Criticità sociali nel mondo contemporaneo

Evidenti sono ormai le criticità legate al modello di sviluppo adottato inizialmente in occidente e poi esportato in larga parte del mondo, nonché i riflessi negativi sulle società e sugli individui.

È chiara ormai l’impossibilità di continuare uno sfruttamento indiscriminato delle risorse del pianeta, erroneamente supposte come inesauribili, e di perseguire un modello di crescita economica infinita; si mostrano i danni ambientali provocati da un simile atteggiamento sull’ecosistema e, di conseguenza, anche le ricadute nefaste sull’uomo.

A causa della circolazione delle persone, tornano nei paesi sviluppati malattie che erano state debellate; la scienza, grazie ai suoi progressi, ne scopre di nuove e torna a mostrare i suoi limiti.

Hanno luogo guerre sanguinarie e cruente diffuse in molte regioni del mondo, dietro le quali si agita lo spettro di catastrofi nucleari e distruzioni di massa.

Nonostante la presenza di stati democratici il potere si accentra nelle mani di pochi, che gestiscono grandi capitali e tecnologie; aumentano disparità, iniquità sociale e povertà, così come la violenza tra gli individui e i rapporti tra poveri e ricchi sono sempre più conflittuali, in ogni parte del pianeta.

Grandi masse di persone che vivono nei paesi economicamente sottosviluppati, ancora alle prese con problemi basilari, inerenti alla sopravvivenza, richiedono con forza il loro diritto alla vita, attraverso la competizione sul mercato del lavoro, sfruttando la possibilità di salari bassi ma anche di costi minori dovuti a mancanza di garanzie e diritti dei lavoratori. La ricerca di una vita decente dà origine a fenomeni migratori di massa, con riflessi pesanti nei paesi di destinazione.

Gli abitanti delle società occidentali, invece, nonostante godano di un benessere materiale che copre abbondantemente i bisogni primari, mostrano sempre più insoddisfazione e sono ben lontani dalla felicità che sembrava promessa dallo sviluppo economico e dal progresso tecnologico.

La carenza di un quadro di riferimento condiviso e la diffusa mancanza di senso della vita provocano, da una parte, atteggiamenti nichilistici e carenza di motivazione, dall’altra, l’accentuarsi di un individualismo e di un relativismo che alimentano un concetto di libertà senza limiti, ove tutto è praticabile per coprire solitudine e vuoto esistenziale.

La prospettiva di vita è immersa in un’immanenza senza orizzonte, senza scopo, senza senso. L’uomo d’oggi è un essere scettico, senza passato né futuro; non più creatura privilegiata al centro dell’universo, si scopre gettato nel mondo in modo del tutto casuale.

La mancanza di legami profondi tra le persone porta all’esaltazione della retorica di una libertà di scelta che nasconde spesso irresponsabilità, incapacità di autodisciplina e sacrificio.

Unico dato oggettivo resta il senso di fatica, solitudine ed insoddisfazione di molti uomini del nostro tempo, così come il vuoto che si trova dentro le vite di tanti giovani oggi.

Da un modello di vita conseguente al raggiungimento dell’apice dello sviluppo capitalista, fortemente orientato alla crescita della produzione e del consumo di beni materiali, scaturisce sovente una cultura basata sull’abuso della produzione e sull’acquisizione di generi di consumo assolutamente slegati dalle necessità.

Molti individui vivono una tensione ininterrotta e nevrotica verso un piacere tanto superficiale quanto effimero, che alimenta una soddisfazione di breve durata; si accentuano modi di vivere in cui si ricerca in modo ossessivo la felicità, spesso basata su stili di vita e figure di successo e di prestigio sociale, che consentono di acquisire con la minor fatica possibile beni materiali, indipendentemente dalla loro reale utilità. Questi valori sono fortemente stimolati da una costante pressione dei mezzi di comunicazione.

Prevalgono i valori tecnico-economici e il successo è semplicemente misurabile in termini di denaro e di notorietà; la società si allontana dalle esigenze umane più profonde, marciando verso una crescente progressiva disumanizzazione, che vede gli uomini in vendita sul mercato del lavoro.

E’ dunque lecito ritenere che, per un miglioramento generale delle condizioni di vita e per un maggior benessere, è assolutamente necessario sviluppare un diverso modello sociale.

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