Yoga e benessere

1.1 La ricerca del benessere

L’esistenza dell’essere umano viene stimolata da alcune pulsioni primarie che ne determinano parte importante dei bisogni, dei desideri e delle attività.

Come gli altri viventi, l’uomo ha innanzitutto l’impulso alla sopravvivenza individuale e della specie; da esso originano le funzioni fisiologiche essenziali, legate al funzionamento dell’organismo, quali l’alimentazione, la respirazione, la minzione, la defecazione, la copulazione.

In secondo luogo egli è mosso dal principio di piacere che lo induce a ottenere la soddisfazione immediata dei suoi bisogni e conseguentemente una condizione emotiva e psicologica di gratificazione; ne deriva anche il desiderio di ripetere analoghe esperienze. L’altro aspetto di questo principio consiste, ovviamente, nel cercare di evitare il dispiacere, che provoca dolore, tanto che questo impulso viene anche chiamato principio di piacere-dispiacere.

Il processo evolutivo, inteso come sviluppo mentale, sociale e culturale, dovuto all’interazione con gli altri esseri e l’ambiente,  induce nel tempo l’uomo a comprendere l’importanza di rinunciare a volte alla gratificazione subitanea per ottenere successivamente vantaggi più importanti, in considerazione di una valutazione più ampia nel tempo degli effetti delle sue azioni, tramite la previsione delle possibili conseguenze.

Prende così corpo il principio di realtà, che consiste nel posticipare o rinunciare al desiderio di piacere immediato per conseguire un obiettivo più favorevole alle condizioni di vita.

Parallelamente allo sviluppo di società e stili di vita sempre più complessi, la ricerca di una condizione positiva dà vita a concetti complessi come quelli di Felicità, Salute, Qualità della vita.

Non è facile districarsi tra questi termini, perché il significato di queste parole varia nelle situazioni in cui sono usate; possono ad esempio essere specificati da diversi punti di vista (economico, sociologico, psicologico, ecc…), oppure valutati a seconda dei differenti contesti storici, sociali e culturali.

Può essere utile analizzarne alcune loro diffuse accezioni e i differenti aspetti che essi considerano, nonché successivamente alcuni meccanismi che essi producono.

1.2 Una buona vita

Come detto, esistono  nell’ambito della società occidentale diversi approcci che esprimono l’intento di realizzare gratificazione, qui raggruppati sotto il termine di benessere (= stare bene). Le diverse declinazioni del benessere vanno dalle proposte degli antichi filosofi greci alla Dichiarazione di indipendenza americana, in cui è scritto che la felicità è un diritto inalienabile, fino agli attuali concetti di Felicità, Salute e Qualità della vita.

La felicità viene a volte intesa come un’emozione, un sentimento, uno stato d’animo piacevole e positivo conseguente alla soddisfazione di specifici desideri e bisogni, ma a questo termine vengono anche associati significati più vasti, che fanno riferimento alla soddisfazione derivante da una valutazione generale della vita, come nel caso di Fordyce, studioso di Psicologia Positiva, che individua i 14 fondamentali della felicità, caratteristiche che contraddistinguono le persone felici da quelle che non lo sono e che possono essere appresi e migliorati per essere più felici.

Alcuni di questi principi sono inerenti agli aspetti comportamentali delle persone, ovvero ciò che fanno concretamente per raggiungere il proprio benessere; altri sono cognitivi, ovvero riguardano i pensieri che favoriscono i comportamenti ritenuti importanti per determinare una condizione di felicità.

  1. Essere più attivi e tenersi occupati: investire le energie in attività coinvolgenti e piacevoli incrementa i sentimenti positivi e la soddisfazione personale.
  2. Passare più tempo socializzando: le persone più soddisfatte e felici hanno una buona vita sociale, in particolare se instaurano relazioni profonde e intime.
  3. Essere produttivi svolgendo attività che abbiano significato: cercare di raggiungere obiettivi e mete cui si dà valore favorisce la soddisfazione personale.
  4. Organizzarsi meglio e pianificare le cose: l’efficienza personale aumenta la soddisfazione, mentre procrastinare spesso deprime o induce sentimenti negativi come il senso di colpa.
  5. Smettere di preoccuparsi: la felicità di una persona aumenta quando diminuiscono i pensieri negativi e le persone felici si preoccupano molto meno della maggior parte della gente.
  6. Ridimensionare le proprie aspettative e aspirazioni: le aspettative difficilmente realizzabili o poco realistiche portano a frustrazione e delusione, al contrario vanno ricercate quelle più adatte alle nostre risorse e potenzialità, che diventeranno così più probabili da realizzare, favorendo soddisfazione e felicità. È utile dunque conoscere le proprie risorse e i propri limiti, in modo da domandare alla vita quello che si ha la capacità di ottenere.
  7. Sviluppare pensieri ottimistici e positivi: il pensiero positivo e l’ottimismo spingono a mettersi in gioco e ad agire, favorendo così la possibilità di realizzare i propri obiettivi; se pensiamo di poter realizzare qualcosa, siamo anche invogliati a darci da fare e questo comportamento aumenterà le probabilità di raggiungere ciò che desideriamo.
  8. Essere orientati al presente: pensare troppo al passato o al futuro, sia in positivo che in negativo, allontana dalle nostre risorse presenti, mentre stare invece più sul “qui e ora” aiuta a dare valore ad ogni giorno e a godere delle opportunità quotidiane.
  9. Lavorare ad una sana personalità: accettare noi stessi per quello che siamo, sia con pregi che con difetti e nel caso lavorare su aspetti di noi che non ci soddisfano, questo favorisce una buona immagine di sé; è necessario conoscersi, accettarsi, essere se stessi e volersi bene.
  10. Sviluppare una personalità socievole: avere relazioni sociali, soprattutto con persone che ci rinforzino positivamente, aiuta la propria autostima, oltre ad aumentare la probabilità di conoscere persone significative per la nostra vita.
  11. Essere se stessi: essere autentici e non “modificarsi” per piacere agli altri, in quanto questo genera ansia.
  12. Eliminare sentimenti negativi e problemi: accumulare pensieri e sentimenti negativi (rabbia, senso di colpa, risentimento, senso di inadeguatezza) porta a una condizione di infelicità.
  13. I rapporti intimi sono la fonte principale di felicità: è importante però che questi siano basati sul piacere e non sul bisogno per colmare un vuoto, altrimenti si crea solo una dipendenza dall’altro. Le relazioni tra persone felici si fondano sul piacere e il rapporto è espressione di pienezza, non di mancanza.
  14. Considerare la felicità la priorità numero 1: considerare la felicità una priorità nella vita di tutti i giorni e il suo raggiungimento come la maggior occupazione della vita è fondamentale per ottenerla.

Anche il concetto di Salute ha assunto ormai una dimensione globale che coinvolge non solo fattori economici e/o professionali, ma anche aspetti psico-fisici, mentali, sociali e spirituali. Da tener presente, in proposito, che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato nel 1948 che la Salute è “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza dello stato di malattia o di infermità”.

Essa si ottiene quando gli individui sviluppano e mobilitano al meglio le proprie risorse, in modo da soddisfare prerogative sia personali, sia esterne.

Secondo il sociologo americano Laurence Wylie, la salute è vista come “l’adattamento perfetto e continuo di un organismo al suo ambiente” (1970); la chiave “adattativa” introduce così il concetto di equilibrio, in base al quale la salute non è uno “stato” ma una condizione dinamica di equilibrio, fondata sulla capacità del soggetto di interagire con l’ambiente in modo positivo, pur nel continuo modificarsi della realtà circostante.

Il concetto di Qualità della Vita (QdV), inizialmente più collegato ad aspetti in maggior parte materiali ed economici, ha assunto oggi una valenza multidimensionale e fa riferimento al complesso dei fattori che determinano condizioni di vita di benessere complessivo, considerato in relazione all’ambiente, al livello culturale, al rapporto tra individuo e mondo esterno e a ogni altro aspetto della vita personale e collettiva.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha definito il concetto di Qualità della Vita  come la percezione che le persone hanno della propria collocazione nella vita, in riferimento al contesto culturale, al proprio sistema di valori, ai propri obiettivi, alle aspettative e agli interessi. Si riferisce quindi allo stato di salute fisico e psicologico di ogni singolo individuo, al livello di indipendenza, alle relazioni sociali, alle credenze personali e al rapporto con il proprio ambiente di vita. Si evince quindi come la Qualità della Vita sia un concetto del tutto soggettivo, proprio di un determinato contesto. La Qualità della Vita denoterebbe quindi il modo in cui ogni individuo sente e vede soddisfatti i propri bisogni e la possibilità di raggiungere la felicità e realizzazione personale, a prescindere dal proprio stato di salute e dalle condizioni sociali ed economiche.

Sempre secondo  l’OMS ci sarebbero sei ambiti principali a cui fa riferimento la Qualità della Vita:

  • ambito fisico: come per esempio stanchezza, stress, energia;
  • ambito psicologico: riferito ad esempio agli stati d’animo e sentimenti;
  • livello di indipendenza: per esempio lavoro, mobilità, disoccupazione;
  • relazioni sociali: che favoriscano un buon supporto sociale;
  • ambiente: per esempio l’accessibilità ai vari servizi, tra cui quelli sanitari;
  • credenze personali: per esempio sulla spiritualità, sul senso della vita.

I concetti considerati in precedenza suppongono dunque che il benessere si possa ottenere raggiungendo alcuni obiettivi che, intimamente legati tra loro, prendono in considerazione numerosi aspetti della vita.

Tali obiettivi possono essere materiali ed immateriali, comportamentali e cognitivi, oggettivi (misurabili) e soggettivi (la cui valutazione è affidata soprattutto al singolo individuo), nonché in funzione del rapporto tra l’individuo, la società e l’ambiente.

Ciò che accomuna quanto esposto in precedenza è evidentemente la convinzione di poter migliorare la propria condizione, modificando la situazione di partenza per raggiungerne una più soddisfacente nel suo complesso.

1.3 La via della pace

I modelli del benessere  precedentemente esposti hanno avuto grande diffusione in tutto il mondo; essi presentano però un aspetto particolarmente problematico che nasce dal desiderio di cercare di conseguire benessere tramite il raggiungimento di obiettivi specifici gratificanti.

Innanzitutto non sempre riesce di conseguire gli obiettivi prefissati, anche in caso di corrette valutazioni iniziali, per l’intervento di altri fattori non dipendenti dalla propria volontà; ciò causa spesso sofferenza e frustrazione.

Se raggiunti, comunque, tali obiettivi a volte non rispondono esattamente alle aspettative iniziali,  provocando così la delusione dovuta al constatare la differenza tra le aspettative e la loro concreta, reale attuazione; questo causa delusione.

Ma anche in caso di sufficiente rispondenza alle aspettative e di un adeguato livello di gratificazione, un po’ di tempo dopo il raggiungimento di quanto desiderato, spinti dal desiderio di conseguire nuovo piacere, si riparte inevitabilmente per raggiungere nuovi traguardi, legando sempre al domani, un tempo futuro, la nostra aspettativa di felicità completa; questo meccanismo determina una certa dose di insoddisfazione del presente, a cui sembra sempre mancare qualcosa.

Infine, quando si concretizza qualcosa di desiderato ci si sforza di mantenerlo a qualsiasi costo, anche quando la situazione cambia ed esso non risponde più alle mutate esigenze; anche questo atteggiamento che si può definire di “attaccamento” può diventare motivo di tensione e di contrasto interiore e con l’esterno.

Tutte questi meccanismi, in ultima analisi, costituiscono possibili fonti di insoddisfazione e malessere, così come l’aspettativa di una felicità pressoché ininterrotta e non disturbata da momenti critici di malessere e sofferenza, che, prima o poi, la vita inevitabilmente propone.

Caratteristiche diverse ha invece un’altra ricerca umana, sviluppatasi soprattutto in oriente, che, piuttosto che cercare lo sviluppo del benessere attraverso la gratificazione e la sua ripetizione, si è concentrata sulla possibilità di eliminare la sofferenza. Esemplari, al riguardo, gli orientamenti di dottrine quali l’Induismo e il Buddismo.

La differenza tra lo sviluppo del benessere, attraverso un cammino di miglioramento con un progresso lineare e continuativo nel tempo e l’eliminazione della sofferenza è tutt’altro che banale. Molte ricerche che per comodità chiameremo orientali, ma presenti anche in occidente, hanno sottolineato la transitorietà e l’impermanenza di ogni situazione e il continuo mutamento delle condizioni di vita, che naturalmente riguarda anche il succedersi ciclico di benessere e malessere, considerate dunque due facce della stessa medaglia, intrinsecamente legate con continua, inevitabile alternanza. Piuttosto dunque che cercare di implementare il benessere ci si è chiesto se era possibile, e come, liberarsi da questa ciclicità e conseguentemente dalla sofferenza.

Frutto di questa ricerca la scoperta della possibilità per l’uomo di trovare stabilità in una pace che va al di là del benessere e del malessere, in una condizione che consiste nel centrarsi in uno stato di quiete interiore, con la quale affrontare con serenità d’animo l’alternarsi delle diverse situazioni.

Questa acquisizione appartiene soprattutto, anche se non esclusivamente, alla realizzazione di quella che può essere chiamata una Dimensione Spirituale, che consiste in un particolare stato di coscienza, di cui si tratterà più avanti.

In tale condizione si può vivere con gioia, senza bisogno di legare la propria felicità al raggiungimento di obiettivi particolari, ma assaporando ogni momento con pienezza e consapevolezza e affrontando con serenità e lucidità i problemi posti dalla vita. Senza rinunciare a progettare obiettivi gratificanti, ma ancor più coltivando la quiete interiore.

Lo Yoga è, per l’appunto, una disciplina che nasce con l’obiettivo di realizzare tale Dimensione Spirituale: una via per la Pace. Ciò è evidente almeno per quanto riguarda le sue formulazioni originarie.




Introduzione alle fonti dello Yoga

Nel mondo induista è centrale l’attenzione ai principali temi dell’esistenza umana ed in particolare  la ricerca della possibilità di sviluppare una vita migliore, sconfiggendo la sofferenza ed il dolore.

Per raggiungere quest’obiettivo sono state sperimentate e sviluppate nel corso del tempo una grande varietà di teorie e tecniche, organizzate successivamente in percorsi diversi e tramandate prima oralmente e poi per iscritto.

Queste conoscenze sono state in principio espresse negli antichi testi dei Veda e delle Upanisad e  successivamente raccolte in testi scritti, tra cui la Bhagavad Gita, gli Yogasutra e i testi tantrici, che possiamo considerare tra le più importanti fonti degli insegnamenti Yoga.

Da tener presente che le traduzioni degli stessi testi spesso si discostano tra loro. Ciò è normale, infatti ogni traduzione è esposizione di concetti che esprimono significati non sempre facilmente riproducibili nella lingua di una cultura diversa da quella che li ha generato.

Inoltre essi trattano di esperienze mistiche, che trascendono l’ordinaria percezione, non sono facilmente descrivibili con criteri razionali e la cui conoscenza varia a seconda dell’esperienza e comprensione personale. Per tutti il tentativo di descrivere il Divino, la Totalità, di cui ogni sapiente cerca di raccontare, ma che è impossibile descrivere nella sua infinità e completezza.

Ogni loro trattazione è pertanto il frutto di una visione particolare e opinabile.




Bibliografia consigliata

ARGOMENTO LIBRO – AUTORE – CASA EDITRICE
Vedanta L’uomo e il suo divenire secondo il Vedanta – René Guénon – Adelphi
Yoga Lo Yoga: immortalità e libertà – Mircea Eliade – BUR Rizzoli Le radici dello yoga – James Mallinson, Mark Singleton – Astrolabio
Bhagavad Gita Edizioni principali Ubaldini, Mediterranee, Adelphi
Jnana yoga Jnana yoga – Lo yoga della conoscenza – Swami Vivekananda – Ubaldini
Karma yoga La Pratica del Karma Yoga – Swami Sivananda Sarasvati -Vidyananda Edizioni
Bhakti yoga Bhakti Yoga: La Via Della Devozione-: Swami Vivekananda, a cura di Scarpaci Giampaolo
Astanga yoga La scienza dello Yoga – Taimni – Ubaldini
Tantra Le perle del Tantra – Donnini – Massari
Hatha yoga Teoria e pratica dello Yoga –Iyengar – Ed Mediterranee Teoria e pratica del pranayama –Iyengar – Ed Mediterranee
Yoga posturale Yoga body. Le origini della pratica posturale moderna – Singleton Ed Mediterranee
Chakra I Chakra – L’universo in noi – Albanese Cella Zanchi – Xenia I Chakra Secondo la tradizione tantrica del Kundalini Yoga – Edizioni Satyananda Ashram Italia Chakras – Ruote di vita – Andrea Judith – Armenia
Mantra Le vie dei Canti Gli Adelphi
Consapevolezza Il miracolo della presenza mentale – Thich Nhat Hanh – Ubaldini



Le vie dello Yoga

Le vie dello Yoga delle fonti originarie pongono al praticante il raggiungimento di un obiettivo finale che consiste in uno stato di coscienza sovra individuale, che possiamo chiamare Realizzazione.

Tali vie consistono nei percorsi indicati dalla Bhagavad Gita (Jnana yogayoga della conoscenza, Bhakti yogayoga della devozione, Karma yogayoga della giusta azione e Raja yoga – yoga della meditazione), nell’Astanga yoga (Yoga dalle otto membra) descritto negli Yogasutra di Patanjali anch’esso a carattere meditativo, nonché nell’Hatha yoga (yoga dell’energia), scuola tra le più conosciute in occidente, di cui è ben nota la pratica delle sequenze di posizioni (asana) e respirazioni (pranayama).

Le tecniche e gli insegnamenti praticati in questi percorsi non sono esclusivi dei singoli tipi di yoga, ma sovente entrano a far parte di diverse “vie”, che hanno tutte uguale dignità.

IV.11 In qualunque modo gli uomini si presentino a me, io li accolgo con la stessa devozione, i percorsi degli uomini sono molteplici, ma tutti, alla fine, conducono a me (Bhagavad Gita )




Raja Yoga

È la via della meditazione. Consiste nel quietare la mente superando l’attaccamento agli istinti e ai desideri per emanciparsi da ogni schiavitù e sviluppare in libertà armonia con ogni situazione. Si trova così la Verità e si ottiene la saggezza che supera la conoscenza delle scritture, perché ci si basa soprattutto sulla conoscenza diretta e intuitiva.

In questo modo si può procedere dal silenzio della mente verso la conoscenza del Sé interiore, dello Spirito, della pura Consapevolezza.

Si padroneggia la vita interiore, si ottengono appagamento, serenità, pace e si sperimenta la gioia di una dimensione straordinaria.

VI.15. Lo yogi padrone di sé, la cui mente è totalmente sotto controllo, dedicandosi alla continua unione meditativa con lo Spirito, ottiene la pace del Mio essere: la liberazione finale. (Bhagavad Gita)




Lo Yoga in Occidente

L’immenso coacervo di tecniche fisiche, meditative e filosofie viene organizzato nelle varie vie dello Yoga, così come lo conosciamo, in tempi relativamente recenti; la loro diffusione in Occidente avviene tramite i primi libri tradotti in inglese alla fine del 1800 e, sempre a partire dalla fine del secolo, con l’insegnamento di numerosi maestri (swami).

Se i primi insegnamenti in occidente hanno una ispirazione spirituale tramite yogi quali Swami Vivekananda e Paramahansa Yogananda, successivamente hanno grande diffusione gli insegnamenti di yogin quali Swami Kuvalayananda, Swami Sivananda e Krishnamacharya, che si concentrarono a sviluppare una pratica soprattutto fisica.

Krishnamacharya a sua volta ha istruito tre discepoli che si sono particolarmente distinti e hanno influenzato la diffusione dello yoga: Pattabhi Jois , Indra Devi  e B.K.S. Iyengar che ha enormemente sviluppato l’arte delle asana, usando anche attrezzi e sostegni che ne facilitassero la pratica.

Il contatto con le società occidentali ha inevitabilmente influenzato lo Yoga, per esempio esaltando le  tecniche di tipo fisico a scapito, talora, della sua più intima essenza spirituale e talora mercificando  il suo insegnamento con il prevalere dei criteri di business.

Gli insegnamenti classici, inoltre, sono stati usati per dare vita a molte forme di “Yoga“, che hanno sviluppato un messaggio parziale della disciplina o dato vita a attività che, al di là dei loro possibili benefici, sono difficilmente riconducibili allo spirito originario della disciplina.




LA BHAGAVAD GITA (contenuto completo)

Di seguito una sintesi del contenuto del poema suddiviso per i temi ritenuti più importanti.

  1. Angoscia di Arjuna

La BG si apre mostrando l’angoscia di Arjuna, in profonda crisi perché paralizzato dai dubbi.

Il suo malessere è generato dal conflitto causato dal pensare di dover combattere parenti, amici, maestri, figure alle quali è legato da ricordi e sentimenti di affetto e riconoscenza e dal pensare che questi valori andrebbero dissipati in una lotta fratricida, che non potrebbe certo apportare benessere e pace; d’altra parte costoro hanno usurpato il regno che gli spetta. É manifesta dunque una forte contraddizione tra il ricordarli come personaggi positivi e il loro più recente comportamento sfociato nella violenza dell’usurpazione.

Viene messo in luce, dunque, come i cambiamenti della vita possano fare entrare in contrasto l’attaccamento a persone, idee e valori che abbiamo interiorizzato come positivi e la necessità di combatterli quando, in un quadro mutato, osserviamo che hanno assunto una valenza negativa.

Ciò mostra come le nostre convinzioni, non più adatte a rappresentare nuove situazioni provocate dal cambiamento, possano provocare un contrasto che immobilizza e provoca sofferenza e siano necessari un atteggiamento aderente ai mutamenti avvenuti e una chiara visione della realtà.

  1. La Realtà Unica

2.1 L’illusione del dualismo

Di fronte alla disperazione di Arjuna, Krishna lo invita a non dare eccessiva importanza a ciò che è impermanente, come dolore e piacere, vita e morte; essi sono transitori e pertanto è necessario accettare il loro alternarsi. Ma soprattutto lo esortata a superare la visione illusoria della vita, quella dualista, per raggiungere la conoscenza di una Realtà Unitaria, unirsi a essa (yoga) e agire in armonia con questa visione.

2.2 Lo Spirito

Lo Spirito è l’essenza di ogni manifestazione dell’esistenza; è invisibile, eterno, immutabile, indistruttibile, onnipresente. Nell’uomo lo Spirito è il Sé interiore, la sua conoscenza è il fine supremo.

2.3 Le forme

Dallo Spirito nascono le infinite forme di esistenza e gli infiniti mondi, che continuamente si creano e si dissolvono nei cicli cosmici.

Gli uomini percepiscono le differenti forme e le loro qualità, senza riuscire a scorgere lo Spirito che è in tutte le forme.

La conoscenza dell’insieme delle forme (il campo) e del conoscitore del campo (lo Spirito) costituisce la vera conoscenza.

 2.4 Il Tutto

L’insieme di ciò che è (tutte le forme dell’esistenza) e ciò che non è (lo Spirito) costituisce l’eterno Tutto, la Realtà Ultima: una dimensione unitaria e onnicomprensiva.

Il praticante lo Yoga, attraverso uno dei percorsi descritti nella Gita, supera l’illusione della separazione e della dualità, fino a realizzare la conoscenza della Realtà Ultima, del Tutto; l’integrazione/unione con il Tutto porta a dimorare nell’eternità, una dimensione senza tempo.

3. La Realizzazione

L’obiettivo supremo dello Yoga è la realizzazione dell’unione con il Tutto che porta a vivere come parte della Realtà Unica.

Si acquisiscono equanimità, imperturbabilità e pace.

Nella pace dello Spirito lo yogi raggiunge la saggezza.

Si praticano la libertà dalle catene dell’attaccamento e dalla schiavitù dei sensi e dei desideri; si agisce in libertà rispettando comunque le altrui esigenze.

Lo yogi che raggiunge la realizzazione ottiene la quiete dell’appagamento e si emancipa dal karma; è colmo di gratitudine verso la vita e di gioia di vivere.

Nella Realizzazione si vive l’armonia di una mente meditativa: si è Uno con gli altri e si condividono le loro gioie e i loro dolori.

  1. Lo Yoga

Lo Yoga è “il sentiero per l’eterno”, un percorso che porta alla Saggezza e alla libertà delle proprie azioni. È un cammino di armonia e equilibrio; ogni passo compiuto in questa direzione apporta benessere duraturo.

Deve essere praticato con determinazione e può essere indicato da chi conosce la Verità.

  1. Le vie dello Yoga

Molteplici sono i percorsi per procedere verso l’unione a una dimensione trascendente, rappresentata nella Gita da Krishna, che ha ugualmente a cuore i praticanti di tutte le vie.

Ciò che la divinità descrive sono soprattutto la via dell’azione, quella  della conoscenza, quella della devozione e dell’amore; in misura minore parla della pratica meditativa.

Esaminiamo di seguito più dettagliatamente queste vie.

5.1 Jnana-yoga

È la via della conoscenza, quale conoscenza spirituale. Consiste nel non fermarsi alla conoscenza delle forme impermanenti dell’esistenza, ma invita ad andare dal temporaneo all’Eterno, dalla dualità alla Totalità, raggiungendo la conoscenza della Verità Eterna: l’Uno che comprende le forme e lo Spirito, il campo e il conoscitore del campo.

La conoscenza non è dunque l’osservanza dogmatica delle scritture, né il sapere degli eruditi, motivato dall’orgoglio personale, ma quella che deriva dal praticare l’unione con il Tutto, come parte di esso.

Chi perviene alla conoscenza supera ogni dubbio e tentennamento, vive la Verità  superando le scritture e persino i Veda.

5.2 Karma Yoga.

È la via della giusta azione.

Tutti gli uomini compiono continuamente azioni, ma esse sono dovute all’interazione tra le forze della natura e l’individuo non ne è l’artefice principale.

La giusta azione consiste nello svolgere il proprio compito, qualunque esso sia, anche umile, portandolo fino in fondo come meglio si può.

Il benessere è dato dall’agire in armonia con le situazioni, interpretando senza indugio il proprio ruolo.

Nella giusta azione non c’è attaccamento al risultato, sia che si agisca sia che non si faccia nulla. Questo atteggiamento produce pace e contentezza.

Nella giusta azione non c’è dovere, né guadagno personale, o desiderio di portare a termine piani egoistici.

Il desiderio personale è il nemico a causa del quale gli uomini sconsiderati agiscono esclusivamente in base al loro egoismo; gli uomini saggi, invece, agiscono per il bene di tutti; sono di esempio e di ispirazione, operano senza turbare chi invece è attaccato al frutto delle azioni.

Il sacrificio di se stessi, dei propri interessi e attaccamenti rende pura l’azione disinteressata.

Compiendo la giusta azione non si è legati dal karma e si può persino combattere con l’animo in pace, poiché si compie il proprio compito senza interesse personale; si raggiunge il fine supremo: la liberazione dagli effetti dell’azione.

5.3 Bhakti Yoga.

È la via della devozione e dell’amore. E’ generalmente praticata verso una o più divinità; a causa della difficoltà di rivolgersi a una dimensione totale, indescrivibile con ogni concetto, è più facile per gli uomini simboleggiarlo con rappresentazioni e forme: le varie divinità.

Può però essere condivisa anche da chi non è religioso, praticando amore verso tutte le creature e tutte le manifestazioni della Vita.

5.4 Raja yoga.

È la via della meditazione. Con la pratica costante e il non attaccamento agli istinti, ai desideri e ai pensieri la mente si quieta; si ottiene gioia, appagamento, pace.

Si padroneggia la vita interiore, si ottiene la liberazione da ogni schiavitù e in libertà si è in armonia con ogni situazione.

  1. Il sacrificio, la rinuncia al desiderio e l’abbandono

Tutte le vie portano allo stesso risultato; esse sono accomunate dal sacrificio: della propria individualità con l’abbandono meditativo; delle conoscenze particolari per la conoscenza del Tutto; dei frutti dell’azione realizzando il giusto comportamento; del proprio volere per seguire il volere di Dio e della Vita; del respiro per tacitare la mente che crea illusione. Sacrificio e abbandono sono necessari per realizzare una dimensione trascendente l’individualità.

Nemico di questo cammino, all’opposto, è il desiderio egoistico, in contrasto con le esigenze della situazione.

  1. Divino e demoniaco

Per avanzare verso la realizzazione spirituale è importante praticare le qualità e le virtù che portano in questa direzione e abbandonare quelle che distraggono da esso.

Le qualità divine donano la liberazione. Esse sono: assenza di paura, purezza di cuore, perseveranza nell’apprendimento spirituale e nella pratica yoga, generosità, equilibrio interiore, spirito di sacrificio, studio delle sacre scritture, austerità, integrità morale; non violenza, amore per la verità, tolleranza, capacità di rinuncia, serenità, avversione per la maldicenza, simpatia verso tutti gli esseri, assenza di avidità, gentilezza, modestia, tranquillità; energia, generosità, saldezza morale, purezza, buona volontà e assenza di orgoglio.

Le qualità demoniache portano alla schiavitù. Esse sono la disonestà, l’arroganza, la vanità, la collera, come pure la rigidità e l’ignoranza, contraddistinguono l’uomo nato per la dannazione.

Per leggere alcuni versi di riferimento al contenuto clicca qui.




LA BHAGAVAD GITA – Presentazione dell’opera

La Bhagavad Gita (BG), che è parte del poema epico Mahabharata, esprime insegnamenti dell’induismo già contenuti nei Veda e nelle Upanisad; e’ un testo orientativamente del I secolo d.C. e può essere considerata la prima narrazione scritta che parla compiutamente di Yoga.

Narra di una battaglia tra l’esercito del guerriero Arjuna e quello nemico, nelle cui fila si trovano suoi maestri, parenti e conoscenti.

Il poema ha carattere spirituale-religioso: Arjuna viene infatti guidato alla comprensione e valutazione degli eventi dal suo auriga che lo conduce sul campo di battaglia, la divinità Krishna, che lo invita a risolvere i suoi dubbi per mezzo dello Yoga.

La BG, di solito tradotta con “Canto del Beato Signore”, viene anche chiamata “Vangelo dell’India” poiché vuole essere una guida al benessere e alla soluzione dei conflitti interiori per mezzo della comprensione di ciò che è bene e di ciò che è male. Il bene è frutto della visione della parte divina, cui viene assegnata capacità di guida.

Se apparentemente essa tratta dunque della storia di una guerra fratricida per la conquista di un regno, l’aspetto sostanziale e profondo è centrato sul conflitto interiore di carattere esistenziale che investe Arjuna, descritto come un dialogo tra l’umano e il divino (Arjuna e Krishna), parti che possono essere anche viste come due componenti della stessa persona.

Le riflessioni contenute nella BG i suoi insegnamenti hanno valore universale e sono ancora oggi di grande utilità e fonte di ispirazione, come ha sottolineato Gandhi.

“Quando i dubbi mi ossessionano, quando le delusioni mi guardano in faccia, e non vedo uno spiraglio di speranza all’orizzonte, mi rivolgo alla Bhagavadgītā per trovare un verso che mi conforti; e immediatamente nel mezzo del dolore schiacciante inizio a sorridere. Coloro che meditano sulla ‘Gītā riceveranno ogni giorno rinnovata gioia e nuovi concetti.”

La BG parla dello Yoga in generale, come di uno strumento che permette di vivere con equilibrio interiore e in armonia con ogni situazione, in unione con la Vita. Inoltre indica il rapporto tra la disciplina nel suo complesso e alcune importanti “vie” dello Yoga: il Karma yoga (lo Yoga dell’azione), lo Jnana yoga (lo Yoga della conoscenza) e il Bhakti yoga (lo Yoga della devozione); in misura inferiore accenna al Raja yoga (lo Yoga meditativo); qualche piccolo riferimento ad alcune pratiche di controllo dell’energia attraverso il respiro, nessun riferimento allo Yoga posturale.

Nei 18 capitoli della BG vengono trattati, seppure in modo non ordinato e sequenziale, alcuni dei principali insegnamenti della filosofia yoga, suddivisi, nel Contenuto dell’opera (per leggere clicca qui), nei seguenti temi.

  1. Angoscia di Arjuna
  2. La Realtà ultima
  3. La Realizzazione e i suoi frutti
  4. Lo Yoga per la Bhagavad Gita
  5. Le vie dello Yoga
  6. Il sacrificio, la rinuncia al desiderio personale e l’abbandono
  7. Divino e demoniaco



La dieta yoga

Per lo Yoga, tutte le forme sono espressione di tre qualità, i guna, che determinano le caratteristiche della natura. Essi sono Sattva, Rajas e Tamas; ognuno di essi ha diverse caratteristiche energetiche, rispettivamente la purezza, la turbolenza e l’inerzia.

Anche i cibi sono costituiti da queste tre qualità e ciascuno li contiene in misura diversa e l’assunzione di ogni cibo comporta dunque effetti energetici diversi.

I cibi sattvici sono quelli con il valore energetico più delicato e sottile; il loro effetto rende le persone più tranquille, equilibrate e maggiormente inclini alla ricerca spirituale. Queste persone saranno portate a dare attenzione ai valori profondi della vita. La loro mente è più stabile e quieta, meno soggetta ai desideri impulsivi.

I cibi rajasici sono, al contrario, di valore energetico grossolano e sovraeccitano il sistema nervoso e la mente. Le persone rajasiche saranno molto passionali, con una mente volubile sempre alla ricerca di stimoli. Sono persone più superficiali e influenzabili dalle mode e dagli altri. Queste persone, saranno sempre alla ricerca di emozioni e tesi a realizzare elevate ambizioni. Anche il successo donerà loro poca serenità ed esprimeranno sovente insoddisfazione.

I cibi tamasici, sono di scarsa qualità energetica, ricchi di tossine che danneggiano il corpo e rendono pigri, indolenti, poco costanti e senza nessuna ambizione di miglioramento e evoluzione.

La dieta consigliata per chi pratica yoga comprende naturalmente soprattutto alimenti sattvici, che mantengono il corpo in salute, ne aumentano la vitalità, migliorano la qualità delle funzioni mentali e la propensione verso la spiritualità.

Alimenti sattvici sono cereali, pane integrale, frutta e verdure fresche, succhi di frutta, latte, burro, formaggio e yogurt, legumi, frutta secca, germogli, nocciole, mandorle, miele e tè di erbe, limitate quantità di erbe aromatiche e spezie.

Rajasici sono i cibi piccanti, amari, acidi, secchi o salati, spezie ed erbe molto forti e stimolanti come caffè e tè, bevande gassate, sale, cioccolata e anche il mangiare in fretta. Il loro eccesso eccita le passioni rendendo la mente agitata ed incapace di controllo.

Con i cibi tamasici l’energia diminuisce, la capacità di ragionamento si appanna; essi rendono statici sia fisicamente che mentalmente. Sono carne, pesce, uova, alcol, cipolle, aglio, aceto, cibi fermentati, invecchiati e stagionati, bevande alcooliche, tutti i tipi di tabacco, tutte le droghe. Anche l’alimentazione eccessiva è tamasica.




Aurobindo

Aravinda Ghose (Aurobindo) nasce a Calcutta il 15 agosto 1872; oltre che insegnante di Yoga fu poeta e scrittore di vasta produzione; la sua vita civile fu contraddistinta dal forte impegno politico nella causa per l’indipendenza dell’India. Il suo nome (“loto” in lingua bengali) viene anglicizzato in Aurobindo e proprio in Inghilterra, dove viene inviato all’età di sette anni, soggiorna per quattordici anni, durante i quali acquisisce una vasta conoscenza della cultura europea antica e moderna. Tornato in India, nel 1905 viene nominato Rettore dell’Università di Baroda, ma si dimette dalla carica per partecipare attivamente alla lotta politica in Bengala. Nel 1906 diventa il Rettore della neonata Università nazionalista e, nel corso dello stesso anno, assume la leadership del Partito nazionalista del Bengala. Nel 1907 viene denunciato per diffamazione e arrestato, ma il governo inglese è costretto a rilasciarlo senza riuscire a provare le accuse contro di lui. Nel 1908 viene nuovamente arrestato dalla polizia inglese e rinchiuso nel carcere di Alipore, dove resterà un anno in attesa del processo, dal quale uscirà nuovamente scagionato da ogni addebito. Nel 1910, avvertito dell’intenzione degli inglesi di arrestarlo nuovamente, si imbarca segretamente per Chandernagore, da dove proseguirà poi per Pondichèry, enclave dell’India francese a circa 130 chilometri da Madras, dove rimarrà fino alla fine della sua vita, il 5 dicembre 1950.

A Pondichèry la prospettiva di Aurobindo inizia ad essere più ampia e l’ideale di liberazione, da politico-indipendentista, si allarga all’intero consesso umano, trovando la sua vocazione più profonda.

Egli dedica esclusivamente le sue energie al suo percorso spirituale e alla ricerca di una esperienza completa, volta a sviluppare la sua concezione e la pratica dello “Yoga integrale”, in grado di unire in una sintesi virtuosa i due poli dell’esistenza, la Materia e lo Spirito.

Contrariamente alle tesi mistiche e religiose che predicano un aldilà al di fuori della vita terrena, egli sostiene un’ascesa spirituale che consiste in una discesa del potere dello Spirito nella Materia, allo scopo di trasformarla. Dunque il mondo manifesto non è un’illusione da rigettare a favore dell’ingresso in una dimensione ultramondana, ma il palcoscenico di una evoluzione spirituale, in funzione della quale la Coscienza Divina, celata nella Materia, si va progressivamente sviluppando: per Aurobindo nessun uomo è un dio, ma in ogni uomo c’è Dio e scopo della vita divina è manifestarlo.

Questo percorso di manifestazione della Conoscenza Divina è portatore di un radicale cambiamento nella materia e nella vita, anche dell’uomo, che è soltanto “un essere di transizione”, come esprime in una delle sue poesie.

Quando passeremo oltre la comprensione, avremo la Conoscenza. La ragione fu l’aiuto, la ragione è l’ostacolo.

Quando passeremo oltre la volontà, avremo il Potere. Lo sforzo fu l’aiuto, lo sforzo è l’ostacolo.

Quando passeremo oltre i piaceri, avremo la Beatitudine. Il desiderio fu l’aiuto, il desiderio è l’ostacolo.

Quando passeremo oltre l’individuo, saremo vere Persone. L’ego fu l’aiuto, l’ego è l’ostacolo.

Quando passeremo oltre l’umanità, saremo l’Uomo. L’animale fu l’aiuto, l’animale è l’ostacolo.

Trasforma la ragione in un’intuizione ordinata; che tutto in te sia luce. Questa è la tua mèta.

Trasforma lo sforzo in un flusso uniforme e sovrano di forza d’animo; che tutto in te sia forza cosciente. Questa è la tua meta.

Trasforma il piacere in un’estasi uniforme senza oggetto; che tutto in te sia felicità. Questa è la tua mèta.

Trasforma l’individuo diviso nella personalità cosmica; che tutto in te sia divino. Questa è la tua mèta.

Trasforma l’animale nel mandriano; che tutto in te sia Krishna. Questa è la tua meta.

Nella sua ricerca è accompagnato dall’aiuto di Mirra Alfassa, chiamata semplicemente Mère, la Madre, che visse trent’anni accanto a lui, ebbe la responsabilità e la direzione dell’ashram di Pondicherry e fondò Auroville basandosi sui suoi insegnamenti.

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