Spiritualità e religioni

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La spiritualità, originata dalle conoscenze mistiche, ha talora generato dottrine o religioni che a questi mistici si sono ispirate e che hanno istituzionalizzato e tramandato il loro messaggio, ponendoli a fondatori e profeti. Nella storia orientale dunque, nonostante le loro evidenti differenze, Induismo, Buddismo, Taoismo e Zen basano la loro natura più intima su di una proclamata universalità, che altro non è se non affermazione di appartenenza alla totalità.

Questo discorso, che non è qui possibile affrontare per la sua vastità, potrebbe allargarsi ad altre dottrine quali l’Islamismo, il Cristianesimo e l’Ebraismo.

Alcuni dei fenomeni elencati in precedenza, tutti caratterizzati dalla universalità di visione, evidenziata anche dall’etimologia del termine (religo = lego insieme), hanno “personalizzato” questa dimensione sovraumana chiamandola Dio, Allah, Krishna, ecc…, nomi e forme che esprimono l’affiliazione a una o più divinità, simboli che consentono una più facile comprensione di un’inesprimibile trascendenza, che consiste nella ricerca di realizzazione di una dimensione sovra-umana.

Lo Yoga, nelle interpretazioni più illuminate, ha spesso cercato e trovato punti di contatto con le altre credenze spirituali; per quanto riguarda in particolare il cristianesimo molte sono stati i tentativi di gemellaggio dottrinale tentati da illustri maestri indiani (un esempio il libro Il Vangelo di Gesù secondo Paramhansa Yogananda) o le interazioni pratiche, come l’uso della non violenza ghandiana nell’ambito dell’impronta cristiana espressa dal movimento per i diritti civili di Martin Luther King.

Se quella prima ipotizzata è l’essenza originaria delle religioni, il loro ruolo e la funzione storica esercitata è fonte di discussione e di grandi controversie. Su di esse è arduo esprimere un giudizio unitario, nonché valutare le diversità espresse all’interno di atteggiamenti e comportamenti istituzionali e tra questi e quelli dei singoli esponenti e aderenti.

Più corretto appare invece interrogarsi sulla rispondenza di ciò che le religioni hanno predicato e praticato fino ad oggi ai principi “spirituali” che le hanno ispirate.

In particolare sembra importante il riferimento a due aspetti fondamentali: il primo è quello del “senso di unione”, principio spirituale fondamentale che viene sviluppato tra gli uomini e tra questi e la natura e dei valori conseguenti; il secondo riguarda la crescita degli individui verso la partecipazione al Tutto, il loro cammino di “Realizzazione”, il loro “procedere verso Dio”: tutti i sistemi elaborati dai mistici prevedono infatti specifici percorsi di realizzazione, potenzialmente accessibili a tutti.

Rispetto al primo punto, non si può credere che le guerre scatenate in nome di Dio, le persecuzioni e le discriminazioni di ogni tipo, qualsiasi tipo di settarismo, rifiuto, fuga e alienazione dal contesto generale siano compatibili con una pratica di integrazione universale e ricerca del senso comune dell’esistenza; è dunque importante vedere come ogni teoria e pratica di conflitto e persino divisione siano in evidente contrasto con una basilare spiritualità.

Atteggiamento di sostanziale spiritualità è innanzi tutto quello di rispettare ed accettare gli altri, comprendere le altrui ragioni senza farsi influenzare dai pregiudizi e sapendo anche mettere da parte le proprie convinzioni per ascoltarli: tutte le opinioni hanno ragione di essere, tutti gli uomini hanno pari dignità di esistenza; manifestare le proprie idee è solo uno scambio di esperienza e non enunciazione di verità.

Per quanto riguarda il secondo aspetto, perplessità altrettanto forti si possono avere sulle istituzioni o sui gruppi che, invece di aver cura della crescita ed evoluzione degli individui, organizzano sistemi di potere basati su ferree gerarchie autoritarie, i cui vertici sono i soli detentori della “verità”. Questi sistemi, attraverso un insegnamento talora dogmatico e legato alla trasmissione di tradizioni, piuttosto che facendo leva sul vissuto personale, troppo spesso vengono usati da alcuni uomini per manipolare e soggiogare altri esseri e costruire meccanismi di dipendenza e potere, piuttosto che strumenti di emancipazione, liberazione e fratellanza.

Siffatti atteggiamenti e comportamenti, laddove riscontrabili, sembrano assolutamente contraddire gli insegnamenti originari basati sulla pari importanza e dignità degli individui.

Resta inteso che tali critiche all’uso strumentale delle religioni non intendono misconoscere i meriti di tanti uomini di buona volontà, che, in modo diverso, aderiscono a queste fedi e dedicano le loro energie ad attività utili per il bene comune e perfettamente rispondenti ai criteri spirituali prima enunciati.

APPROFONDIMENTI

La conoscenza spirituale

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