Yoga e scienza

Per effettuare un passo in avanti, è opportuno che l’essere umano sia capace di trarre giovamento da tutta l’esperienza finora realizzata e quindi anche di fondere i benefici derivanti dai progressi materiali con le esigenze dell’anima, il progresso scientifico ed i valori spirituali, il trascendente e l’immanente.

In particolare, quanto elaborato nel corso dei secoli da scienza e dottrine spirituali può essere oggetto di duplice atteggiamento, evidenziandone, cioè, le rispettive differenze o rilevandone le comunanze. Partendo dal presupposto che la realtà è una sola, pur essendovi modi diversi di percepirla e interpretarla, nel tentativo di trovare un filo comune dell’esperienza e conoscenza umana, esse possono essere considerate come differenti modalità di lettura della vita e della realtà. Mentre la ragione è il timone della scienza, il sentimento di comunanza universale che si esprime nell’anima di ogni essere attraverso l’amore, inteso in questo senso, è il faro della spiritualità e lo strumento caratteristico di una “via del cuore”.

La visione spirituale della vita non è in opposizione alle scienze, ma semplicemente un altro punto di vista con caratteristiche diverse: non separa per analizzare, ma unisce per affratellare; non è obiettiva e razionale, ma soggettiva e intuitiva; non è dimostrabile empiricamente nel suo complesso, pur potendone dimostrare specifiche affermazioni, ma, soprattutto, se ne può avere personale esperienza.

In generale, i principi spirituali hanno una loro coerenza logica e, al tempo stesso, sono compatibili con altri concetti e conoscenze; possiedono una loro regolarità, sono suscettibili di spiegazioni causali e verificabili in modo intersoggettivo, nel senso che soggetti diversi possono farne esperienza.

Non solo, quindi, non può essere considerato reale solo ciò che è numerabile, misurabile e dimostrabile oggettivamente in laboratorio, basti pensare alle emozioni e ai pensieri, ma è addirittura impressionante notare come, per molti versi, alcune affermazioni contenute in antichi testi mistici indù e cinesi somiglino a certe ipotesi della fisica dei nostri anni e, in generale, con i risultati di tanta ricerca scientifica.

Un esempio importante è dato dal fondamentale principio di unità e interdipendenza di tutte le forme di esistenza, peculiare delle visioni spirituali, oggi evidenziato dagli studi sull’ecosistema o, a livello sociale, da alcuni meccanismi della globalizzazione.

Allo stesso modo molti effetti benefici di singole tecniche o pratiche spirituali vengono ormai misurate con modalità scientifica, trovando conferma.

Conoscenza razionale e scientifica delle leggi della natura e ricerca spirituale, purtroppo spesso usati l’uno contro l’altro, sono, quindi, due campi di indagine dell’essere umano che potranno concorrere insieme al suo benessere.

Come ha affermato Osho, uno dei più noti insegnanti contemporanei di Yoga: «una persona può essere allo stesso tempo scientifica e religiosa: questo sarà l’essere umano totale (Liberi di essere – Il libro della comprensione).

APPROFONDIMENTI

Le tante facce della conoscenza




Spiritualità e religioni

La spiritualità, originata dalle conoscenze mistiche, ha talora generato dottrine o religioni che a questi mistici si sono ispirate e che hanno istituzionalizzato e tramandato il loro messaggio, ponendoli a fondatori e profeti. Nella storia orientale dunque, nonostante le loro evidenti differenze, Induismo, Buddismo, Taoismo e Zen basano la loro natura più intima su di una proclamata universalità, che altro non è se non affermazione di appartenenza alla totalità.

Questo discorso, che non è qui possibile affrontare per la sua vastità, potrebbe allargarsi ad altre dottrine quali l’Islamismo, il Cristianesimo e l’Ebraismo.

Alcuni dei fenomeni elencati in precedenza, tutti caratterizzati dalla universalità di visione, evidenziata anche dall’etimologia del termine (religo = lego insieme), hanno “personalizzato” questa dimensione sovraumana chiamandola Dio, Allah, Krishna, ecc…, nomi e forme che esprimono l’affiliazione a una o più divinità, simboli che consentono una più facile comprensione di un’inesprimibile trascendenza, che consiste nella ricerca di realizzazione di una dimensione sovra-umana.

Lo Yoga, nelle interpretazioni più illuminate, ha spesso cercato e trovato punti di contatto con le altre credenze spirituali; per quanto riguarda in particolare il cristianesimo molte sono stati i tentativi di gemellaggio dottrinale tentati da illustri maestri indiani (un esempio il libro Il Vangelo di Gesù secondo Paramhansa Yogananda) o le interazioni pratiche, come l’uso della non violenza ghandiana nell’ambito dell’impronta cristiana espressa dal movimento per i diritti civili di Martin Luther King.

Se quella prima ipotizzata è l’essenza originaria delle religioni, il loro ruolo e la funzione storica esercitata è fonte di discussione e di grandi controversie. Su di esse è arduo esprimere un giudizio unitario, nonché valutare le diversità espresse all’interno di atteggiamenti e comportamenti istituzionali e tra questi e quelli dei singoli esponenti e aderenti.

Più corretto appare invece interrogarsi sulla rispondenza di ciò che le religioni hanno predicato e praticato fino ad oggi ai principi “spirituali” che le hanno ispirate.

In particolare sembra importante il riferimento a due aspetti fondamentali: il primo è quello del “senso di unione”, principio spirituale fondamentale che viene sviluppato tra gli uomini e tra questi e la natura e dei valori conseguenti; il secondo riguarda la crescita degli individui verso la partecipazione al Tutto, il loro cammino di “Realizzazione”, il loro “procedere verso Dio”: tutti i sistemi elaborati dai mistici prevedono infatti specifici percorsi di realizzazione, potenzialmente accessibili a tutti.

Rispetto al primo punto, non si può credere che le guerre scatenate in nome di Dio, le persecuzioni e le discriminazioni di ogni tipo, qualsiasi tipo di settarismo, rifiuto, fuga e alienazione dal contesto generale siano compatibili con una pratica di integrazione universale e ricerca del senso comune dell’esistenza; è dunque importante vedere come ogni teoria e pratica di conflitto e persino divisione siano in evidente contrasto con una basilare spiritualità.

Atteggiamento di sostanziale spiritualità è innanzi tutto quello di rispettare ed accettare gli altri, comprendere le altrui ragioni senza farsi influenzare dai pregiudizi e sapendo anche mettere da parte le proprie convinzioni per ascoltarli: tutte le opinioni hanno ragione di essere, tutti gli uomini hanno pari dignità di esistenza; manifestare le proprie idee è solo uno scambio di esperienza e non enunciazione di verità.

Per quanto riguarda il secondo aspetto, perplessità altrettanto forti si possono avere sulle istituzioni o sui gruppi che, invece di aver cura della crescita ed evoluzione degli individui, organizzano sistemi di potere basati su ferree gerarchie autoritarie, i cui vertici sono i soli detentori della “verità”. Questi sistemi, attraverso un insegnamento talora dogmatico e legato alla trasmissione di tradizioni, piuttosto che facendo leva sul vissuto personale, troppo spesso vengono usati da alcuni uomini per manipolare e soggiogare altri esseri e costruire meccanismi di dipendenza e potere, piuttosto che strumenti di emancipazione, liberazione e fratellanza.

Siffatti atteggiamenti e comportamenti, laddove riscontrabili, sembrano assolutamente contraddire gli insegnamenti originari basati sulla pari importanza e dignità degli individui.

Resta inteso che tali critiche all’uso strumentale delle religioni non intendono misconoscere i meriti di tanti uomini di buona volontà, che, in modo diverso, aderiscono a queste fedi e dedicano le loro energie ad attività utili per il bene comune e perfettamente rispondenti ai criteri spirituali prima enunciati.

APPROFONDIMENTI

La conoscenza spirituale




Misurare e migliorare la Qualità della vita.

La Qualità della vita (QDV) può essere misurata tramite una grande quantità di indicatori.

Nel libro Qualità della vita e benessere psicologico (di Goldwurm G., Baruffi M., Colombo F.), vengono considerati alcuni aspetti, distinti in oggettivi e soggettivi.

Aspetti della QDV oggettivi

  • l’abitazione
  • il lavoro
  • il livello economico
  • il reddito
  • il tempo libero e la sua organizzazione
  • l’ambiente fisico, ecologico
  • la rete di relazioni sociali e culturali
  • l’istruzione e il sistema educativo
  • il livello di salute e l’efficacia dei servizi sociali e sanitari
  • la sicurezza sociale
  • i provvedimenti per evitare disuguaglianze verso i membri più deboli della società
  • gli interventi per tutelare i pensionati, i disoccupati, i bambini, i minorati fisici e psichici
  • il rispetto delle minoranze e dei diritti umani in generale
  • il grado di libertà, giustizia e democrazia di un Paese

Aspetti della QDV soggettivi

  • La percezione del proprio benessere psicologico e del proprio funzionamento fisico e sociale
  • La percezione soggettiva individuale della propria esistenza
  • Il soddisfacimento delle proprie aspirazioni
  • L’autovalutazione della propria realizzazione nel contesto del proprio sistema di valori e nelle varie aree della vita (famiglia, lavoro, amicizia, sessualità, pensionamento, salute, ecc…)
  • La stima globale di sé

Nello stesso libro troviamo i 14 fondamentali della felicità secondo Fordyce, studioso di Psicologia Positiva; questi fondamentali della felicità sono caratteristiche che contraddistinguono le persone felici da quelle che non lo sono e che possono essere appresi e migliorati per essere più felice.

Alcuni di questi principi sono più inerenti agli aspetti comportamentali delle persone, ovvero ciò che fanno concretamente per raggiungere il proprio benessere; altri sono per lo più cognitivi, ovvero riguardano i pensieri che favoriscono o meno i comportamenti ritenuti importanti per la felicità.

  1. Essere più attivi e tenersi occupati:investire le energie in attività coinvolgenti e piacevoli incrementa i sentimenti positivi e la soddisfazione personale.
  2. Passare più tempo socializzando:le persone più soddisfatte e felici hanno una buona vita sociale, in particolare se instaurano relazioni profonde e intime.
  3. Essere produttivi svolgendo attività che abbiano significato:cercare di raggiungere obiettivi e mete cui si dà valore favorisce la soddisfazione personale.
  4. Organizzarsi meglio e pianificare le cose: l’efficienza personale aumenta la soddisfazione, mentre procrastinare, spesso deprime o induce sentimenti negativi come il senso di colpa.
  5. Smettere di preoccuparsi: La felicità di una persona aumenta quando diminuiscono i pensieri negativi e le persone felici si preoccupano molto meno della maggior parte della gente
  6. Ridimensionare le proprie aspettative e aspirazioni:le aspettative difficilmente realizzabili o poco realistiche portano a frustrazione e delusione, al contrario vanno ricercate quelle più adatte alle nostre risorse e potenzialità, che diventeranno così più probabili da realizzare, favorendo soddisfazione e felicità;. È utile dunque conoscere le proprie risorse e i propri limiti, in modo da domandare alla vita quello che si ha la capacità di ottenere.
  7. Sviluppare pensieri ottimistici e positivi:il pensiero positivo e l’ottimismo spingono a mettersi in gioco e ad agire, favorendo così la possibilità di realizzare i propri obiettivi; se pensiamo di poter realizzare qualcosa, siamo anche invogliati a darci da fare e questo comportamento aumenterà le probabilità di raggiungere ciò che desideriamo.
  8. Essere orientati al presente:pensare troppo al passato o al futuro, sia in positivo che in negativo, allontana dalle nostre risorse presenti, mentre stare invece più sul qui e ora, aiuta a dare valore ad ogni giorno e godere delle opportunità quotidiane
  9. Lavorare ad una sana personalità:accettare noi stessi per quello che siamo, sia con pregi che con difetti e nel caso lavorare su aspetti di noi che non ci soddisfano, questo favorisce una buona immagine di sè; è necessario conoscersi, accettarsi, essere se stessi e volersi bene.
  10. Sviluppare una personalità socievole:avere relazioni sociali, soprattutto con persone che ci rinforzino positivamente aiuta la propria autostima, oltre ad aumentare la probabilità di conoscere persone significative per la nostra vita.
  11. Essere se stessi:essere autentici e non “modificarsi” per piacere agli altri, in quanto questo genera ansia.
  12. Eliminare sentimenti negativi e problemi: accumulare pensieri e sentimenti negativi ( rabbia, senso di colpa, risentimento, senso di inadeguatezza) porta a una condizione di infelicità.
  13. I rapporti intimi sono la fonte principale di felicità: è importante però che questi siano basati sul piacere e non sul bisogno per colmare un vuoto, altrimenti si crea solo una dipendenza dall’altro. Le relazioni tra persone felici si fondano sul piacere e il rapporto è espressione di pienezza, non di mancanza.
  14. Considerare la felicità la priorità numero 1 Considerare la felicità una priorità nella vita di tutti i giorni e il suo raggiungimento come la maggior occupazione della vita è fondamentale per ottenerla.

APPROFONDIMENTI

8 modi per sconfiggere i pensieri negativi

Test – La scala di soddisfazione della vita

Felicità, benessere, salute, Qualità della Vita




Educazione e società

Non è possibile dare un senso univoco al concetto di educazione né un indirizzo unitario alla sua storia e un discorso su di essa va necessariamente contestualizzato e inquadrato alla luce del suo mondo e del suo tempo.

È però possibile tuttavia trovare un senso comune delle prassi educative e formative nell’obiettivo di trasmettere, in modo consapevole ed organizzato, le conoscenze, le competenze e le abilità ritenute adeguate per lo sviluppo della persona e la sua introduzione attiva nelle società di appartenenza.

L’educazione, conseguentemente, è stata sempre inevitabilmente condizionata dalla cultura di ogni società, dai suoi valori, dalle sue esigenze e, in generale, dalla sua visione della vita.

Se il modello sociale ha influenzato i modelli e le pratiche educative, selezionando e promuovendo quelle ritenute più idonee, l’educazione, a sua volta, attraverso le attività di formazione degli individui, è stata una fondamentale componente per l’evoluzione dell’organizzazione sociale.

Nel corso del Novecento, al fine di promuovere  un processo di trasformazione e un miglioramento della società, il rapporto di reciproca influenza tra questa e l’educazione è stato oggetto di numerose riflessioni. Di particolare interesse i lavori di Jhon Dewey, uno dei maggiori esponenti delle Scuole Progressive negli USA, che ha sottolineato la stretta relazione che intercorre tra i fatti sociali e i fenomeni educativi, evidenziando la funzione sociale e politica dell’educazione quale “processo di nutrizione, di allevamento, di coltivazione”degli individui, che da una parte li conduce a far parte della società, dall’altra si occupa del pieno sviluppo delle loro facoltà e possibilità.

L’educazione contemporanea riflette i rapidi e complessi cambiamenti dell’attuale epoca, che è caratterizzata dall’incertezza, dalla precarietà, dalla non definitività dei generi di vita, che coinvolgono fondamentali settori dell’esistenza quali i rapporti sentimentali, il lavoro, nonché l’etica, sia essa laica o religiosa.

Questa situazione è aggravata dalla trasformazione della famiglia nucleare, che ha precedentemente costituito un importante elemento educativo: il tempo dedicato agli affetti viene sacrificato a quello della produzione e del consumo, si elevano il periodo di non autonomia ed i tempi di emancipazione e realizzazione sociale, si evidenziano carenze educative dovute alla mancanza di un nucleo familiare che funga da significativo riferimento.

Questa incertezza rispetto ad una prospettiva umana comune si riflette in ambito educativo, in cui è evidente la mancanza di una visione unitaria che guidi sia la teoria dell’educazione (pedagogia generale), sia le analisi e le proposte operative.

È possibile dunque osservare la presenza di un coacervo di programmazioni fini a se stesse, di una notevole quantità di caos, unitamente ad una grande varietà di situazioni particolari, al disorientamento del sistema educativo di diversi paesi occidentali e alla conseguente crisi di identità nella formazione dei formatori; risulta difficoltosa per gli educatori e i genitori ogni possibilità di previsione e di progettazione.

Inoltre la rivalità tra gli stati e la spietata concorrenza dei mercati stimolano la creazione di specialisti, le cui conoscenze ed attività sono sempre più parcellizzate e prive di riferimento generale.

Le Scienze dell’educazione, per quanto valide nei loro contenuti, non offrono un riferimento globale; sorgono le più svariate teorie pedagogiche che, per quanto meritevoli di interesse, finiscono spesso per essere conflittuali tra loro.

L’educazione, oggi spesso limitata a mera istruzione, per recuperare un ruolo centrale ha necessità di ridefinirsi come un percorso di ricerca di significato, che ha come finalità il costituirsi di una visione unitaria di se stessi e della vita, degli altri, del mondo intero.

Per raggiungere questo scopo è necessario ridefinire e alimentare una visione comune dell’attività educativa, che ponga obiettivi condivisibili per la maggior parte delle forze interessate, dalla quale far discendere teorie e pratiche formative volte a migliorare educazione e vita.

La conoscenza e lo sviluppo di teorie e pratiche educative diverse, da poter essere alternativamente usate a seconda della consonanza al contesto, può rappresentare una ricchezza qualora si sviluppi la consapevolezza e la pratica di principi e valori generali a cui ispirarsi in ogni situazione, in particolare quelli adeguati per la costruzione di una società globale in termini auspicabili.

In un percorso privo di pregiudizi, insomma, l’uomo non deve temere di prendere spunto da tutte le possibili esperienze umane, qualunque sia il loro approccio alla conoscenza o la cultura da cui derivano.

Come ormai gli uomini si muovono sulla terra superando frontiere convenzionali, ancor più facilmente il sapere può e deve estendersi, integrarsi e di conseguenza arricchirsi.

APPROFONDIMENTI

Educazione evolutiva

Verso un umanesimo cosmopolita




8 modi per sconfiggere i pensieri negativi

Gli 8 modi per sconfiggere i pensieri negativi sotto riportati, inerenti a una ricerca secondo la quale è possibile eliminare i pensieri disturbanti e ricorrenti, sono tratti da un articolo di Daniela Cangelosi reperibile all’indirizzo http://spazio-psicologia.com.

  1. Distrarsi

La tendenza naturale della mente è quella di focalizzare più cose.

Ma per quanto possa sembrare strano, gli studi suggeriscono, che è meglio concentrarsi su una cosa ben definita, piuttosto che permettere alla mente di divagare.

Questo perché la mente che vaga senza un obiettivo è in relazione ad uno stato di insoddisfazione: è meglio concentrarsi su un brano musicale, o su un programma alla tv o su un compito.

  1. Evitare lo stress

Un altro modo intuitivo per evitare pensieri persistenti consiste nell’impegnarsi in attività frenetiche, che sottraggono energia mentale ai pensieri indesiderati. Quando fu testato scientificamente, ciò risultò un cattivo approccio. Infatti, la stanchezza favorisce con maggiore forza il ritorno dei pensieri spiacevoli.

  1. Rimandare il pensiero dopo

Se cercare continuamente di sopprimere un pensiero, non fa altro che rinforzarlo, il rimandarlo a dopo, invece, può risultare efficace.

I ricercatori hanno provato a chiedere alle persone con pensieri ansiosi persistenti di rinviare le loro preoccupazioni in un certo momento della giornata, all’interno di un tempo designato della durata di 30 minuti. Alcuni studi suggeriscono che tale strategia sia terapeutica.

Così le ansie vengono contenute all’interno di un “periodo di preoccupazione” tranquillizzando la mente per il resto del tempo.

4.Terapia paradossale

Che cosa succede se, invece di cercare di sopprimere un pensiero ripetitivo ad esempio, sulla morte, ci si concentra su di esso?

Sembra paradossale che focalizzarsi su un pensiero possa aiutare a mandarlo via, ma alcune ricerche suggeriscono che funziona. Si basa sull’ormai consolidato principio della ‘terapia dell’esposizione’.

Questo è vero, per esempio, per gli aracnofobici: se sono sottoposti gradualmente all’esposizone dei ragni, la loro paura comincia a svanire. Questo approccio può essere utile per i pensieri disturbanti ed ossessivi e per i comportamenti compulsivi.

  1. Accettazione

Sulla stessa linea, anche se il metodo non è così diretto, esistono delle evidenze che dimostrano che il tentativo di accettare i pensieri indesiderati, piuttosto che lottare con essi, può essere utile. Uno studio ha registrato un diminuito disagio nei partecipanti. Queste erano le istruzioni che erano state date:

“Lottare con il tuo pensiero persistente… è come lottare nelle sabbie mobili. Voglio  che guardiate i vostri pensieri. Immaginate che stiano venendo fuori…come soldati in marcia. Voglio che permettiate ai soldati di marciare di fronte a voi, come un piccolo corteo. Non discutete con essi e non mandateli via. Basta vederli marciare”.(Marcks & Woods, 2005, p. 440)

  1. Meditazione

Come l’accettazione, la Mindfulness Buddista promuove un’attitudine alla compassione e al non giudizio verso i pensieri che attraversano la mente.

  1. Autoaffermazione

Consiste nel pensare ed esprimere i propri valori, i propri sentimenti e le proprie convinzioni secondo modalità appropriate; è positivo mostrarsi per ciò che si è e difendere i propri punti di vista. E’ stato scoperto che ciò, tra gli altri benefici, serve ad aumentare la fiducia sociale e l’auto-controllo.

  1. Scrivere

Mettere nero su bianco i propri pensieri e sentimenti più profondi ha vari benefici sulla salute psicologica, in quanto la scrittura agisce emotivamente, contribuendo a ridurre i pensieri ricorrenti indesiderati.




Verso un umanesimo cosmopolita

La globalizzazione, cui spesso è attribuita una connotazione negativa, può anche essere vista evidenziando anche le opportunità che offre di sviluppare potenzialità positive: è un modo di concepire una realtà più vasta e di operare su di essa; offre dunque anche la possibilità di una visione unitaria del mondo e completa della vita.

Ciò che serve, infatti, non è contrastare la globalizzazione, ma un recupero della dimensione unitaria dell’uomo e della vita, il cui senso va realizzato attraverso l’attività comune, basandosi su principi e valori che promuovano giustizia, pace e cooperazione.

In un mondo globale sembra dunque opportuno più che mai adottare una “filosofia di vita” anch’essa globale, che approfondisca il legame tra tutti gli uomini, contemperando dimensione individuale e universale, per gestire i conflitti e comporli con generale soddisfazione.

Il diritto e l’importanza dell’individuo vanno inquadrati nell’intera comunità umana dalla quale ricevere posizione e significato; è fondamentale per un favorevole progresso sociale che gli individui si sentano uniti dal fatto di lavorare in una comune direzione e sappiano perseguire esigenze e scopi comuni.

Senza negare una dimensione individuale, solo se si riesce a vedere il vantaggio di andare al di là dei propri interessi particolaristici si può costruire un mondo giusto e solidale, in cui si ponga un limite allo sfruttamento delle risorse umane e ambientali e si adotti uno sviluppo sostenibile, finalizzando le politiche economiche globali alla lotta contro la disuguaglianza e la povertà.

Sfruttando l’integrazione e lo scambio di conoscenze è possibile implementare la cooperazione, privilegiando le comunanze che possono apportare ricchezza di contributi creativi, pur nel rispetto delle differenze e della specificità delle esigenze.

L’informazione diffusa su scala mondiale può favorire la partecipazione di grandi masse in tutti i paesi del mondo in battaglie per la “globalizzazione dei diritti”.

Un tale modello di sviluppo si può dire sposi «un modello ‘ecologico’, in base al quale la vita delle parti è tanto migliore quanto migliori sono le relazioni tra le parti» (Pasqualotto G., East & West, Venezia, 2007, Marsilio, p. 72).

Risulta ormai sempre più evidente e urgente porre le basi di un “uomo globale”, promotore e interprete di un nuovo umanesimo, che ponga l’uomo al centro e la tecnica come strumento per la sua realizzazione e felicità, contrastando la tendenza che vede gli uomini al servizio dei beni e della ricchezza, piuttosto che viceversa.

Parte fondante di tale progetto è un rinnovamento della cultura e dell’educazione, che supporti lo sviluppo di una società diversa.

APPROFONDIMENTI

L’uomo globale

Educazione evolutiva

Le tante facce della conoscenza

Lo Yoga per l’evoluzione sociale

Educazione e società




L’uomo globale

L’uomo da formare, che più utilmente potrà affrontare le sfide del futuro, deve innanzitutto comprendere quanto la collaborazione sia lo strumento più efficace per ottenere i risultati desiderati, avere come obiettivo il migliore destino comune per l’umanità intera, conscio dei legami essenziali con gli altri individui.

Partendo da questo presupposto utilizzerà la propria personalità per una partecipazione costruttiva, ma anche critica alla vita sociale, con apertura mentale, flessibilità e disponibilità a ridiscutere le proprie conoscenze, alla luce di nuove possibilità, trovando ogni volta la teoria e l’azione più adatta per raggiungere un nuovo equilibrio adatto al mutare degli eventi.

C’è infatti da prendere atto che il processo storico e culturale contemporaneo ha spostato il concetto stesso della conoscenza dall’affidarsi ad una verità assoluta, esterna e immutabile, alla ricerca di verità di ogni individuo, relative alla sua esperienza e potenzialmente soggette a modifica. Sempre più privo di soluzioni già pronte per l’uso, ovunque e comunque valide, l’essere umano è spinto a sviluppare la consapevolezza, oltre che delle connessioni tra i vari saperi, dei limiti di ognuno di essi e a scegliere liberamente tra più opzioni, nonché a sapere ridiscutere le sue convinzioni quando queste si dimostrino superabili.

Questa consapevolezza è la base più adatta per disegnare un futuro pragmaticamente utile con un nuovo senso e valore dell’esistenza; una visione della vita da cui sviluppare chiarezza, ordine e valore, in sintonia con le conoscenze più moderne.

Essa può aiutarci a «vivere bene in un mondo dell’immanenza in cui ognuno di noi non ha, in ultima istanza, da rendere conto che a se stesso – e questo render conto a se stesso, lo sappiamo bene, è il più difficile e il più delicato dei rendiconti» (Schlanger J., Come vivere felici, Genova, 2002, Il Melangolo, p. 7).

Fra le potenzialità individuali è decisamente desiderabile un ulteriore sviluppo di atteggiamenti genuinamente intelligenti ed anche scientifici nel modo di pensare e di agire, per porre contrasto, come ha sostenuto il filosofo americano Dewey, «al pregiudizio, al dogma, all’autorità, all’uso coercitivo della forza in difesa di interessi particolari» (L’unità della scienza come problema sociale [Unity of Science as a Social Problem, 1938], traduzione di P. Lucisano, in «Cadmo», VIII, 22, Aprile 2000, p. 37).

Si può però ritenere che l’atteggiamento scientifico non costituisca la sola e definitiva alternativa ai “mali” prima esposti e che il sapere critico-razionale non sia sufficiente per interrogarsi e progredire sui significati del vivere, ricerca ineludibile per il genere umano.

La conoscenza sempre più forte del legame tra gli esseri ed il loro mondo, la percezione di questo legame globale è piuttosto l’oggetto caratteristico di una “via del cuore”, una funzione dell’”anima”, la cui cura resta, ancora oggi, di fondamentale importanza.

APPROFONDIMENTI

Educazione evolutiva




Le tante facce della conoscenza

Da sempre l’uomo ha cercato di comprendere la realtà circostante e quella interiore, per poter adottare i comportamenti più vantaggiosi per la sua esistenza.

La sistematizzazione delle esperienze ha dato vita a numerose interpretazioni e rappresentazioni concettuali della realtà di tipo diverso, quali, ad esempio, il mito, la religione, la filosofia e la scienza.

La realtà, però, ha dimostrato finora di potere offrire una quantità di significati potenzialmente infiniti, tanto più numerosi quanto più si moltiplicano le conoscenze e di sapere sfuggire alla possibilità di una comprensione e definizione definitiva; qualsiasi descrizione l’uomo voglia darne, prima o poi, risulta inadeguata ad affrontarne tutti gli aspetti.

Tra le conoscenze tramandate e conosciute, non solo nessuna è riuscita finora a costituirsi come unico, certo riferimento in grado di descrivere la verità della vita nella sua interezza, ma si dubita persino che ciò sia possibile.

L’idea stessa di verità e di realtà sono ormai sottoposte a forti critiche; a supporto di tali posizioni basti pensare che la conoscenza umana è sottoposta ai limiti dei sensi che recepiscono gli stimoli sensoriali, a quelli del  cervello che li elaborano, nonché ai filtri operati dalla selezione culturale e sociale.

Chi perviene a questa consapevolezza può ipotizzare dunque non solo di “non sapere”, ma anche di “non poter sapere”, non poter conoscere, una volta per tutte, una verità assoluta, valida sempre e per tutto.

Dubbi di questo tipo, già presenti nella storia del pensiero antico anche occidentale, a cominciare dai sofisti e da Socrate, trovano in tempi recenti espressione e conforto nelle teorie di numerosi pensatori.

Secondo lo psicologo statunitense J. Bruner vanno considerate sia la limitazione inerente alla stessa natura del funzionamento della mente, sia il fatto che la cultura plasma la mente e cioè ci fornisce l’insieme di strumenti con i quali costruiamo la nostra concezione del mondo, di noi stessi e delle nostre capacità.

Goodman, filosofo americano, ha sostenuto che qualsiasi cosa entri nel nostro campo di esperienza è già organizzata all’interno di un determinato “schema concettuale” e che, di conseguenza, non si può cogliere un mondo reale in sé; inoltre, essendoci tanti modi di costruire la realtà, si danno una pluralità di realtà tante quante sono le nostre versioni.

La scienza contemporanea è arrivata a criticare le nozioni di oggetto, spazio e tempo; le neuroscienze identificano il cervello come creatore di ciò che il senso comune continua a chiamare realtà. Secondo lo storico della scienza E. Bellone c’è qualcosa fuori dall’uomo, ma la sua struttura è frutto della costruzione di reti neuronali.

Per G. Bateson, antropologo, sociologo e psicologo britannico, la descrizione dei fenomeni non corrisponde ai fenomeni stessi (la mappa non è il territorio) ed esistono versioni molteplici del mondo.

Per il filosofo francese C. Castoriadis non esistono luoghi o punti di vista esterni alla storia e alla società, ogni forma del pensiero è creazione di immagini a partire dalle quali si può parlare di qualcosa. La società fornisce all’individuo il suo senso di essere, istituisce il mondo di significati.

Tali acquisizioni non sono ancora diffuse nella mentalità comune e gli uomini continuano inevitabilmente ad essere guidati dalle conoscenze finora acquisite; non solo religiosi, filosofi e scienziati, ma ogni individuo, a suo modo, più o meno consapevolmente, adotta una sua visione, una “filosofia di vita” che tende a dirigerne l’azione quotidiana dando un senso alla sua esistenza, tramite opzioni operative, attività, che derivano dall’ordine assegnato ai valori conseguenti al modo di “vedere” la vita.

L’esperienza della realtà ha comunque bisogno di essere organizzata per mezzo di simboli concettuali e verbali che la possano rappresentare, far ricordare e comunicare.

Le persone quindi costruiscono collettivamente concetti che rendono oggettiva, cioè condivisibile tra comunità di individui, la loro comprensione delle cose (oggetti, animali e uomini). Questi concetti culturali mettono in grado le persone di comunicare in merito alle cose stesse e alla vita.

“I concetti culturali inoltre organizzano il modo in cui le persone percepiscono, immaginano, pensano, ricordano e le sensazioni che hanno delle cose. In altri termini, i concetti costruiti collettivamente compongono la cultura, e i simboli culturali organizzano i fenomeni psicologici” (Ratner C., Cultural psychology and qualitative methodology, New York and London, Plenum Press, 1997, p. 26).

Anche se un unico sistema non può organizzare con certezza il sapere, si può pur sempre esplorare l’ipotesi di adottare più modelli che,  dichiarando i presupposti dai quale muovono e il loro perimetro di competenza, possano essere usati, a seconda delle esigenze,  per «rendere possibile il prosieguo favorevole dell’azione», come diceva il filosofo e pedagogista Dewey.

Sembra necessario e auspicabile, per una ulteriore evoluzione, che i diversi tipi di conoscenza possano integrarsi utilmente, seppure la frammentazione e molteplicità delle discipline, la vastità dei contenuti e la specializzazione dei linguaggi dei singoli saperi rendono, oggi, faticose le ricerche di reciproci legami.

Una tale integrazione può e deve accompagnare gli uomini nel superare le difficoltà e avanzare verso un mondo in cui questi realizzino una consapevolezza sempre più piena di una dimensione collettiva dell’umanità e della natura, ove le varie conoscenze possono utilmente supportare il progredire umano, così come ipotizzato da W. Heisenberg (citato in Capra F., Il tao della fisica, Milano, Adelphi, 1982, p. 9): “… è probabilmente vero in linea di massima che della storia del pensiero umano gli sviluppi più fruttuosi si verificano spesso ai punti di interferenza tra due diverse linee di pensiero. Queste linee possono avere le loro radici in parti assolutamente diverse della cultura umana, in tempi diversi e in ambienti culturali diversi o di diverse tradizioni religiose; perciò, se esse realmente si incontrano, cioè, se vengono a trovarsi in rapporti sufficientemente stretti da dare origine a una effettiva interazione, si può allora sperare che possano seguirne nuovi e interessanti sviluppi.”

Per andare in questa direzione, ed evitare le incomprensioni di una moderna Babele, è dunque importante capire presupposti, campo di applicazione, principi e valori di ogni conoscenza e analizzare le sue possibili interazione con le altre.

In questa dimensione globale va realizzato quanto la conoscenza non ha confini né paternità: è patrimonio dell’umanità intera. A chiunque lo desideri la vita mette a disposizione un’unica lezione, scritta con parole di differenti alfabeti sui diversi capitoli dello stesso libro.

Di questo patrimonio esperienziale e culturale del percorso umano fa parte lo Yoga, che si caratterizza, da secoli come strumento di benessere.

Sarà importante dunque delineare i rapporti di questa disciplina con altri saperi, per definirne i limiti di applicazione nonché la sua possibile funzione in un percorso di sviluppo sociale.

APPROFONDIMENTI

La torre di Babele

La conoscenza spirituale

Lo Yoga

Lo Yoga per l’evoluzione sociale




La conoscenza spirituale

In tempi e luoghi differenti del pianeta diversi uomini hanno sostenuto di avere sperimentato particolari esperienze trascendenti, così dette in quanto la caratteristica che le accomuna è il vissuto di una dimensione che va oltre l’individualità e comporta stati di coscienza e conoscenza superindividuali.

Ognuno di questi uomini ha cercato a suo modo di comunicare la sua esperienza ed ha divulgato propri insegnamenti delineando un percorso, seguendo il quale altri uomini avrebbero potuto, essi stessi, sperimentarla in prima persona.

Tali esperienze, che potremmo chiamare ‘mistiche’ (mystikos = segreto), poiché intente a penetrare il mistero della vita, non sono semplici da decifrare né da accostare tra loro per varie ragioni.

Innanzitutto i messaggi elaborati dai mistici sono spesso diversi nei contenuti e nelle modalità espressive; essi formulano teorie e dottrine che trovano significato e coerenza all’interno del sistema in cui sono strutturate.

Un aspetto ancora più problematico è insito nella natura della conoscenza che propongono, che esige l’esperienza diretta, piuttosto che l’approccio logico e razionale.

Infine la diversità dei messaggi deriva anche dalle differenti personalità di coloro che li hanno originati, nonché dalle differenze ambientali e culturali dei loro ascoltatori.

Nonostante ciò, è però possibile individuare una fondamentale caratteristica comune a questi tipi di conoscenza, non certo esclusivi del mondo induista e dello Yoga: il superamento della visione individuale della realtà e la percezione di una dimensione totale, unitaria, cui si può accostare il termine di “spiritualità”, inteso quale comune sostrato che unisce ed affratella l’esistente senza limiti di spazio e di tempo.

Questa spiritualità, che esprime un bisogno di totalità è parte importante della storia umana non meno del suo intendersi come individualità singole e irripetibili.

APPROFONDIMENTI

Le tante facce della conoscenza

Spiritualità e religioni




La Qualità della Vita per l’OMS

Il concetto di Qualità della Vita (QdV) è stato definito dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come la percezione che le persone hanno della propria collocazione nella vita, in riferimento al contesto culturale, al proprio sistema di valori, ai propri obiettivi, aspettative ed interessi. Si riferisce quindi allo stato di salute fisico e psicologico di ogni singolo individuo, al livello di indipendenza, alle relazioni sociali, alle credenze personali e al rapporto con le caratteristiche del proprio ambiente di vita.

Si denota quindi come la Qualità della Vita sia un concetto del tutto soggettivo,  propria di un determinato contesto. Secondo l’OMS, vi sarebbero sei ambiti principali a cui fa riferimento la qualità della vita:

  1. ambito fisico: come per esempio stanchezza, stress, energia;
  2. ambito psicologico: riferito ad esempio agli stati d’animo e sentimenti;
  3. livello di indipendenza: esempio lavoro, mobilità, disoccupazione..;
  4. relazioni sociali: che favoriscano un buon supporto sociale;
  5. ambiente: esempio l’accessibilità ai vari servizi, tra cui quelli sanitari;
  6. credenze personali: per esempio sulla spiritualità, senso della vita..

La Qualità della Vita denoterebbe quindi il modo in cui ogni individuo sente e vede soddisfatti i propri bisogni e la possibilità di raggiungere la felicità e realizzazione personale, a prescindere dal proprio stato di salute e dalle condizioni sociali ed economiche.

Gli studiosi della Qualità della Vita sostengono che vi siano quindi due aspetti misurabili di questa:

  • misurabilità oggettiva: data dagli aspetti più materiali nei vari contesti come il lavoro, famiglia, relazioni sociali;
  • misurabilità soggettiva: data dalla percezione  e valutazione soggettiva che si ha rispetto alla propria vita individuale e collettiva nei vari contesti di vita;

APPROFONDIMENTI

Il benessere

Felicità, benessere, salute, qualità della vita