Brockwood Park School – Educare all’arte del vivere

Secondo J. Krishnamurti il compito dell’educazione consiste proprio nel risvegliare l’individuo ed educarlo all’arte del vivere: le scuole che si ispirano a Krishnamurti intendono essere ambienti che aiutano studenti ed insegnanti a “fiorire” in modo naturale, lasciando dispiegarsi la coscienza, schiudersi la mente, il cuore e il benessere fisico”, tramite un’educazione che crea lo spazio per lo sviluppo di un essere umano completo.

Il primo passo da compiere è dunque liberare l’individuo dai condizionamenti, da tutte le forme di dipendenza e autorità che derivano dall’esterno, educare il cervello a manifestarsi in libertà, lasciando fiorire pensieri e sentimenti, attraverso lo sviluppo di una mente libera e di uno spirito religioso, che non sia parte di nessun gruppo, chiesa o religione, né condizionato dall’ambiente. Il vero spirito religioso è una mente fresca, innocente, sempre giovane, una mente che non avendo legami o paure può vivere la Vita, Dio e un eterno presente con atteggiamento meditativo.

La meditazione è lo stato di silenzio che libera la mente dall’incessante interferenza del pensiero, è alla base dell’arte dell’imparare e di una educazione che consiste in uno stato di apprendimento costante dalla Vita. Meditare è vivere in comunione con il movimento della Vita, la meditazione è una guida nel cammino attraverso “la terra senza sentieri” che dischiude la Verità.

La nuova società auspicata da Krishnamurti non vuole essere un’utopia legata ad un futuro più roseo, ma un modo d’essere e di fare nel presente e dunque in questo risiede il valore dei centri educativi, luoghi creati per dare modo a menti relativamente spoglie da sovrastrutture devianti di crescere e svilupparsi in modo da non replicare valori inconsistenti e dannosi.

L’educazione cambia prospettiva: non è più collegata ad una necessità contingente, ma piuttosto mira a comprendere il valore educativo che scaturisce dalla focalizzazione della coscienza in ogni attimo della vita. Egli va oltre le frontiere di una determinata cultura e stabilisce un diverso sistema di valori capaci di dare vita ad una nuova società.

L’insegnamento di Krishnamurti può quindi essere definito globale e integrato, in quanto basato su un approccio educativo che prende in considerazione l’individuo nella sua totalità, che tocca ogni aspetto dell’esistenza, e mira a rendere l’individuo un essere umano integrato e quindi senza conflitti poiché nessuna parte viene esclusa o approfondita a scapito di un’altra (dal testo di Shila Morelli, Educare alla vita – Il caso della Brockwood Park School, prova finale del Corso di Laurea Magistrale in Lingue, Culture e Comunicazione Internazionale. Università degli studi di Milano – Interfacoltà di Scienze Politiche e Lettere e Filosofia. A.A. 2008/09)

Brockwood Park School è una scuola residenziale internazionale strutturata per accogliere più o meno sessanta studenti dai 14 ai 19 anni. È stata fondata nel 1969 dallo stesso Krishnamurti.

È situata in una grande tenuta nella campagna dell’Hampshire a un’ora da Londra. Come le altre scuole Krishnamurti sorge in un ambiente estremamente gradevole sia dal punto di vista architettonico che naturale; la bellezza è ritenuta importante non soltanto perché fonte di piacere, ma poiché la sensibilità alla bellezza è considerata indispensabile per una sana crescita.

Il rapporto con la natura è inoltre parte dello sviluppo di un essere umano integrato non solo nella dimensione sociale, ma anche rispettoso e responsabile verso l’ambiente.

La scuola incentiva questa relazione con la specifica presenza di un’attività denominata “Care for the Earth”, che implica il lavoro dello studente nell’orto della scuola. Tale attività non è vista come un lavoro, ma come mezzo per creare una relazione con il mondo naturale. A Brockwood la cucina è vegetariana e, per quanto possibile, vengono usati prodotti biologici, molti dei quali coltivati nel suo orto.

Una comunità che impara (la definizione è dello stesso Krishnamurti)

Brockwood ospita studenti di entrambi i sessi, provenienti da circa 25 paesi. È innanzitutto una comunità: insegnanti e studenti vivono in comunanza condividendo le attività e il tempo libero, e si prendono cura personalmente, oltre che degli studi e dello sport, della scuola e dell’ambiente che la circonda, occupandosi anche della loro pulizia e ordinaria manutenzione. Oltre a ciò che si impara per sviluppare il proprio talento, l’appartenenza a questa comunità insegna agli studenti a sviluppare senso di responsabilità nei confronti di se stessi e di altra ogni cosa.

La dimensione multiculturale offre  l’opportunità di scambio interculturale, affrontato esplorando i reciproci pregiudizi e favorendo la reciproca comprensione e cooperazione.

Le classi sono formate in media da sei o sette studenti, in modo da consentire agli insegnanti la massima attenzione individuale e un sostegno continuo. Krishnamurti era consapevole delle difficoltà e dei costi , ma pensava che se si fosse stati convinti di una simile scelta ci si sarebbe adoperati per realizzarla. A Brockwood le rette non coprono i costi, il personale riceve uno stipendio simbolico e la differenza viene coperta da amici e donatori.

Gli educatori come gli studenti e lo staff tutto hanno come fine il diventare esseri umani integrati e completi e le attività didattiche sono organizzate con l’intento di coltivare uno sviluppo integrato di corpo, emozioni e mente.

La maggior parte degli studenti si prepara agli esami necessari per accedere all’Università; è possibile anche creare un proprio percorso accademico individualizzato con l’aiuto e il consiglio del corpo insegnanti. Durante l’anno accademico i docenti esprimono valutazioni sugli studenti, ma senza voti.

Vengono indagati temi ambientali e sociali quali la giustizia, la diversità e l’uguaglianza per creare la capacità di risposta agli attuali problemi sociali.

A Brockwood l’educazione è l’arte di imparare non solo dai libri, ma, come diceva Krishnamurti, da tutto il movimento della vita, da ogni aspetto dell’esistenza con un processo fluido, in continuo cambiamento e senza fine.

L’osservazione di ciò che accade nel mondo circostante senza opinioni preconcette porta allo studio della storia di se stessi e di tutta l’umanità attraverso le relazioni, le reazioni, i valori e le idee di ognuno. Il campo di ricerca è la vita quotidiana con le sue sfide, gioie, dolori, paure, aspettative e valori; gli studenti lavorano e discutono su che cosa siano il conformismo, le varie emozioni, la relazione con gli essere umani e con la natura, con gli oggetti, non meno di quanto vengano sollecitati a studiare la matematica, le lingue o le scienze in un processo di apprendimento che unisce consapevolezza interiore e comunicazione con il mondo.

L’atto educativo è fondamentalmente relazione: educatore e studente, in una relazione priva di autoritarismo, coercizione e competizione imparano attraverso la loro relazione e la relazione con il mondo.

Curriculum, attività e strumenti didattici

L’accesso a Brockwood è preceduto da un’intervista preliminare volta a chiarificare le personali necessità, capacità e interessi e da una settimana di prova al termine della quale viene deciso l’ingresso, che presuppone l’adesione alle regole della scuola, stabilite per dare ordine e sicurezza alla vita comunitaria.

La condivisione delle scelte a Brockwood è comunque sottoposta alla gerarchia organizzativa, che pur non rivendicando una autorità superiore, ha l’imprescindibile compito di salvaguardare le originali intenzioni fondative che, nella loro essenza, non sono modificabili.

Pur non avendo connessione ufficiale con il sistema educativo inglese, la scuola tuttavia considera nella realizzazione di una proposta educativa il sistema in cui lo studente entrerà lasciato Brockwood.

Agli studenti di 14-15 anni viene proposto un curriculum flessibile, con una proposta educativa ampia che non ne limiti le scelte future, agli studenti dai 17 anni in avanti, invece, viene data completa libertà nella scelta del curriculum.

Il curriculum tiene in considerazione le necessità, i talenti e gli interessi degli studenti e le intenzioni e capacità economiche-pratiche della scuola. Accanto agli insegnamenti fissi di materie tradizionali (inglese, matematica, fisica, chimica, biologia, storia e psicologia), su richiesta degli studenti possono essere attivati altri insegnamenti in base alla richiesta degli studenti.

Ci sono anche attività specifiche di Brockwood, quali: K-time e Inquiry time. Il primo è uno spazio settimanale di 45 minuti di indagine e di riflessione sugli insegnamenti di Krishnamurti, il secondo consiste in un incontro settimanale durante il quale gli studenti si confrontano ed indagano su questioni psicologiche di loro interesse.

Tra le attività alcune sono rivolte alla cura del benessere, in particolare con un programma definito come Health Promotion Policy, attraverso cui vengono monitorati la salute il generale benessere degli studenti, tramite il controllo del sonno, dell’alimentazione, dell’attività fisica e della performance scolastica, oltre che, ovviamente, delle eventuali situazioni di malattia.

Fondamentali, nel processo educativo, sono gli strumenti del dialogo e del silenzio.

Il dialogo non viene visto come una disputa intellettuale, nella quale far prevalere un punto di vista, ma come incontro, esplorazione, indagine, scoperta. La base iniziale del dialogo è la consapevolezza del “non sapere”, che permette l’emergere di significati nuovi o nascosti, lo sviluppo della comprensione attraverso l’osservazione e l’ascolto reciproco.

Il curriculum accademico è pianificato considerando la necessità di fornire allo studente un modo per trascorrere del tempo in solitudine e della fruizione di momenti di silenzio. Il silenzio segna l’avvio della giornata nel Morning Meeting, l’incontro che si tiene all’inizio della giornata e trova spazio in molte lezioni e incontri come metodo per lo sviluppo della consapevolezza.

Attraverso il silenzio si incoraggiano la riflessione e l’apprendimento, poiché, per imparare, è fondamentale che la mente sappia essere, oltre che vuota, anche quieta e silenziosa.

La comunità si occupa di preparare gli studenti alla vita dopo la permanenza a Brockwood, attraverso un programma chiamato Life after Brockwood Curriculum. A partire dal penultimo anno vengono organizzate specifiche attività a supporto delle successive scelte degli studenti, sia che intendano accedere ad un un’università in Inghilterra, sia che optino per la ricerca di un lavoro.

APPROFONDIMENTI

Krishnamurti




L’educazione ad Auroville

Come evidenziato dal secondo punto della Carta costitutiva di Auroville, l’educazione dell’individuo sembra davvero avere un ruolo centrale nella Città dell’Aurora. Questa centralità si realizza a tre distinti livelli; in primo luogo attraverso una costante auto-educazione — imperniata sui principi dello yoga integrale ovvero sul mantenere un livello elevato di presenza mentale nel corso di ogni azione (anche la più banale) ed ogni momento della giornata — in seconda istanza attraverso un processo di crescita collettiva nei gruppi di lavoro e nella gestione comune dei molti aspetti pratici della vita quotidiana e, infine, per mezzo di scuole (www.viverealtrimenti.com/auroville/).

L’istruzione, ad Auroville, è gestita dal Saiier (Sri Aurobindo international institute of educational research), nel quale volontari con background culturali diversi lavorano sui contenuti e sui metodi del sistema educativo, che comprende anche scuole diurne e serali per i bambini di zone limitrofe, attive verso la popolazione dei confinanti villaggi tamil, dove il tasso di analfabetismo è altissimo.

L’obiettivo educativo del sistema didattico pluriculturale di Auroville è quello di aiutare ciascun ragazzo ad esprimere e a realizzare il suo massimo potenziale.

Ognuno ha in se stesso qualcosa di divino […]. Nostro compito è trovarlo, usarlo e svilupparlo. Il primo dovere dell’educazione dovrebbe essere aiutare l’anima in crescita ad esprimere ciò che ha di meglio in se stessa e farne un ottimo strumento per un nobile uso (Aurobindo cit. in www.aamterranuova.it/Genitori-e-Figli/Scuola-ad-Auroville).

Il Free Progress e la Last School

Il Free Progress è un’esperimento pedagogico che nasce nel 1960 nella scuola dell’Ashram di Pondicherry con l’obiettivo di “rendere gli studenti felici”.

Il Free Progress è considerato una delle più originali pedagogie dal punto di vista della sperimentazione, e si basa sui seguenti principi:

– l’educazione ha il compito di guidare l’individuo nell’esplorazione di se stesso e di ciò che nasconde nel più profondo della sua coscienza;

– lo sviluppo della coscienza è la condizione necessaria all’umanità per attraversare l’attuale crisi nata da uno squilibrio tra un progresso materiale sproporzionato e un progresso spirituale insufficiente;

– la questione più importante riguardante l’esistenza umana è filosofica ed ontologica, e riguarda cioè il fine ultimo della vita dell’individuo.

Nel tentativo di rispondere a quest’ultima questione, l’approccio educativo qui avanti descritto si propone di sviluppare tutte le dimensioni e tutti gli aspetti della persona: il fisico, il vitale, il mentale, l’emozionale e lo spirituale, ed è quindi ‘integrale’.

Il metodo del Free Progress venne successivamente riadattato alla realtà di Auroville ed adottato in alcune delle sue scuole ed in particolare nella Last School, che è una realtà particolarmente innovativa, che coinvolge una quindicina di studenti di età compresa tra i 12 e i 18 anni.

La Last School è ben fornita di servizi tra cui un centro informatico, un laboratorio scientifico, una biblioteca, un centro d’arte. Il programma di studi è svincolato da quello statale. Non ci sono diplomi, né esami, né voti; occasionalmente i ragazzi sono sottoposti a test di verifica per monitorarne l’apprendimento.

Il metodo pedagogico sperimentato alla Last School prevede che l’organizzazione della scuola e dei programmi sia quanto mai flessibile, in maniera da consentire a ciascuno studente di seguire un proprio percorso evolutivo, che lo porti a sviluppare appieno la propria personalità. Ma soprattutto, l’elemento comune in queste scuole dove “fa del bene andare” è il benessere e la gioia leggibile dalla luce che emana dagli occhi dei giovani. Le numerose testimonianze di studenti e docenti concordano: “la cultura di questa educazione è quella di aiutare il bambino a dirigersi verso la gioia di imparare. Siamo lontani dalle punizioni, o dal desiderio di ottenere buoni voti, o di primeggiare sui compagni di classe. Qui si tratta di imparare per la gioia di imparare”.

Sulla base delle osservazioni comportamentali realizzate dalla ricerca, possiamo dunque affermare che il Free Progress è un percorso di educazione alla gioia sia per lo studente che per l’insegnante.

Il processo educativo della Last School punta a sviluppare le facoltà mentali, il potere della volontà, le qualità estetiche ed emozionali e lo sviluppo psicofisico: tutti i giorni al termine delle lezioni possono essere praticate circa due ore di attività fisica.

Altro valore perseguito è quello di una consapevole, libera partecipazione.

Ogni alunno è libero di scegliere quali materie approfondire. Viene scoraggiato dal rifiutarne integralmente qualcuna e accompagnato a sentire quello che vuole conoscere più a fondo non per semplice simpatia o antipatia. Le materie principali sono: inglese, francese, tamil e sanscrito ma non è obbligatorio studiarle tutte. Viene naturalmente offerta la possibilità di approfondire le cosiddette “scienze esatte”, la matematica e le scienze sociali (storia, geografia, economia, filosofia). Un giorno alla settimana viene dedicato integralmente all’arte e i programmi vengono impostati trimestre per trimestre, in base a quanto decidono studenti e professori insieme.

L’alunno partecipa alla stesura del proprio curriculum formativo, supportato dai suggerimenti del docente.

Lo studente «ha anche modo di scegliere di relazionarsi con il docente che preferisce. Può chiedere, inoltre, di approfondire qualcosa di specifico, fuori programma o di essere coinvolto, per scopi formativi, in qualcuna delle tante attività che hanno luogo ad Auroville».

Poiché la Last School non rilascia diplomi, uno o due anni prima del termine degli studi i ragazzi si aggregano ad una scuola convenzionale, come il Lycée Français nella vicina Pondhicherry, oppure sostengono un esame a Chennai (capitale del Tamil Nadu) per ottenere il riconoscimento statale equivalente.

NB: I riferimenti ed i passi citati in questo paragrafo provengono dai seguenti siti:

www.aamterranuova.it/Genitori-e-Figli/Scuola-ad-Auroville; www.ilcambiamento.it/educare…/free_progress_educazione_gioia.html; www.ilcambiamento.it/educare…/free_progress_educazione_gioia.html, articolo di Antonella Verdiani del 19 Aprile 2011.




Educazione e società

Non è possibile dare un senso univoco al concetto di educazione né un indirizzo unitario alla sua storia e un discorso su di essa va necessariamente contestualizzato e inquadrato alla luce del suo mondo e del suo tempo.

È però possibile tuttavia trovare un senso comune delle prassi educative e formative nell’obiettivo di trasmettere, in modo consapevole ed organizzato, le conoscenze, le competenze e le abilità ritenute adeguate per lo sviluppo della persona e la sua introduzione attiva nelle società di appartenenza.

L’educazione, conseguentemente, è stata sempre inevitabilmente condizionata dalla cultura di ogni società, dai suoi valori, dalle sue esigenze e, in generale, dalla sua visione della vita.

Se il modello sociale ha influenzato i modelli e le pratiche educative, selezionando e promuovendo quelle ritenute più idonee, l’educazione, a sua volta, attraverso le attività di formazione degli individui, è stata una fondamentale componente per l’evoluzione dell’organizzazione sociale.

Nel corso del Novecento, al fine di promuovere  un processo di trasformazione e un miglioramento della società, il rapporto di reciproca influenza tra questa e l’educazione è stato oggetto di numerose riflessioni. Di particolare interesse i lavori di Jhon Dewey, uno dei maggiori esponenti delle Scuole Progressive negli USA, che ha sottolineato la stretta relazione che intercorre tra i fatti sociali e i fenomeni educativi, evidenziando la funzione sociale e politica dell’educazione quale “processo di nutrizione, di allevamento, di coltivazione”degli individui, che da una parte li conduce a far parte della società, dall’altra si occupa del pieno sviluppo delle loro facoltà e possibilità.

L’educazione contemporanea riflette i rapidi e complessi cambiamenti dell’attuale epoca, che è caratterizzata dall’incertezza, dalla precarietà, dalla non definitività dei generi di vita, che coinvolgono fondamentali settori dell’esistenza quali i rapporti sentimentali, il lavoro, nonché l’etica, sia essa laica o religiosa.

Questa situazione è aggravata dalla trasformazione della famiglia nucleare, che ha precedentemente costituito un importante elemento educativo: il tempo dedicato agli affetti viene sacrificato a quello della produzione e del consumo, si elevano il periodo di non autonomia ed i tempi di emancipazione e realizzazione sociale, si evidenziano carenze educative dovute alla mancanza di un nucleo familiare che funga da significativo riferimento.

Questa incertezza rispetto ad una prospettiva umana comune si riflette in ambito educativo, in cui è evidente la mancanza di una visione unitaria che guidi sia la teoria dell’educazione (pedagogia generale), sia le analisi e le proposte operative.

È possibile dunque osservare la presenza di un coacervo di programmazioni fini a se stesse, di una notevole quantità di caos, unitamente ad una grande varietà di situazioni particolari, al disorientamento del sistema educativo di diversi paesi occidentali e alla conseguente crisi di identità nella formazione dei formatori; risulta difficoltosa per gli educatori e i genitori ogni possibilità di previsione e di progettazione.

Inoltre la rivalità tra gli stati e la spietata concorrenza dei mercati stimolano la creazione di specialisti, le cui conoscenze ed attività sono sempre più parcellizzate e prive di riferimento generale.

Le Scienze dell’educazione, per quanto valide nei loro contenuti, non offrono un riferimento globale; sorgono le più svariate teorie pedagogiche che, per quanto meritevoli di interesse, finiscono spesso per essere conflittuali tra loro.

L’educazione, oggi spesso limitata a mera istruzione, per recuperare un ruolo centrale ha necessità di ridefinirsi come un percorso di ricerca di significato, che ha come finalità il costituirsi di una visione unitaria di se stessi e della vita, degli altri, del mondo intero.

Per raggiungere questo scopo è necessario ridefinire e alimentare una visione comune dell’attività educativa, che ponga obiettivi condivisibili per la maggior parte delle forze interessate, dalla quale far discendere teorie e pratiche formative volte a migliorare educazione e vita.

La conoscenza e lo sviluppo di teorie e pratiche educative diverse, da poter essere alternativamente usate a seconda della consonanza al contesto, può rappresentare una ricchezza qualora si sviluppi la consapevolezza e la pratica di principi e valori generali a cui ispirarsi in ogni situazione, in particolare quelli adeguati per la costruzione di una società globale in termini auspicabili.

In un percorso privo di pregiudizi, insomma, l’uomo non deve temere di prendere spunto da tutte le possibili esperienze umane, qualunque sia il loro approccio alla conoscenza o la cultura da cui derivano.

Come ormai gli uomini si muovono sulla terra superando frontiere convenzionali, ancor più facilmente il sapere può e deve estendersi, integrarsi e di conseguenza arricchirsi.

APPROFONDIMENTI

Educazione evolutiva

Verso un umanesimo cosmopolita




L’uomo globale

L’uomo da formare, che più utilmente potrà affrontare le sfide del futuro, deve innanzitutto comprendere quanto la collaborazione sia lo strumento più efficace per ottenere i risultati desiderati, avere come obiettivo il migliore destino comune per l’umanità intera, conscio dei legami essenziali con gli altri individui.

Partendo da questo presupposto utilizzerà la propria personalità per una partecipazione costruttiva, ma anche critica alla vita sociale, con apertura mentale, flessibilità e disponibilità a ridiscutere le proprie conoscenze, alla luce di nuove possibilità, trovando ogni volta la teoria e l’azione più adatta per raggiungere un nuovo equilibrio adatto al mutare degli eventi.

C’è infatti da prendere atto che il processo storico e culturale contemporaneo ha spostato il concetto stesso della conoscenza dall’affidarsi ad una verità assoluta, esterna e immutabile, alla ricerca di verità di ogni individuo, relative alla sua esperienza e potenzialmente soggette a modifica. Sempre più privo di soluzioni già pronte per l’uso, ovunque e comunque valide, l’essere umano è spinto a sviluppare la consapevolezza, oltre che delle connessioni tra i vari saperi, dei limiti di ognuno di essi e a scegliere liberamente tra più opzioni, nonché a sapere ridiscutere le sue convinzioni quando queste si dimostrino superabili.

Questa consapevolezza è la base più adatta per disegnare un futuro pragmaticamente utile con un nuovo senso e valore dell’esistenza; una visione della vita da cui sviluppare chiarezza, ordine e valore, in sintonia con le conoscenze più moderne.

Essa può aiutarci a «vivere bene in un mondo dell’immanenza in cui ognuno di noi non ha, in ultima istanza, da rendere conto che a se stesso – e questo render conto a se stesso, lo sappiamo bene, è il più difficile e il più delicato dei rendiconti» (Schlanger J., Come vivere felici, Genova, 2002, Il Melangolo, p. 7).

Fra le potenzialità individuali è decisamente desiderabile un ulteriore sviluppo di atteggiamenti genuinamente intelligenti ed anche scientifici nel modo di pensare e di agire, per porre contrasto, come ha sostenuto il filosofo americano Dewey, «al pregiudizio, al dogma, all’autorità, all’uso coercitivo della forza in difesa di interessi particolari» (L’unità della scienza come problema sociale [Unity of Science as a Social Problem, 1938], traduzione di P. Lucisano, in «Cadmo», VIII, 22, Aprile 2000, p. 37).

Si può però ritenere che l’atteggiamento scientifico non costituisca la sola e definitiva alternativa ai “mali” prima esposti e che il sapere critico-razionale non sia sufficiente per interrogarsi e progredire sui significati del vivere, ricerca ineludibile per il genere umano.

La conoscenza sempre più forte del legame tra gli esseri ed il loro mondo, la percezione di questo legame globale è piuttosto l’oggetto caratteristico di una “via del cuore”, una funzione dell’”anima”, la cui cura resta, ancora oggi, di fondamentale importanza.

APPROFONDIMENTI

Educazione evolutiva




Educazione evolutiva

L’educazione può sicuramente assumere un ruolo importante nella ricerca di una visione comune della vita e nella formazione di individui interessati a un percorso di rinnovamento della società.

Per far ciò deve individuare e superare i suoi limiti attuali e assumere un ruolo attivo e propositivo, promuovendo l’adozione di valori e principi utili per l’evoluzione verso una società globale giusta e solidale.

Un sistema di valori che apporti un diverso e migliore benessere non può che discendere da una visione unitaria dell’educazione intesa come opera sociale di sviluppo, giustizia e armonia universale, per costruire un nuovo mondo e realizzare la pace.

Ciò diversamente dall’orientamento prevalente nella cultura contemporanea che vede prevalere un’idea di educazione che si specifica in senso scientifico-tecnologico-utilitaristico.

C’è necessità di un’educazione che sottolinei che l’esperienza della realtà è una, anche se è da salvaguardare la molteplicità degli aspetti disciplinari e la loro distinta organizzazione, tramite una nuova pedagogia che superi l’attuale atteggiamento di discipline che spesso alimentano un tecnicismo fine a se stesso.

L’educazione deve servire a vivere la propria vita nella sua totalità, a guardare la realtà nella sua interezza.

Questa concezione dell’educazione parte dall’unitarietà dell’uomo stesso, mente e corpo, intelligenza e affettività, e ha come compito principale il recupero della dimensione unitaria dell’essere umano e la formazione di personalità che sappiano sviluppare un’adeguata comprensione della realtà globale e della vita quotidiana e, in questa, realizzare il senso della vita attraverso l’attività comune, valorizzando le proprie capacità in un percorso di incontro e di cooperazione con l’altro, nel rispetto delle diversità.

Partendo da questo assunto e ponendosi in tale prospettiva, la storia della pedagogia è ricca di contributi e modelli da cui si può trarre spunto; piuttosto che ritenere che alcuni di essi siano sempre e comunque praticabili o più giusti di altri, sarà opportuno un attento studio della situazione, per poter scegliere quali applicare, sempre, però, in vista del fine comune.

È necessario dunque praticare un’educazione che metta i giovani nella possibilità di trovare il senso della propria vita, un orientamento adeguato al proprio desiderio e alla propria natura, assumendo la propria responsabilità esistenziale.

Ciò che va privilegiato è una dimensione più umana che tecnica, recuperando la dimensione dell’agire educativo in vista della direzione del desiderio e della ricerca di significato: una concezione pedagogica con forte valenza antropologica.

In questo quadro il rapporto educativo tra docente e discente ha una grande importanza: dovrà, per primo, esprimere un clima di solidarietà e l’attitudine al lavoro comune, ma anche la responsabilità personale, sottolineando comunanza di vita, disponibilità all’ascolto, al dialogo e alla comprensione, accettazione e rispetto reciproco.

APPROFONDIMENTI

L’uomo globale

Educazione e società




Quale Educazione?

L’Educazione che qui interessa considerare è quella che si riferisce alla possibilità di sviluppo di esseri umani maturi ed equilibrati, interessati alla costruzione di uno sviluppo armonioso della vita tramite la collaborazione con i propri simili.

Infatti, come ha detto B. Russell, “l’educazione dovrebbe inculcare l’idea che l’umanità è una sola famiglia con interessi comuni. Che di conseguenza la collaborazione è più importante della competizione.”

È evidente oggi la necessità di una ridefinizione dell’educazione nel senso più ampio possibile, volta allo sviluppo della persona e alla sua realizzazione completa nel mondo.

L’educazione dovrebbe servire, infatti, a sviluppare la capacità di guardare la realtà nella sua interezza, relazionandosi anche con ciò che è fuori ognuno di noi, in un percorso di incontro con l’altro, orientando la crescita della persona per un sempre più completo e armonico dispiegamento del suo agire e della sua presenza nel mondo.

L’uomo educato è quello capace di trovare il senso della sua vita, e di avere una visione unitaria di se stesso, degli altri, del mondo.

In questa direzione vanno già alcuni concetti di educazione della pedagogia contemporanea, come quello svolto dal pedagogista contemporaneo Meirieu in Frankenstein educatore.

L’educazione deve centrarsi sulla relazione del soggetto con il mondo.

Il suo compito è fare di tutto perché il soggetto entri nel mondo e riesca a stare in piedi sulle proprie gambe, si appropri delle domande che hanno costituito la cultura degli uomini, assimili i saperi che gli uomini hanno elaborato come risposte a queste domande e li sovverta con le proprie risposte, nella speranza che la Storia balbetti un po’ meno e respinga con un po’ più di ostinazione tutto ciò che rovina l’uomo. Questo è lo scopo dell’impresa educativa: che colui che viene al mondo sia accompagnato nel mondo e si addentri nella comprensione del mondo, che sia introdotto in questa comprensione da quelli che lo hanno preceduto… introdotto, ma non plasmato; aiutato, ma non fabbricato. Perché alla fine, secondo la bella formulazione che Pestalozzi propose nel 1797 – e che è, finalmente, l’esatto opposto del progetto di Frankenstein – egli possa “farsi opera di se stesso”.

Non è un caso che quanto sopra presenti notevoli analogie con la seguente affermazione di un’importante esponente della cultura orientale, quale J. Krishnamurti.

Vi siete mai chiesti quale sia il senso dell’educazione? Perché andiamo a scuola, perché impariamo varie materie, perché facciamo esami e gareggiamo fra di noi per avere i voti migliori? Qual è il significato della cosiddetta educazione, qual è la sua vera funzione? Si tratta di un interrogativo realmente importante, non solo per gli studenti, ma anche per i genitori, per gli insegnanti e per chiunque ami questo nostro pianeta. Perché affrontiamo la lotta che il ricevere un’educazione comporta? E’ semplicemente allo scopo di superare qualche esame e trovare lavoro? Oppure la funzione dell’educazione è di prepararci, quando siamo giovani, a comprendere il processo della vita nella sua interezza? (J. Krishnamurti in La ricerca della felicita’)

Questa preparazione alla vita dovrebbe essere l’obiettivo primario dell’educazione.

“Nell’Antichità i maestri di saggezza sono persuasi che la saggezza, almeno al suo livello umano, si possa insegnare; che sia possibile, per coloro che ne hanno la stoffa, trasformarsi, diventare migliori, acquisendo un sapere e dedicandosi ad esercizi appropriati. Oggi, ci sembra solo un’illusione e che sia impossibile imparare la saggezza – dimenticando che è esattamente a questa trasformazione della personalità che l’intero sistema educativo spera di pervenire.” (J. Schlanger in Come vivere felici).

Per questo è importante curare uno sviluppo completo dell’individuo e della sua capacità di affrontare con saggezza le sfide della vita.

Proprio l’ottica globale in cui si pone può indurre a considerare lo Yoga un metodo educativo per lo sviluppo completo dell’individuo e di una personalità equilibrata e armoniosa; uno strumento al servizio di una educazione evolutiva, che consenta di affrontare al meglio il presente ed il futuro, facendo tesoro dell’esperienza del passato per affrontare con saggezza le sfide della vita.

Lo Yoga è infatti scuola di se stessi e di vita; è un percorso di conoscenza che intende fornire un metodo, un atteggiamento, per affrontare qualsiasi situazione e crescere, trovando ogni momento in se stessi la risposta migliore.

Questa disciplina dispone di tecniche che, praticate, insegnano a conoscersi e ad evolvere consapevolmente. È questo un suo grande punto di forza: non usare solo la riflessione, ma attraverso la cura del corpo, delle emozioni, del respiro, del pensiero, condurre gradualmente ad una più completa integrazione delle parti dell’essere, utile per migliorare il quotidiano di chiunque lo voglia, ovunque si trovi.

APPROFONDIMENTI

Educazione evolutiva