Sono particolari stati di coscienza che talora spontaneamente si verificano anche durante la vita quotidiana; nella pratica yoga, però, sono indotti in modo volontario, coltivando la capacità di controllo, profondità e durata di queste esperienze.
Costituiscono gli ultimi tre stadi dello Yogasutra di Patanjali e sono tre momenti progressivi dello stesso processo meditativo di realizzazione (samyama) .
Le tecniche meditative vanno praticate dopo aver bene appreso la capacità di rilassarsi; se ben eseguite, apportano conoscenza, gioia dell’anima e lucidità mentale.
Concentrazione
La concentrazione (dharana) consiste nella capacità di delimitare il campo dell’attenzione, fermandosi a fissare un solo oggetto, materiale o immateriale, interno o esterno, escludendo l’attenzione su qualsiasi altra cosa.
L’oggetto della concentrazione può pertanto essere qualsiasi, ma nella pratica yoga la concentrazione viene praticata su qualcosa inerente al percorso, come, ad esempio, suoni o frasi (mantra), figure e disegni simbolici (mandala e yantra), uno o più chakra e, per i credenti, simboli religiosi.
Con la concentrazione diminuisce progressivamente la naturale agitazione della mente, che progressivamente si calma; dapprima i pensieri continuano a presentarsi, poi arriva un senso di pace e silenzio. L’obiettivo è sviluppare uno stato di attenzione mentale priva di distrazione, che consente una percezione sempre più completa dell’oggetto della concentrazione.
Meditazione
Quando la concentrazione diventa un processo ininterrotto, in cui la mente che osserva e l’oggetto della concentrazione si fondono in un tutt’uno, si ha la meditazione (dhyana).
Nella meditazione la mente diventa silenziosa, si acquisisce una tranquillità di fondo che aiuta a vivere meglio nel quotidiano. Si diventa più equilibrati vivendo nel qui ed ora.
In contesti diversi da quello yoga, come ad esempio in percorsi psicoterapeutici, “è stata usata come metodo per migliorare il benessere soggettivo […] e diversi studi hanno dimostrato come questa tecnica possa essere efficace nel combattere lo stress, […] aumentare il locus of control interno, […] diminuire l’ansia, […] aumentare l’autorealizzazione (cit. da Goldwurm G., Baruffi M., Colombo F., Qualità della vita e benessere psicologico, Milano, McGraw-Hill, 2004, p. 123).”
Samadhi
La contemplazione (samadhi) o estasi (en-stasi = uscire fuori da sé), sta ad indicare la capacità di perdere la dimensione individuale e fluire nell’oggetto della meditazione: nel campo della coscienza rimane solo l’oggetto della meditazione e il soggetto non è più conscio di se stesso.
Il samadhi è quindi la continuazione naturale della meditazione, quando cioè la mente diventa completamente immersa nell’oggetto prima della concentrazione e poi della meditazione, fino a perdersi in esso.
E’ una esperienza immediata e non razionale, come del resto la concentrazione e la meditazione; in questa condizione di coscienza viene persa ogni percezione di “io” e di “mio”.
Attraverso il samadhi di forme sempre più sottili (samadhi “con seme” o “con forma”), lo yogi arriva a conoscere il Tutto nella infinità delle sue forme, fino a realizzare lo Spirito, il Vuoto, la Coscienza Universale, la Pura Consapevolezza (samadhi “senza seme” o “senza forma”- (Nirbija Samadhi).
Samyama
Concentrazione, Meditazione e Samadhi sono fasi di un unico processo (Samyama) di controllo mentale, per ottenere il quale il praticante sospende le attività mentali razionali, condizione necessaria per scorgere le componenti più intime tramite la conoscenza intuitiva (buddhi).
Il processo del samyama consiste nel lasciare andar via i pensieri, osservare, concentrarsi, unirsi, sprofondare e perdersi.
La differenza tra le tre fasi concentrazione e meditazione consiste nel diverso stato di coscienza del praticante e non nell’oggetto della pratica; quindi tutte le tecniche che si riferiscono all’una possono essere oggetto delle altre.
Con il raggiungimento dell’ultimo dei samadhi, il Dharma-mega-samadhi, che comprende tutti i tipi di samadhi, lo yogi conclude il suo processo di liberazione: l’anima individuale si perde in quella universale, realizzando l’Uno onnicomprensivo, comprendente le infinite forme e l’essenza universale, lo Spirito.