Auroville, la Città dell’Utopia

Auroville, la Città dell’Aurora, nasce nel 1968 nello stato indiano di Tamil Nadu. Fu fondata da Mirra Alfassa, chiamata semplicemente Mère, la Madre, che si basò sugli insegnamenti di Aurobindo.

 

È una città cosmopolita, universale e sperimentale, dove uomini e donne di ogni nazione, di ogni credo, di ogni tendenza politica possono vivere in pace ed in armonia. Lo scopo di Auroville è quello di realizzare l’unità umana, come risulta dalla prima dichiarazione pubblica rilasciata nel 1965.

 

Auroville vuole essere una città universale in cui donne e uomini di tutti i paesi siano in grado di vivere in pace ed in crescente armonia, al di là di tutte le credenze religiose, di tutte le idee politiche e di tutte le nazionalità. Lo scopo di Auroville è quello di realizzare l’unità umana” (Mère, in www.old.auroville.org/journals&media/outreach/PRESS%20sheet_it.pdf.).

 

Nel 1966, il progetto di Auroville fu presentato dal governo indiano all’assemblea generale dell’UNESCO e ivi appoggiato all’unanimità. Il 28 febbraio 1968 alcuni giovani in rappresentanza di 124 nazioni si radunarono per inaugurare la città.

La Carta istitutiva di Auroville recita quanto segue:

  • Auroville non appartiene a nessuno in particolare. Auroville appartiene a tutta l’umanità. Ma per vivere ad Auroville bisogna essere servitori volontari della coscienza divina.
  • Auroville sarà il luogo di un’educazione senza fine, di un progresso costante, di una gioventù che non invecchia mai.
  • Auroville vuole essere il ponte fra il passato e il futuro. Utilizzando i frutti di tutte le scoperte esteriori ed interiori, Auroville procederà con slancio verso le realizzazioni future.
  • Auroville sarà un luogo di ricerche materiali e spirituali con lo scopo di dare forma vivente alla vera unità umana (Mère, in www.old.auroville.org/journals&media/outreach/PRESS%20sheet_it.pdf.).

Per statuto, dunque, Auroville è la città dove l’educazione non ha termine, il progresso è costante, la giovinezza mai invecchia; un luogo «dove ognuno potrà vivere in pace, senza conflitti e rivalità tra nazioni, religioni e ambizioni; dove niente e nessuno avrà il diritto di imporre la propria come esclusiva verità» (dal messaggio di Meré del 28.2.1968, letto durante l’inaugurazione di Auroville).

 

Territorio e ambiente

Per costruire Auroville venne scelta un’area di venti chilometri quadrati di superficie in avanzato stato di desertificazione, dunque da sottoporre a rimboschimento e rigenerazione ambientale, con il risultato che l’area offre oggi un paesaggio verdeggiante, avvolta in un bosco tropicale che copre oltre la metà dei suoi 20 km quadrati.

L’agricoltura è biologica, l’energia pulita, lo sviluppo della città è avvenuto con l’utilizzo di tecnologie non inquinanti e di sistemi di produzione compatibili con un modello di energia sostenibile. Un esperimento pilota, in questo senso, è un concentratore di raggi solari, sferico, di circa 15 metri di diametro, montato sul tetto della Solar Kitchen (la “mensa” aurovilliana), la cui energia consente di cuocere una quantità di cibo tale da poter servire oltre duemila pasti al giorno. Numerosi altri sono i progetti all’avanguardia su temi importanti, come quelli per la riduzione ed il riciclaggio dei rifiuti, per migliorare la capacità di trattenimento dell’acqua di alcuni laghi artificiali della zona, identificare ed introdurre pratiche agricole con ridotto consumo dell’acqua.

Le quattro zone in cui è suddivisa (zone internazionale, culturale, industriale e residenziale) sono circondate da una fascia verde; al centro della città si trova un’enorme struttura di forma sferica, alta 29 metri e con un diametro di 36 metri, chiamata Matrimandir, che costituisce l’anima della città, un luogo dove decine di persone, ad ogni ora del giorno, si raccolgono in meditazione.

La centralità del Matrimandir simboleggia la centralità della ricerca interiore e sottolinea l’importanza della meditazione quale strumento di ricerca per l’evoluzione personale e collettiva.

 

Organizzazione sociale

Auroville è formalmente una fondazione al cui interno sono numerosi organismi.

Il Governing Board ha la responsabilità soprattutto della gestione e dello sviluppo della città e delle decisioni amministrative più importanti. Fanno parte di questo organismo anche funzionari governativi della Repubblica Indiana, che esercita funzione di controllo.

L’International Advisory Council supporta in vario modo il Governing Board. È composto da volontari disponibili a occuparsi delle necessità amministrative essenziali della città.

Nella Residents Assembly, l’assemblea di tutti gli aurovilliani che abbiano compiuto i 18 anni, si prendono “decisioni comuni” — preferibilmente all’unanimità — a partire da varie proposte.

Queste possono originare da liberi cittadini, “gruppi spontanei” o, soprattutto, “gruppi di lavoro”, che presiedono alle varie attività specifiche e ai quali sono delegate le scelte quotidiane.

La Residents Assembly -che vuole essere il cuore decisionale di Auroville- seleziona, tra i suoi membri, l’Auroville Council con funzione di coordinamento delle attività comunitarie.

Nell’ambito dell’Auroville Council troviamo il Working Commitee, riconosciuto come parte dello statuto legale di Auroville e considerato il corpo rappresentante dell’intera cittadinanza aurovilliana anche presso il parlamento indiano: un gruppo di sette persone selezionate con diverse formule, non ultima le classiche elezioni.

Esiste infine un Segretario della Fondazione, nominato dal Governo Indiano, che risiede ed ha un proprio ufficio ad Auroville.

In conseguenza del fatto che alle assemblee dei cittadini aurovilliani è difficile partecipino tutti, le decisioni prese non sono mai definitive e vengono comunicate con il settimanale interno — News and Notes — ed attraverso la auronet cittadina (Cfr. www.viverealtrimenti.com/auroville).

Concepita per arrivare ad ospitare 50.000 persone ne conta oggi poco più di 2300 appartenenti a 45 nazionalità diverse; esauritosi l’impulso sessantottino alla libertà e all’impegno dei primi anni continua comunque a crescere costantemente, seppur lentamente, da quasi cinquant’anni.

Per entrare a farvi parte è necessario sostenere due anni di prova, finalizzati a stimolare una scelta consapevole.

Economia e commercio

L’economia di Auroville, resa nota con bilanci trasparenti, pubblicati ogni mese sul giornale locale, è integrata in parte dal governo indiano, da Organizzazioni Non Governative indiane e straniere, dai suoi centri ed uffici di collegamento sparsi in tutto il mondo e dai contributi di individui che la sostengono in India e all’estero, oltre che, ovviamente, dai profitti provenienti dalle sue unità commerciali ed anche da quelli dei suoi stessi abitanti.

Questi ultimi sono occupati in varie attività nei settori agricolo, ambientale, delle energie rinnovabili, dell’educazione, della salute, della cooperazione con i villaggi circostanti, delle costruzioni, dell’elettronica, dell’amministrazione e del commercio; tali attività forniscono anche impiego e addestramento ad un gran numero di abitanti dei villaggi vicini, consentendo loro di migliorare il proprio tenore di vita e di acquisire preziose capacità professionali.

Ad Auroville viene praticata una economia solidaristica. Le persone impegnate nelle attività di Auroville sono tutti volontari che ricevono mensilmente un mantenimento di base, oppure provvedono ai propri bisogni, in parte o interamente, con le proprie risorse come contributo al progetto. Ognuno può scegliere il proprio lavoro aiutando la collettività e ne riceve in cambio l’essenziale per vivere, ma non circola denaro; quello che si guadagna viene in parte versato in un fondo comune che garantisce le necessità di base, scuola, mensa, sanità, abbigliamento essenziale, ed in parte accreditato su un conto personale, più o meno a seconda delle proprie esigenze, da cui ciascuno scala le spese per gli extra, senza prendere denaro.

Non esiste proprietà privata: ognuno si costruisce una casa a proprie spese o ne rileva una già esistente e, se vuole, ci rimane a vita; ma senza possederla, quindi senza poterla rivendere, perché gli edifici sono sempre intestati ad Auroville. Con lo stesso sistema funzionano le attività commerciali: chi le gestisce deve versare il 33 per cento dei proventi alla città e reinvestire nel business ciò che non gli è strettamente necessario per vivere.

Salute

L’Auroville Health Centre è attrezzato con servizi medici di base che provvedono alle necessità quotidiane della comunità, mentre suoi sette centri minori sono situati nei villaggi vicini; inoltre un certo numero di operatori sanitari di Auroville sono attivi in diversi altri villaggi per offrire servizi di pronto soccorso, consigli di educazione sanitaria di base e promuovere un’alimentazione più salutare.

Le metodologie di intervento sanitarie sono diverse e, oltre ai servizi medici allopatici, vengono impiegati l’omeopatia, l’ayurveda, la fisioterapia, l’agopuntura, il massaggio ed altre terapie alternative.

In conclusione

Auroville rappresenta uno dei più interessanti laboratori per il futuro dell’umanità, dove si sta svolgendo un esperimento di unità umana multinazionale.

Questa città combina ricerca interiore e sperimentazione di un modello di nuova società in un contesto eco-sostenibile, senza denaro, proprietà privata consumismo, gerarchie, polizia, fama, potere, competizione, spirito settario.

Ciascuno conduce la sua ricerca personale, senza santoni e senza riti. Naturalmente sussistono conflitti e debolezze, non è una realtà autosufficiente,: il sistema economico è misto, ancora parzialmente legato al mercato; trovare decisioni e soluzioni condivise è lungo e faticoso, ma andare avanti insieme viene ritenuta l’unica strada per superare le molte sfide di ogni giorno e gli attuali limiti della stessa natura umana.

Dunque è lecito pensare che gli aurovilliani, con il loro impegno a migliorare se stessi e il mondo, contribuiscono a concretizzare un sogno incredibilmente reale.

APPROFONDIMENTI

L’educazione ad Auroville




Criticità sociali nel mondo contemporaneo

Evidenti sono ormai le criticità legate al modello di sviluppo adottato inizialmente in occidente e poi esportato in larga parte del mondo, nonché i riflessi negativi sulle società e sugli individui.

È chiara ormai l’impossibilità di continuare uno sfruttamento indiscriminato delle risorse del pianeta, erroneamente supposte come inesauribili, e di perseguire un modello di crescita economica infinita; si mostrano i danni ambientali provocati da un simile atteggiamento sull’ecosistema e, di conseguenza, anche le ricadute nefaste sull’uomo.

A causa della circolazione delle persone, tornano nei paesi sviluppati malattie che erano state debellate; la scienza, grazie ai suoi progressi, ne scopre di nuove e torna a mostrare i suoi limiti.

Hanno luogo guerre sanguinarie e cruente diffuse in molte regioni del mondo, dietro le quali si agita lo spettro di catastrofi nucleari e distruzioni di massa.

Nonostante la presenza di stati democratici il potere si accentra nelle mani di pochi, che gestiscono grandi capitali e tecnologie; aumentano disparità, iniquità sociale e povertà, così come la violenza tra gli individui e i rapporti tra poveri e ricchi sono sempre più conflittuali, in ogni parte del pianeta.

Grandi masse di persone che vivono nei paesi economicamente sottosviluppati, ancora alle prese con problemi basilari, inerenti alla sopravvivenza, richiedono con forza il loro diritto alla vita, attraverso la competizione sul mercato del lavoro, sfruttando la possibilità di salari bassi ma anche di costi minori dovuti a mancanza di garanzie e diritti dei lavoratori. La ricerca di una vita decente dà origine a fenomeni migratori di massa, con riflessi pesanti nei paesi di destinazione.

Gli abitanti delle società occidentali, invece, nonostante godano di un benessere materiale che copre abbondantemente i bisogni primari, mostrano sempre più insoddisfazione e sono ben lontani dalla felicità che sembrava promessa dallo sviluppo economico e dal progresso tecnologico.

La carenza di un quadro di riferimento condiviso e la diffusa mancanza di senso della vita provocano, da una parte, atteggiamenti nichilistici e carenza di motivazione, dall’altra, l’accentuarsi di un individualismo e di un relativismo che alimentano un concetto di libertà senza limiti, ove tutto è praticabile per coprire solitudine e vuoto esistenziale.

La prospettiva di vita è immersa in un’immanenza senza orizzonte, senza scopo, senza senso. L’uomo d’oggi è un essere scettico, senza passato né futuro; non più creatura privilegiata al centro dell’universo, si scopre gettato nel mondo in modo del tutto casuale.

La mancanza di legami profondi tra le persone porta all’esaltazione della retorica di una libertà di scelta che nasconde spesso irresponsabilità, incapacità di autodisciplina e sacrificio.

Unico dato oggettivo resta il senso di fatica, solitudine ed insoddisfazione di molti uomini del nostro tempo, così come il vuoto che si trova dentro le vite di tanti giovani oggi.

Da un modello di vita conseguente al raggiungimento dell’apice dello sviluppo capitalista, fortemente orientato alla crescita della produzione e del consumo di beni materiali, scaturisce sovente una cultura basata sull’abuso della produzione e sull’acquisizione di generi di consumo assolutamente slegati dalle necessità.

Molti individui vivono una tensione ininterrotta e nevrotica verso un piacere tanto superficiale quanto effimero, che alimenta una soddisfazione di breve durata; si accentuano modi di vivere in cui si ricerca in modo ossessivo la felicità, spesso basata su stili di vita e figure di successo e di prestigio sociale, che consentono di acquisire con la minor fatica possibile beni materiali, indipendentemente dalla loro reale utilità. Questi valori sono fortemente stimolati da una costante pressione dei mezzi di comunicazione.

Prevalgono i valori tecnico-economici e il successo è semplicemente misurabile in termini di denaro e di notorietà; la società si allontana dalle esigenze umane più profonde, marciando verso una crescente progressiva disumanizzazione, che vede gli uomini in vendita sul mercato del lavoro.

E’ dunque lecito ritenere che, per un miglioramento generale delle condizioni di vita e per un maggior benessere, è assolutamente necessario sviluppare un diverso modello sociale.

APPROFONDIMENTI

Verso un umanesimo cosmopolita

Dalla Società moderna all’Era globale

Il benessere

Lo Yoga per l’evoluzione sociale




Dalla Società moderna all’Era globale

L’organizzazione sociale e le attuali condizioni di vita nel mondo occidentale sono state fortemente influenzate dall’approccio scientifico-razionale, che ha il suo fondamento nel progressivo sviluppo, fin dai tempi degli antichi greci, della ragione e della logica quali strumenti privilegiati di analisi, codifica e condivisione della realtà.

Su queste basi nasce la scienza moderna verso la fine del Quattrocento, quando, in contrapposizione all’influenza della Chiesa e dei teologi cristiani medioevali, per i quali la conoscenza risiedeva nelle Sacre Scritture, lo studio della natura cominciò ad essere affrontato attraverso ipotesi teoriche verificate con metodi sperimentali.

Lo sviluppo della mentalità scientifica ha portato a una formulazione estrema del dualismo spirito-materia, destinato a diventare tratto caratteristico della filosofia occidentale; questa visione fu estremizzata da Cartesio, la cui filosofia esaltò la separazione tra l’individuo ed il mondo “esterno”, visto a sua volta come un insieme di oggetti e di eventi separati.

Da Newton alle più alte e moderne applicazioni del sistema scientifico moderno, particolarmente nella fisica, vengono praticate fasi sperimentali sempre più rigorose e i risultati dell’acquisizione scientifica finiscono per equivalere a verità e certezza, riconducibili a incontrovertibili dati di esperienza verificabili. Le regole da seguire in questo processo di verifica sono regole razionali, le uniche che permettono la costruzione di conoscenze vere sul mondo.

Viene attribuita a Cartesio l’idea che, trovato il giusto metodo, anche un solo uomo possa costruire l’edificio della conoscenza e che, una volta comprese le leggi di funzionamento dei fenomeni, in base ad esse si possano prevedere gli eventi futuri e dunque agire per il pieno controllo sulla natura e sulla realtà.

Sulle basi della rivoluzione scientifica nasce la rivoluzione industriale. Si amplia a dismisura la capacità di operare sul mondo: grazie alla tecnica aumentano le risorse alimentari la cui disponibilità si svincola dai limiti della stagionalità e della specificità geografica, si allunga la vita sconfiggendo gravi malattie. All’uomo sembra schiudersi il dominio completo sul mondo e la possibilità di vincere la sofferenza e, forse, persino la morte.

Proprio gli sviluppi della fisica, riferimento scientifico di punta, mettono però in crisi, in tempi moderni, le certezze del modello scientifico di conoscenza; attraverso la relatività e la fisica subatomica, si scoprono nuove realtà che rendono evidenti i limiti del modello newtoniano e della fisica classica.

Nel complesso, le nuove acquisizioni (ad es. la Teoria della relatività di Einstein e la Teoria dell’indeterminazione di Heisenberg) evidenziano significative caratteristiche di relatività nell’ambito della conoscenza scientifica e mostrano che le sue leggi hanno carattere non di certezza, ma di probabilità, seppure in alcuni casi così elevata da poter essere considerata vera fino a prova contraria ed essere assunte per regolare i comportamenti in situazioni simili.

Ormai, anche molti uomini di scienza riconoscono che la conoscenza scientifica è condizionata da numerosi fattori, contingente perché legata a determinate circostanze e probabilistica, ma non certa.

La crisi di certezze coinvolge, nel Novecento, oltre l’ambiente scientifico, anche altri importanti settori del sapere e della cultura, come la filosofia, la letteratura e l’arte, da una parte aprendo la strada ad una molteplicità di interpretazioni, dall’altra facendo perdere senso ad ogni visione unitaria della vita e al tentativo di trovare una verità comune per tutti gli uomini.

Su questa situazione, favorita dal moltiplicarsi di scambi di beni e di informazioni, si innesta il cosiddetto fenomeno della globalizzazione, processo di interdipendenze economiche, sociali, culturali, politiche e tecnologiche. Essa provoca rapidi cambiamenti e comporta maggiore incertezza, insicurezza e precarietà, rischio di perdita delle identità locali e riduzione dell’autonomia e sovranità nazionale, nonché elevata e crescente mobilità delle persone. La comunicazione globale e l’affermarsi egemonico di modi di vivere e di pensare delle cosiddette società del benessere sviluppano, su scala mondiale, una forte tendenza al conformismo di stili e valori di vita.

Interessante, a tale riguardo, la concezione sociologica di “società liquida” di Zygmunt Baumann, che considera l’esperienza individuale e le relazioni sociali segnate da caratteristiche e strutture che si vanno decomponendo e ricomponendo rapidamente, in modo vacillante e incerto, fluido e volatile. Si perdono con facilità i confini e i riferimenti sociali, le sicurezze vengono smantellate e le persone vivono una vita “liquida” sempre più frenetica e agitata, in cui sono costrette ad adeguarsi alle attitudini del gruppo per non sentirsi escluse. Particolarmente forte, in Baumann, è anche la critica alla mercificazione delle esistenze e all’omologazione planetaria, da cui deriva l’esclusione sociale per chi non riesce a standardizzarsi agli schemi comuni.

Le evidenti criticità del mondo contemporaneo pongono doverosamente il compito per l’uomo di costruire una strada comune per il superamento degli attuali problemi e la possibilità di un miglior benessere.

APPROFONDIMENTI

Verso un’umanesimo cosmopolita

Criticità sociali nel mondo contemporaneo

Il benessere




Educazione e società

Non è possibile dare un senso univoco al concetto di educazione né un indirizzo unitario alla sua storia e un discorso su di essa va necessariamente contestualizzato e inquadrato alla luce del suo mondo e del suo tempo.

È però possibile tuttavia trovare un senso comune delle prassi educative e formative nell’obiettivo di trasmettere, in modo consapevole ed organizzato, le conoscenze, le competenze e le abilità ritenute adeguate per lo sviluppo della persona e la sua introduzione attiva nelle società di appartenenza.

L’educazione, conseguentemente, è stata sempre inevitabilmente condizionata dalla cultura di ogni società, dai suoi valori, dalle sue esigenze e, in generale, dalla sua visione della vita.

Se il modello sociale ha influenzato i modelli e le pratiche educative, selezionando e promuovendo quelle ritenute più idonee, l’educazione, a sua volta, attraverso le attività di formazione degli individui, è stata una fondamentale componente per l’evoluzione dell’organizzazione sociale.

Nel corso del Novecento, al fine di promuovere  un processo di trasformazione e un miglioramento della società, il rapporto di reciproca influenza tra questa e l’educazione è stato oggetto di numerose riflessioni. Di particolare interesse i lavori di Jhon Dewey, uno dei maggiori esponenti delle Scuole Progressive negli USA, che ha sottolineato la stretta relazione che intercorre tra i fatti sociali e i fenomeni educativi, evidenziando la funzione sociale e politica dell’educazione quale “processo di nutrizione, di allevamento, di coltivazione”degli individui, che da una parte li conduce a far parte della società, dall’altra si occupa del pieno sviluppo delle loro facoltà e possibilità.

L’educazione contemporanea riflette i rapidi e complessi cambiamenti dell’attuale epoca, che è caratterizzata dall’incertezza, dalla precarietà, dalla non definitività dei generi di vita, che coinvolgono fondamentali settori dell’esistenza quali i rapporti sentimentali, il lavoro, nonché l’etica, sia essa laica o religiosa.

Questa situazione è aggravata dalla trasformazione della famiglia nucleare, che ha precedentemente costituito un importante elemento educativo: il tempo dedicato agli affetti viene sacrificato a quello della produzione e del consumo, si elevano il periodo di non autonomia ed i tempi di emancipazione e realizzazione sociale, si evidenziano carenze educative dovute alla mancanza di un nucleo familiare che funga da significativo riferimento.

Questa incertezza rispetto ad una prospettiva umana comune si riflette in ambito educativo, in cui è evidente la mancanza di una visione unitaria che guidi sia la teoria dell’educazione (pedagogia generale), sia le analisi e le proposte operative.

È possibile dunque osservare la presenza di un coacervo di programmazioni fini a se stesse, di una notevole quantità di caos, unitamente ad una grande varietà di situazioni particolari, al disorientamento del sistema educativo di diversi paesi occidentali e alla conseguente crisi di identità nella formazione dei formatori; risulta difficoltosa per gli educatori e i genitori ogni possibilità di previsione e di progettazione.

Inoltre la rivalità tra gli stati e la spietata concorrenza dei mercati stimolano la creazione di specialisti, le cui conoscenze ed attività sono sempre più parcellizzate e prive di riferimento generale.

Le Scienze dell’educazione, per quanto valide nei loro contenuti, non offrono un riferimento globale; sorgono le più svariate teorie pedagogiche che, per quanto meritevoli di interesse, finiscono spesso per essere conflittuali tra loro.

L’educazione, oggi spesso limitata a mera istruzione, per recuperare un ruolo centrale ha necessità di ridefinirsi come un percorso di ricerca di significato, che ha come finalità il costituirsi di una visione unitaria di se stessi e della vita, degli altri, del mondo intero.

Per raggiungere questo scopo è necessario ridefinire e alimentare una visione comune dell’attività educativa, che ponga obiettivi condivisibili per la maggior parte delle forze interessate, dalla quale far discendere teorie e pratiche formative volte a migliorare educazione e vita.

La conoscenza e lo sviluppo di teorie e pratiche educative diverse, da poter essere alternativamente usate a seconda della consonanza al contesto, può rappresentare una ricchezza qualora si sviluppi la consapevolezza e la pratica di principi e valori generali a cui ispirarsi in ogni situazione, in particolare quelli adeguati per la costruzione di una società globale in termini auspicabili.

In un percorso privo di pregiudizi, insomma, l’uomo non deve temere di prendere spunto da tutte le possibili esperienze umane, qualunque sia il loro approccio alla conoscenza o la cultura da cui derivano.

Come ormai gli uomini si muovono sulla terra superando frontiere convenzionali, ancor più facilmente il sapere può e deve estendersi, integrarsi e di conseguenza arricchirsi.

APPROFONDIMENTI

Educazione evolutiva

Verso un umanesimo cosmopolita




Verso un umanesimo cosmopolita

La globalizzazione, cui spesso è attribuita una connotazione negativa, può anche essere vista evidenziando anche le opportunità che offre di sviluppare potenzialità positive: è un modo di concepire una realtà più vasta e di operare su di essa; offre dunque anche la possibilità di una visione unitaria del mondo e completa della vita.

Ciò che serve, infatti, non è contrastare la globalizzazione, ma un recupero della dimensione unitaria dell’uomo e della vita, il cui senso va realizzato attraverso l’attività comune, basandosi su principi e valori che promuovano giustizia, pace e cooperazione.

In un mondo globale sembra dunque opportuno più che mai adottare una “filosofia di vita” anch’essa globale, che approfondisca il legame tra tutti gli uomini, contemperando dimensione individuale e universale, per gestire i conflitti e comporli con generale soddisfazione.

Il diritto e l’importanza dell’individuo vanno inquadrati nell’intera comunità umana dalla quale ricevere posizione e significato; è fondamentale per un favorevole progresso sociale che gli individui si sentano uniti dal fatto di lavorare in una comune direzione e sappiano perseguire esigenze e scopi comuni.

Senza negare una dimensione individuale, solo se si riesce a vedere il vantaggio di andare al di là dei propri interessi particolaristici si può costruire un mondo giusto e solidale, in cui si ponga un limite allo sfruttamento delle risorse umane e ambientali e si adotti uno sviluppo sostenibile, finalizzando le politiche economiche globali alla lotta contro la disuguaglianza e la povertà.

Sfruttando l’integrazione e lo scambio di conoscenze è possibile implementare la cooperazione, privilegiando le comunanze che possono apportare ricchezza di contributi creativi, pur nel rispetto delle differenze e della specificità delle esigenze.

L’informazione diffusa su scala mondiale può favorire la partecipazione di grandi masse in tutti i paesi del mondo in battaglie per la “globalizzazione dei diritti”.

Un tale modello di sviluppo si può dire sposi «un modello ‘ecologico’, in base al quale la vita delle parti è tanto migliore quanto migliori sono le relazioni tra le parti» (Pasqualotto G., East & West, Venezia, 2007, Marsilio, p. 72).

Risulta ormai sempre più evidente e urgente porre le basi di un “uomo globale”, promotore e interprete di un nuovo umanesimo, che ponga l’uomo al centro e la tecnica come strumento per la sua realizzazione e felicità, contrastando la tendenza che vede gli uomini al servizio dei beni e della ricchezza, piuttosto che viceversa.

Parte fondante di tale progetto è un rinnovamento della cultura e dell’educazione, che supporti lo sviluppo di una società diversa.

APPROFONDIMENTI

L’uomo globale

Educazione evolutiva

Le tante facce della conoscenza

Lo Yoga per l’evoluzione sociale

Educazione e società




Lo Yoga per l’evoluzione sociale

In un mondo in cui aumenta vertiginosamente la circolazione di persone e a livello planetario si incontrano e vengono a contatto differenti culture è fondamentale sviluppare atteggiamenti e comportamenti volti ad evitare che questo movimento non dia adito a scontro, ma costituisca occasione di scambio e di reciproco arricchimento.



In questo impegno di avvicinamento tra gli uomini, proprio l’aspetto spirituale, che costituisce una delle tante facce dell’esperienza e conoscenza umana, merita un ripensamento ed una nuova analisi alla ricerca di un possibile contributo tramite una spiritualità che ispiri, attraverso i suoi valori, azioni di ricerca e di sperimentazione che pragmaticamente offrano soluzioni per superare le attuali criticità sociali dell’Era globale.

Può essere grandemente utile sviluppare una spiritualità che non necessita dell’adesione a nessun credo religioso, e che al tempo stesso non lo escluda, che non è necessario catalogare con nessuna formula e che possa essere patrimonio di chiunque, che si esprima in fatti concreti, in azioni e comportamenti di tutti i giorni che aiutino il cammino degli esseri umani; che si fondi sulla reale aderenza al principio dell’Unità degli esseri e al suo basilare valore, che è quello dell’”amore universale” e della fratellanza espressa in sentimento di vicinanza, comunione, condivisione e coesione tra gli esseri.

Questi valori della comunità umana devono guidare le scelte, orientare il desiderio, fornire il senso di ogni attività, costituire oggetto fondamentale di trasmissione educativa.

Il ruolo della spiritualità, oggi, può pertanto essere quello di fornire un senso di appartenenza che dà una forza che supera le capacità meramente individuali e una visione che aiuta a porre i prodotti della tecnica al servizio degli uomini, piuttosto che viceversa.

In questo senso lo Yoga, il cui aspetto spirituale ne costituisce il cuore, può supportare lo sviluppo di individui che, migliorando se stessi e le loro relazioni con il mondo che li circonda, siano portatori di maggior benessere.

APPROFONDIMENTI

Il benessere

Verso un umanesimo cosmopolita

Dalla società moderna all’Era globale

Le tante facce della conoscenza

La conoscenza spirituale

Educazione evolutiva