La giusta azione: libertà e responsabilità

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Agire in modo giusto ci fa avanzare positivamente nel cammino evolutivo. L’essere umano, nel corso della sua esistenza, interpreta una varietà di ruoli con i quali tende a identificarsi. Questa identificazione lo induce ad aderire ai comportamenti attribuiti a quei ruoli dalla società. Di volta in volta sposa i canoni del figlio, dello studente, del partner, della professione lavorativa che esercita. Per ogni ruolo la società, secondo i suoi valori, indica ciò che è bene e ciò che è male.

Adeguarsi ai modelli richiesti porta a perdere, o talora addirittura a non sviluppare adeguatamente la propria singolarità ed autenticità; può quindi succedere di comprimere la propria personalità, sviluppare tensioni e contraddizioni interiori. Una tale situazione porta a disagio, a comportamenti innaturali, a una condizione di disarmonia e talvolta perfino al manifestarsi di patologie.

Talora si assumono atteggiamenti precostituiti e si sposa una filosofia di vita da cui generano pregiudizi, nella quale il bene ed il male vengono assegnati in modo permanente a categorie fisse di esseri umani: il mondo viene diviso in parti amiche e nemiche; queste ultime vanno combattute o addirittura eliminate; si sposa un concetto fittizio di natura, che comprende solo ciò che si reputa “buono”, mentre la restante parte diventa il frutto di diabolica macchinazione.

L’adozione di valori e schemi comportamentali immutabili nega la considerazione che la vita è un fenomeno di diversità biologica in perenne trasformazione e impedisce di vedere non solo che quello che va bene per un altro non necessariamente è adatto per noi, ma che anche quello che ci andava bene fino ad ieri oggi potrebbe non rispondere più alle nostre esigenze.

Questa condizione di rigidità determina malessere dell’anima, che è la componente dell’essere che consente di gioire del fascino della vita quale fenomeno in perenne trasformazione, di questo cammino nello spazio-tempo e nell’infinita esistenza di esseri e di mondi dei quali facciamo parte.

Un cammino di Realizzazione offre una possibilità di liberazione dalla prigione nella quale inconsapevolmente gli esseri umani si rinchiudono, di riscoperta di se stessi, di libertà dai ruoli, imparando ad interpretarli con la opportuna elasticità e chiarezza.

Più diventiamo consapevoli di quello che siamo e di come è il mondo attorno a noi (e non come pensiamo o desideriamo che sia), più facilmente possiamo trovare il nostro posto in ogni situazione e la nostra strada nella vita.

Attraverso l’esperienza, e quindi anche imparando dai cosiddetti “errori”, in realtà spesso insopprimibili esperienze nel processo di apprendimento, si ha la possibilità di praticare un cammino evolutivo che porti a vivere momento per momento nel modo più confacente a noi stessi, nella libertà più ampia possibile consentitaci dai vincoli di ogni circostanza.

Questa libertà, però, non consiste nell’agire seguendo inconsapevolmente ed in modo incontrollato qualsiasi istinto, ma viene affiancata dalla conoscenza della relazione che ognuno di noi ha con gli altri esseri ed il mondo e dalla consapevolezza del fatto che ogni nostro comportamento provoca un effetto.

Sviluppando la conoscenza dell’unità e dell’interdipendenza tra gli esseri, aumenta l’attenzione verso le conseguenze delle proprie azioni rispetto al bene comune. Libertà e responsabilità diventano una sola “virtù”. “Libertà” dovrebbe pertanto sempre camminare insieme a “responsabilità”, per una attenta analisi e valutazione delle proprie azioni, quali requisiti per una “responsabilità creatrice”.

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