LA BHAGAVAD GITA (contenuto completo)
Di seguito una sintesi del contenuto del poema suddiviso per i temi ritenuti più importanti.
- Angoscia di Arjuna
La BG si apre mostrando l’angoscia di Arjuna, in profonda crisi perché paralizzato dai dubbi.
Il suo malessere è generato dal conflitto causato dal pensare di dover combattere parenti, amici, maestri, figure alle quali è legato da ricordi e sentimenti di affetto e riconoscenza e dal pensare che questi valori andrebbero dissipati in una lotta fratricida, che non potrebbe certo apportare benessere e pace; d’altra parte costoro hanno usurpato il regno che gli spetta. É manifesta dunque una forte contraddizione tra il ricordarli come personaggi positivi e il loro più recente comportamento sfociato nella violenza dell’usurpazione.
Viene messo in luce, dunque, come i cambiamenti della vita possano fare entrare in contrasto l’attaccamento a persone, idee e valori che abbiamo interiorizzato come positivi e la necessità di combatterli quando, in un quadro mutato, osserviamo che hanno assunto una valenza negativa.
Ciò mostra come le nostre convinzioni, non più adatte a rappresentare nuove situazioni provocate dal cambiamento, possano provocare un contrasto che immobilizza e provoca sofferenza e siano necessari un atteggiamento aderente ai mutamenti avvenuti e una chiara visione della realtà.
- La Realtà Unica
2.1 L’illusione del dualismo
Di fronte alla disperazione di Arjuna, Krishna lo invita a non dare eccessiva importanza a ciò che è impermanente, come dolore e piacere, vita e morte; essi sono transitori e pertanto è necessario accettare il loro alternarsi. Ma soprattutto lo esortata a superare la visione illusoria della vita, quella dualista, per raggiungere la conoscenza di una Realtà Unitaria, unirsi a essa (yoga) e agire in armonia con questa visione.
2.2 Lo Spirito
Lo Spirito è l’essenza di ogni manifestazione dell’esistenza; è invisibile, eterno, immutabile, indistruttibile, onnipresente. Nell’uomo lo Spirito è il Sé interiore, la sua conoscenza è il fine supremo.
2.3 Le forme
Dallo Spirito nascono le infinite forme di esistenza e gli infiniti mondi, che continuamente si creano e si dissolvono nei cicli cosmici.
Gli uomini percepiscono le differenti forme e le loro qualità, senza riuscire a scorgere lo Spirito che è in tutte le forme.
La conoscenza dell’insieme delle forme (il campo) e del conoscitore del campo (lo Spirito) costituisce la vera conoscenza.
2.4 Il Tutto
L’insieme di ciò che è (tutte le forme dell’esistenza) e ciò che non è (lo Spirito) costituisce l’eterno Tutto, la Realtà Ultima: una dimensione unitaria e onnicomprensiva.
Il praticante lo Yoga, attraverso uno dei percorsi descritti nella Gita, supera l’illusione della separazione e della dualità, fino a realizzare la conoscenza della Realtà Ultima, del Tutto; l’integrazione/unione con il Tutto porta a dimorare nell’eternità, una dimensione senza tempo.
3. La Realizzazione
L’obiettivo supremo dello Yoga è la realizzazione dell’unione con il Tutto che porta a vivere come parte della Realtà Unica.
Si acquisiscono equanimità, imperturbabilità e pace.
Nella pace dello Spirito lo yogi raggiunge la saggezza.
Si praticano la libertà dalle catene dell’attaccamento e dalla schiavitù dei sensi e dei desideri; si agisce in libertà rispettando comunque le altrui esigenze.
Lo yogi che raggiunge la realizzazione ottiene la quiete dell’appagamento e si emancipa dal karma; è colmo di gratitudine verso la vita e di gioia di vivere.
Nella Realizzazione si vive l’armonia di una mente meditativa: si è Uno con gli altri e si condividono le loro gioie e i loro dolori.
- Lo Yoga
Lo Yoga è “il sentiero per l’eterno”, un percorso che porta alla Saggezza e alla libertà delle proprie azioni. È un cammino di armonia e equilibrio; ogni passo compiuto in questa direzione apporta benessere duraturo.
Deve essere praticato con determinazione e può essere indicato da chi conosce la Verità.
- Le vie dello Yoga
Molteplici sono i percorsi per procedere verso l’unione a una dimensione trascendente, rappresentata nella Gita da Krishna, che ha ugualmente a cuore i praticanti di tutte le vie.
Ciò che la divinità descrive sono soprattutto la via dell’azione, quella della conoscenza, quella della devozione e dell’amore; in misura minore parla della pratica meditativa.
Esaminiamo di seguito più dettagliatamente queste vie.
5.1 Jnana-yoga
È la via della conoscenza, quale conoscenza spirituale. Consiste nel non fermarsi alla conoscenza delle forme impermanenti dell’esistenza, ma invita ad andare dal temporaneo all’Eterno, dalla dualità alla Totalità, raggiungendo la conoscenza della Verità Eterna: l’Uno che comprende le forme e lo Spirito, il campo e il conoscitore del campo.
La conoscenza non è dunque l’osservanza dogmatica delle scritture, né il sapere degli eruditi, motivato dall’orgoglio personale, ma quella che deriva dal praticare l’unione con il Tutto, come parte di esso.
Chi perviene alla conoscenza supera ogni dubbio e tentennamento, vive la Verità superando le scritture e persino i Veda.
5.2 Karma Yoga.
È la via della giusta azione.
Tutti gli uomini compiono continuamente azioni, ma esse sono dovute all’interazione tra le forze della natura e l’individuo non ne è l’artefice principale.
La giusta azione consiste nello svolgere il proprio compito, qualunque esso sia, anche umile, portandolo fino in fondo come meglio si può.
Il benessere è dato dall’agire in armonia con le situazioni, interpretando senza indugio il proprio ruolo.
Nella giusta azione non c’è attaccamento al risultato, sia che si agisca sia che non si faccia nulla. Questo atteggiamento produce pace e contentezza.
Nella giusta azione non c’è dovere, né guadagno personale, o desiderio di portare a termine piani egoistici.
Il desiderio personale è il nemico a causa del quale gli uomini sconsiderati agiscono esclusivamente in base al loro egoismo; gli uomini saggi, invece, agiscono per il bene di tutti; sono di esempio e di ispirazione, operano senza turbare chi invece è attaccato al frutto delle azioni.
Il sacrificio di se stessi, dei propri interessi e attaccamenti rende pura l’azione disinteressata.
Compiendo la giusta azione non si è legati dal karma e si può persino combattere con l’animo in pace, poiché si compie il proprio compito senza interesse personale; si raggiunge il fine supremo: la liberazione dagli effetti dell’azione.
5.3 Bhakti Yoga.
È la via della devozione e dell’amore. E’ generalmente praticata verso una o più divinità; a causa della difficoltà di rivolgersi a una dimensione totale, indescrivibile con ogni concetto, è più facile per gli uomini simboleggiarlo con rappresentazioni e forme: le varie divinità.
Può però essere condivisa anche da chi non è religioso, praticando amore verso tutte le creature e tutte le manifestazioni della Vita.
5.4 Raja yoga.
È la via della meditazione. Con la pratica costante e il non attaccamento agli istinti, ai desideri e ai pensieri la mente si quieta; si ottiene gioia, appagamento, pace.
Si padroneggia la vita interiore, si ottiene la liberazione da ogni schiavitù e in libertà si è in armonia con ogni situazione.
- Il sacrificio, la rinuncia al desiderio e l’abbandono
Tutte le vie portano allo stesso risultato; esse sono accomunate dal sacrificio: della propria individualità con l’abbandono meditativo; delle conoscenze particolari per la conoscenza del Tutto; dei frutti dell’azione realizzando il giusto comportamento; del proprio volere per seguire il volere di Dio e della Vita; del respiro per tacitare la mente che crea illusione. Sacrificio e abbandono sono necessari per realizzare una dimensione trascendente l’individualità.
Nemico di questo cammino, all’opposto, è il desiderio egoistico, in contrasto con le esigenze della situazione.
- Divino e demoniaco
Per avanzare verso la realizzazione spirituale è importante praticare le qualità e le virtù che portano in questa direzione e abbandonare quelle che distraggono da esso.
Le qualità divine donano la liberazione. Esse sono: assenza di paura, purezza di cuore, perseveranza nell’apprendimento spirituale e nella pratica yoga, generosità, equilibrio interiore, spirito di sacrificio, studio delle sacre scritture, austerità, integrità morale; non violenza, amore per la verità, tolleranza, capacità di rinuncia, serenità, avversione per la maldicenza, simpatia verso tutti gli esseri, assenza di avidità, gentilezza, modestia, tranquillità; energia, generosità, saldezza morale, purezza, buona volontà e assenza di orgoglio.
Le qualità demoniache portano alla schiavitù. Esse sono la disonestà, l’arroganza, la vanità, la collera, come pure la rigidità e l’ignoranza, contraddistinguono l’uomo nato per la dannazione.
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