, pur agendo egli non è legato dal karma.

II.23 Egli ha raggiunto la liberazione; è libero da tutti i legami, la sua mente ha trovato pace nella saggezza e le sue azioni sono atti sacrificali. Le azioni di un simile uomo sono pure.

Bhakti Yoga.

Il Bhakti yoga è lo Yoga della devozione e dell’amore verso Dio, che personifica una dimensione totale, indescrivibile con ogni concetto e dunque più facile a essere rappresentata nelle forme delle varie divinità. Questa dimensione, nella Bhagavad Gita, viene identificata in Krishna.

VII.24. Non comprendendo il Mio stato supremo, la Mia natura immutabile e indescrivibile, gli uomini privi di saggezza pensano che Io assuma una manifestazione (come un mortale che prende una forma).

VII.21. Qualunque sia la forma che un devoto si sforza d’adorare con fede, sono Io che rendo ferma la sua devozione.

IX.23. Anche i devoti di altri dèi che offrono loro sacrifici con fede, in effetti adorano soltanto Me, anche se non nella maniera giusta.

IV.11. In qualunque modo gli uomini mi sono devoti, io li accolgo con la stessa devozione: i percorsi degli uomini sono molteplici, ma tutti, alla fine, conducono a me.

IX.29 Io sono lo stesso per tutti gli esseri viventi e il mio amore è immutabile, ma per quanto riguarda coloro che mi adorano con devozione, essi sono in me e io sono in loro.

XVII.3. La fede di ciascuno è conforme alla propria natura innata. L’uomo è fatto dalla sua fede; com’è la sua fede, così invero egli è.

Il bhakta yogi cerca di andare verso l’unione con la divinità e dunque realizzare lo Yoga, l’unione, attraverso l’Amore da cui origina tutto ciò che esiste.

VII.19 Al termine di molte vite l’uomo saggio viene a me mi manifesta la sua totale devozione…..

XI.54 Solo per via dell’amore gli uomini possono vedermi e conoscermi e venire a me.

VIII.22 Questo spirito supremo, o Arjuna, si realizza per mezzo di un amore senza fine. In esso tutte le cose hanno la loro vita e da esso tutte le cose provengono.

L’Essere supremo, Dio, al quale il devoto cerca di relazionarsi fino ad unirsi attraverso il sentimento religioso (religo = lego insieme), è dunque Amore Assoluto. Pertanto, solo quando un uomo trova in sé questo amore diventa eternamente beato, eternamente felice. Il Divino siede allora nel suo cuore e da lì il bhakta yogi guarda ogni aspetto dell’esistenza. Per lui, l’amore è un sentimento totale nei riguardi della vita e non limitato a singole cose o persone; egli vede il Divino in ogni luogo, persona ed evento della vita, sia piacevole che spiacevole. È una persona serena ed in pace, vive in armonia con la natura ed è pieno di amore e compassione verso tutti gli esseri viventi.

Anche se il bhakti yoga dunque è generalmente identificato con la devozione verso una divinità, questa via può essere condivisa anche da chi non è religioso, praticando amore verso tutte le creature e tutte le manifestazioni della Vita.

VI.29 Egli vede se stesso nel cuore di tutti gli esseri viventi e vede tutti gli esseri nel suo cuore. Questo è il modo in cui lo yogi vive l’armonia, un’esperienza di pacata beatitudine.

VI. 30 E quando egli vede in me tutte le cose e tutte le cose in me allora io non lo lascio mai e lui non lascia mai me.

VI.31 Colui che vive questa unità d’amore, mi ama in qualunque cosa veda, in qualunque esperienza stia vivendo, in verità costui sta vivendo in me.

V.18. Essi (i saggi) sono in grado di provare lo stesso disinteressato amore sia per il brahmino saggio e virtuoso, sia per una vacca o per un elefante, o per un cane e persino per l’uomo che mangia carne di cane.

VI.32. O Arjuna, lo yogi migliore è colui che, sia nel dolore che nel piacere, sente per gli altri esattamente ciò che sente per se stesso.

Raja yoga.

È la via della meditazione. Con la pratica costante e il non attaccamento agli istinti, ai desideri e ai pensieri la mente si quieta; si ottiene gioia, appagamento, pace.

Si padroneggia la vita interiore, si ottiene la liberazione da ogni schiavitù e in libertà si è in armonia con ogni situazione; si trova la Verità.

VI.34. Invero la mente è agitata, turbolenta, possente e ostinata! O Krishna, io considero la mente difficile da controllare come il vento!

VI.35. É vero, Arjuna, che la mente è senza quiete e non è facile domarla. Ma con la pratica costante (dello Yoga) e il distacco (non-attaccamento) dalle passioni, anche la mente può essere dominata.

VI.24 Quando tutti i desideri sono cessati e la mente, ritraendosi all’interno, chiama a raccolta tutti i sensi nell’armonia della meditazione…

VI.25 allora la ragione conquista tutto il suo potere e lo yogi riconduce la mente allo Spirito e ricopre tutti i pensieri nel silenzio.

VI.26 E tutte le volte che la mente, di nuovo inquieta e instabile, sfugge al controllo dello Spirito, è necessario ricondurla a esso.

VI.27. Lo yogi che ha calmato del tutto la mente – che ha controllato le passioni liberandole da ogni impurità ed è diventato uno con lo Spirito – invero ha realizzato la beatitudine suprema.

VI.20-21 Quando la mente si posa nella quiete della meditazione yogica e lo Spirito diviene pura consapevolezza di se stesso, realizzando il proprio appagamento.

VI.8. Quando lo Yogi, in pace nella meditazione e nella conoscenza, è padrone della propria vita interiore, allora si può dire che ha realizzato l’armonia. Per un simile uomo, la terra, le pietre e l’oro hanno lo stesso valore.

VI.9 Egli ha raggiunto le vette della propria anima e può incontrare in pace parenti, amici e compagni, persone benevole, indifferenti o persino ostili, egli entra in contatto con tutti con la stessa pace interiore.

XVII.16 L’armonia della mente si manifesta nella serenità, nella pace, nel silenzio interiore e nella purezza del cuore.

VI.21 Allora chi medita sperimenta la gioia dell’Eterno: un’esperienza dello Spirito che è oltre il mondo dei sensi. In questa dimensione egli trova la sua dimora e diviene tutt’uno con la Verità.

VI.28. Lo Yogi che, liberato da tutte le impurità, medita in armonia con il suo Spirito, realizza la gioia dell’Eterno, l’infinita felicità dell’unione col Dio.

II.66. Chi è disunito (perché non stabilito nel Sé) non ha saggezza né meditazione. Per chi non medita non vi è tranquillità. E a chi è senza pace com’è (possibile) la felicità?

VI.15. Lo yogi padrone di sé, la cui mente è totalmente sotto controllo, dedicandosi alla continua unione meditativa con lo Spirito, ottiene la pace del Mio essere: la liberazione finale.

II.53 Quando la tua mente avrà superato tutti i tentennamenti dovuti alle scritture e rimarrà ferma nella meditazione, allora avrai raggiunto lo scopo dello yoga.

XVIII.70 Colui che impara in meditazione le parole del nostro discorso vede la luce della conoscenza attraverso la sua devozione. Questa è la mia verità.

Il sacrificio, la rinuncia al desiderio e l’abbandono

Tutte le vie portano allo stesso risultato; esse sono accomunate dal sacrificio: della propria individualità con l’abbandono meditativo; delle conoscenze particolari per la conoscenza del Tutto; dei frutti dell’azione realizzando il giusto comportamento; del proprio volere per seguire il volere di Dio e della Vita; del respiro per tacitare la mente che crea illusione. Sacrificio e abbandono sono necessari per la Realizzazione.

III.9 Salvo le azioni sacrificali, tutte le azioni dell’uomo lo legano a questo mondo. Fa in modo che le tue azioni siano pure, disinteressate e libere dal desiderio.

XVII.20 Un dono è puro quando è offerto con il cuore alla persona giusta nel momento giusto e nel luogo giusto, senza che ci si aspetti nulla in cambio.

IV.25 Alcuni yogi dedicano agli dei le loro offerte sacrificali, ma altri offrono se stessi come sacrificio e offrono la loro anima nel fuoco di Brahman

IV.26 Altri offrono le facoltà dei sensi nell’oscurità e nel silenzio, nel fuoco dell’armonia interiore, altri invece sacrificano nel fuoco dei sensi gli oggetti sensibili

IV.27 Altri sacrificano il loro respiro vitale nel fuoco di un’unione interiore illuminata dal lampo di una visione

IV.28 Altri ancora offrono le loro ricchezze, offrono rinunce e fanno penitenze, altri offrono le loro pratiche yogiche o i loro studi sacri o le loro conoscenze

IV.29 Alcuni offrono le loro pratiche di respirazione, sospendono il respiro dopo l’ispirazione o lo sospendono dopo l’espirazione esercitando il controllo sull’attività del respiro.

IV.30 Altri, attraverso pratiche di astinenza, sacrificano le loro funzioni vitali. Costoro sono esperti di sacrificio e, attraverso di esso, compiono opera di purificazione

IX.15. Altri ancora, celebrando il sacrificio della conoscenza (jnana-yajna), adorano Me – il Signore dal corpo cosmico – in diversi modi, prima come il Molteplice e poi come l’Uno.

IV.32 In sostanza, i rituali sacrificali sono di tanti tipi e molti sono i modi in cui gli uomini si avvicinano a Brahman. Sappi che tutti derivano dall’azione e da questa consapevolezza otterrai la tua liberazione.

IX.26 Colui che mi offre anche solo una foglia, un fiore o un frutto o un po’ d’acqua, ma lo fa con devozione, è benvenuto. Io accetto di buon grado tutto ciò che viene offerto con cuore puro e con amore.

IX 27 Qualunque cosa tu faccia o mangi od offra in sacrificio, fa che sia un’offerta a me; e qualunque cosa tu debba sopportare, sopportala per me.

IX.34 Dedica a me i tuoi pensieri e il tuo sentire, sacrifica a me le tue offerte, così, con il cuore pieno di armonia, scegliendomi come fine supremo, tu verrai a me.

IX.28 Allora tu sarai libero dai legami del karma che dispensa frutti buoni e frutti cattivi e, con l’animo unificato nella rinuncia, sarai libero e verrai a me.

XVIII.2 I saggi chiamano semplicemente “rinuncia” il distacco dalle azioni interessate, mentre chiamano “abbandono” la rinuncia al frutto di tutte le azioni

XVIII.11 Perché sulla terra non esiste un solo uomo che sia in grado di rinunciare completamente a ogni azione, ma colui che si distacca dal frutto della propria azione è quello che si definisce un uomo che ha compiuto la vera rinuncia

XI.55 Chi mi dedica le sue opere, chi mi ama, colui per il quale io sono il Fine Supremo, colui che è libero dall’attaccamento a tutte le cose e pieno d’amore per tutte le cose del creato, solo costui può, in verità, congiungersi a me.

VII.20. Coloro che preferiscono vivere in una prospettiva limitata e avere una visione oscurata delle cose lasciandosi guidare dalla loro natura egoistica seguono altri percorsi.

Nemico di questo cammino, all’opposto, è il desiderio personale

III.37 L’avidità, il desiderio e la collera: tutto ciò che viene dal demone della passione che tutto distrugge. Questo è il nemico dell’anima.

III.38 Così come il fuoco è oscurato dal fumo, come lo specchio è velato dalla polvere, come il feto è ricoperto dalla placenta, così tutto è oscurato dalla bramosia.

III.39 La saggezza è obnubilata dal desiderio, che è l’eterno nemico dell’uomo assennato. Il desiderio in tutte le sue forme è come il fuoco che non si sazia mai.

III.42 Si dice che il potere dei sensi è grande, ma la mente è ancora più potente. Più forte della mente è la consapevolezza, ma più forte ancora è lo Spirito di tutte le cose.

III.43 E dunque, consapevole di ciò che è oltre la consapevolezza, fatti invadere dalla pace dello Spirito, o grande guerriero, e sconfiggi il desiderio, questo potente nemico dell’anima.

XVI.23 Chi rifiuta le parole delle Scritture e segue gli impulsi del desiderio non raggiunge né benessere, né gioia, né pace.

XVI.24 Le Scritture siano dunque il tuo punto di riferimento per sapere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Prendi conoscenza delle parole delle Scritture e compi in questa vita le azioni che ti sono assegnate.

Divino e demoniaco

Per avanzare verso la realizzazione spirituale è importante praticare le qualità e le virtù che portano in questa direzione e abbandonare quelle che distraggono da esso.

XVI.1. Assenza di paura, purezza di cuore, perseveranza nell’apprendimento spirituale e nella pratica yoga, generosità, equilibrio interiore, spirito di sacrificio, studio delle sacre scritture, austerità, integrità morale;

XVI.2. Non violenza, amore per la verità, tolleranza, capacità di rinuncia, serenità, avversione per la maldicenza, simpatia verso tutti gli esseri, assenza di avidità, gentilezza, modestia, tranquillità;

XVI.3. energia, generosità, saldezza morale, purezza, buona volontà e assenza di orgoglio – queste qualità, sono la ricchezza dell’uomo destinato alla ricerca spirituale.

XVI.4. Disonestà, arroganza, vanità, la collera, come pure la rigidità e l’ignoranza, contraddistinguono l’uomo nato per la dannazione.

XVI.5. Le qualità divine donano la liberazione; le qualità demoniache portano alla schiavitù.

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