LE VIE DELLO YOGA DELLE FONTI
Nella Bhagavad Gita sono descritte soprattutto la via dell’azione (Karma yoga), quella della conoscenza (Jnana yoga), quella della devozione e dell’amore (Bhakti yoga); in misura minore parla della pratica meditativa (Raja yoga).
Negli Yogasutra il sentiero dello Astanga yoga.
Dal Tantrismo derivano numerosi percorsi; tra i più noti quelli con forte pratica di posture, come, ad esempio, l’Hatha yoga.
3.1 Karma Yoga
È la via della giusta azione.
Tutti gli uomini compiono continuamente azioni, ma esse sono dovute all’interazione tra le forze della natura e l’individuo non ne è l’artefice principale.
La giusta azione consiste nello svolgere il proprio compito, qualunque esso sia, anche umile, portandolo fino in fondo come meglio si può. Il benessere è dato dall’agire in armonia con le situazioni, interpretando senza indugio il proprio ruolo.
Nella giusta azione non c’è attaccamento al risultato, sia che si agisca sia che non si faccia nulla. Questo atteggiamento produce pace e contentezza.
Nella giusta azione non c’è dovere, né guadagno personale, o desiderio di portare a termine piani egoistici.
Il desiderio personale è il nemico a causa del quale gli uomini sconsiderati agiscono esclusivamente in base al loro egoismo; gli uomini saggi, invece, agiscono per il bene di tutti; sono di esempio e di ispirazione, operano senza turbare chi invece è attaccato al frutto delle azioni.
Il sacrificio di se stessi, dei propri interessi e attaccamenti rende pura l’azione disinteressata.
Compiendo la giusta azione non si è legati dal karma e si può persino combattere con l’animo in pace, poiché si compie il proprio compito senza interesse personale; si raggiunge il fine supremo: la liberazione dagli effetti dell’azione.
3.2 Jnana-yoga
È la via della conoscenza, quale conoscenza spirituale. Consiste nel non fermarsi alla conoscenza delle forme impermanenti dell’esistenza, ma invita ad andare dal temporaneo all’Eterno, dalla dualità alla Totalità, raggiungendo la conoscenza della Verità Eterna: l’Uno che comprende le forme e lo Spirito, il campo e il conoscitore del campo.
La conoscenza non è dunque l’osservanza dogmatica delle scritture, né il sapere degli eruditi, motivato dall’orgoglio personale, ma quella che deriva dal praticare l’unione con il Tutto, come parte di esso.
Chi perviene alla conoscenza supera ogni dubbio e tentennamento, vive la Verità superando le scritture e persino i Veda.
3.3 Bhakti Yoga
Il Bhakti yoga è lo Yoga della devozione e dell’amore verso Dio, che personifica una dimensione totale, indescrivibile con ogni concetto e dunque più facile a essere rappresentata nelle forme delle varie divinità. Questa dimensione, nella Bhagavad Gita, viene identificata in Krishna.
Il bhakta yogi cerca di andare oltre la separazione della dualità, verso l’unione con la divinità e dunque realizzare lo Yoga, l’unione, attraverso l’Amore da cui origina tutto ciò che esiste.
L’Essere supremo, Dio, al quale il devoto cerca di relazionarsi fino ad unirsi attraverso il sentimento religioso (religo = lego insieme), è dunque Amore Assoluto. Pertanto, solo quando un uomo trova in sé questo amore diventa eternamente beato, eternamente felice. Il Divino siede allora nel suo cuore e da lì il bhakta yogi guarda ogni aspetto dell’esistenza. Per lui, l’amore è un sentimento totale nei riguardi della vita e non limitato a singole cose o persone; egli vede il Divino in ogni luogo, persona ed evento della vita, sia piacevole che spiacevole. È una persona serena ed in pace, vive in armonia con la natura ed è pieno di amore e compassione verso tutti gli esseri viventi.
Anche se il bhakti yoga dunque è generalmente identificato con la devozione verso una divinità, questa via può essere condivisa anche da chi non è religioso, praticando amore verso tutte le creature e tutte le manifestazioni della Vita.
3.4 Raja yoga
È la via della meditazione. Con la pratica costante e il non attaccamento agli istinti, ai desideri e ai pensieri la mente si quieta; si ottiene gioia, appagamento, pace.
Si padroneggia la vita interiore, si ottiene la liberazione da ogni schiavitù e in libertà si è in armonia con ogni situazione.
La meditazione viene trattata in modo più completo e organico nello Yogasutra di Patanjali.
3.5 Astanga yoga
L’Astanga yoga è un percorso in cui, tacitata l’attività mentale e quindi non più distratti dai turbini provocati dalla sua incessante attività (vrittti) e dalle identificazioni che questa induce, il praticante esplora la sua interiorità, fino alla conoscenza della Realtà.
L’essere umano, infatti, elabora le sue percezioni sensoriali in funzioni cognitive che scaturiscono dai vortici mentali (citta vrtti), dà nome e forma (dunque esistenza definita e particolare) ai fenomeni che originano dall’energia cosmica prakrti.
Il mondo illusorio delle forme che conosciamo ha origine da questo processo di creazione mentale. L’io stesso viene originato tramite concettualizzazioni. Lo Yoga pertanto consiste nel fermare le attività della mente e lasciare emergere il Veggente. Quando invece la mente è attiva il veggente si identifica con ciò che l’attività mentale produce.
Per sopprimere l’attività mentale bisogna esercitarsi costantemente e non fermarsi a stati intermedi, per quanto interessanti e piacevoli, fino a raggiungere l’obiettivo finale.
Lo Yoga preliminare
Il percorso di liberazione può essere realizzato praticando le otto parti dell’Astanga yoga; in aggiunta al percorso degli otto passi Patanjali fornisce altre due pratiche preliminari: la necessità di rischiarare la mente rimuovendo gli ostacoli che la distraggono e la pratica del Krya yoga.
Rischiarare la mente
Per rischiarare la mente Patanjali indica sia alcuni ostacoli, sia alcuni ausilii che consistono in atteggiamenti e tecniche quali quelle legate al respiro, all’attivazione dei sensi superiori, alla pratica di stati di coscienza sereni o luminosi, all’aiuto che si ricava fissandosi su coloro che sono liberi dall’attaccamento, all’acquisizione di conoscenza derivante dai sogni o dal sonno senza sogni e dalla meditazione, che può essere esercitata su qualsiasi cosa.
La mente si può anche rischiarare coltivando gli atteggiamenti dell’amicizia nei riguardi della felicità, della compassione nei riguardi della miseria, della lietezza nei riguardi della virtù e dell’indifferenza nei riguardi del vizio.
La mente viene distratta da una situazione di sofferenza del corpo (malattia), dall’incapacità prolungata o abituale di partecipazione o di interesse (apatia), dalla incredulità sulla validità del percorso e degli insegnamenti (dubbio), dal trascurare le indicazioni della disciplina (negligenza), dalla tendenza all’inerzia e alla pigrizia (indolenza), dal trascurare la ricerca interiore per perseguire interessi del mondo esterno materiale, dal crearsi aspettative non realistiche piuttosto che attenersi ai fatti (illusioni), dal non rafforzare adeguatamente uno stadio del processo(non-attingimento di uno stadio), dal non sapere permanere a sufficienza in una condizione per volubilità (instabilità).
Una condizione di distrazione della mente viene evidenziata dai sintomi quali il dolore mentale, la disperazione, il nervosismo e la difficoltà di respiro.
Il Krya yoga
Patanjali indica la pratica del Krya yoga (che consiste in austerità, studio di sé e rassegnazione all’Isvara) quale strumento per attenuare i Klesa, cause della sofferenza, e realizzare il samadhi, tecnica finale dell’Astanga yoga. La pratica del Krya yoga piuttosto che come pratica solo preliminare agli otto passi va intesa come atteggiamenti che accompagneranno tutto il percorso
L’austerità è capacità di autodisciplina senza la quale ci si disperde e indebolisce, lo studio di sé è lo studio di ciò che porta alla conoscenza del Sé profondo e la rassegnazione all’Isvara consiste nel sapere fluire in armonia agli eventi con abbandono fiducioso verso ciò che è più grande di noi: Dio, la Vita. I tre elementi del Krya yoga saranno ripetuti come parte di Niyama, il secondo degli otto passi dell’Astanga yoga.
Le otto parti dello Yoga
Il percorso dello Yogasutra si realizza praticando le otto parti (anga) dell’Astanga yoga, tra loro complementari; esse sono:
1) e 2) yama (astinenze) e niyama (osservanze), prescrizioni di tipo morale, che servono a stimolare comportamenti e atteggiamenti favorevoli per il prosieguo del percorso e la pratica degli stadi superiori. Yama comprende: astenersi dalla violenza, dalla falsità, dal furto, dall’incontinenza dalle passioni e dall’avidità; Niyama osservare purezza, appagamento, austerità, studio di se, e abbandono alla divinità (Isvara);
3) asana (posizioni) idonee per praticare la meditazione;
4) pranayama (controllo dell’energia attraverso il respiro) per migliorare i flussi del corpo energetico, stimolare il rilassamento, il controllo emotivo e mentale e la concentrazione interiore. Con la padronanza del respiro si possono praticare utilmente gli ultimi tre stadi dell’Astanga yoga;
5) pratyahara (ritrazione sensoriale), fase nella quale il praticante ritrae i sensi dagli stimoli esterni e dirige la sua attenzione verso il suo interno, per conoscere le parti più profonde;
6), 7) e 8) dharana (concentrazione), dhyana (meditazione) e samadhi (contemplazione o estasi). Sono fasi del processo di controllo mentale con il quale il praticante, dopo aver quietato le attività mentali coscienti, si orienta a osservare le componenti più intime tramite la conoscenza intuitiva (buddhi) che scaturisce dall’attività meditativa.
Delle otto parti menzionate, le prime tre costituiscono le ricerche esteriori, pranayama e pratyahara le ricerche interiori, i tre stadi del samyama sono gli strumenti della ricerca dell’anima: il praticante guarda interiormente alla ricerca dell’Io più intimo, del Sé di ogni essere.
La ricerca dell’Astanga yoga si realizza non come un percorso lineare che consiste nel compiere in successione gli otto passi, ma come una loro pratica ciclica e continuativa, fino alla liberazione finale (Kaivalya).
Per arrivare a questo risultato è necessario non farsi attrarre dai vari poteri che si possono acquisire quale conseguenza dei vari stati meditativi.
3.6 Hatha yoga
Il termine hatha vuol dire forza, energia; l’Hatha yoga si propone il controllo e la manipolazione dell’energia.
Secondo la Yogasikha Upanisad il termine Hatha è formato dalle due sillabe Ha (sole) e tha (luna), espressioni delle due correnti energetiche di destra e sinistra (Ida e Pingala) della forza vitale (prana) che circola nel corpo sottile (Prana Shakti).
L’Hatha Yoga ha una visione unitaria dell’essere basata su una concezione energetica, secondo la quale tutto ciò che esiste è una manifestazione di energia vitale (prana), che è la forza sottile che sottende a ogni forma di vita.
Anche l’essere umano è costituito da un campo di energia sottile, che forma il “corpo pranico” o energetico o “astrale”. Egli vive assorbendo prana dal cibo, dall’aria, dall’acqua, dal sole, dalla terra tramite la pelle, la bocca, la lingua e il naso.
Quanto più una unità vivente è in una situazione di buona salute, tanto più il suo corpo energetico sarà delineato, forte ed armonioso.
La pratica dell’Hatha yoga dona longevità e benessere a chi lo pratica con regolarità, perché mira a sviluppare una buona circolazione energetica e conseguentemente una buona condizione psicofisica.
Ancora più importante è la considerazione che questo percorso può aiutare a raggiungere le vette meditative: tramite l’osservazione diretta delle percezioni sensoriali che derivano dall’ascolto del corpo si mira a interrompere la verbalizzazione e la concettualizzazione, e attivare modalità di conoscenza non logiche e razionali, sviluppando atteggiamenti meditativi propri del Râja-Yoga.
Mi inchino al Primo Maestro Shri Âdinâtha, dal quale provenne la scienza dello Hatha-Yoga, che splende come una scala per colui che vuole raggiungere le vette del Râja-Yoga. (Hatha Yoga Pradipika I.1.).
La sua pratica può essere utile per tutti coloroche sono impegnati in qualsiasi forma di Yoga.
Le principali pratiche e tecniche dell’Hatha Yoga consistono in prescrizioni di carattere generale (dieta, luogo e tempo adatti alla pratica, ecc…), pratiche di purificazione fisica del corpo (Shat Karman), posizioni (Âsana) che mirano a stabilizzare il corpo, Mudrâ (gesti simbolici) e Bandha (tecniche di controllo dell’energia), esercizi di controllo dell’energia attraverso il respiro (Prânâyâma), atteggiamento meditativo.
Il corpo di energia
Il corpo umano è visto come un microcosmo che rispecchia il macrocosmo universale. Esso viene visto come un corpo di energia (corpo pranico o astrale).
Secondo la tradizione yoga, il corpo astrale comprende i canali energetici o nadi attraverso cui scorre il prana e i centri di raccolta e distribuzione di energia, chiamati chakra (o loti o nodi).
I tre canali più importanti si trovano lungo l’asse cerebro-spinale e sono Sushumna (il canale centrale situato dentro la colonna spinale), Ida e Pingala, (canali laterali che si trovano ai lati della spina dorsale). Ida e Pingala costituiscono le polarità positive e negative, lunare e solare. Ida fluisce per la narice sinistra e Pingala per la narice destra. Tutte le nadi partono dal Kanda, zona del perineo, tra l’ano e i genitali.
I chakra sono centri energetici preposti allo svolgimento delle funzioni vitali; i sette più importanti sono disposti lungo sushumna nadi:
- Muladhara – è situato alla base della colonna spinale, nel perineo, zona posta tra l’origine dell’organo di riproduzione e l’ano.
- Svadhishthana – è situato alla radice dell’organo di riproduzione.
- Manipura – è situato nella regione dell’ombelico.
- Anahata – è situato nella regione del cuore
- Vishuddha – è situato alla base della gola.
- Ajna – è situato nello spazio tra le due sopracciglia
- Sahasrara – è situato in cima alla testa
L’Hatha yoga, per i praticanti più evoluti, ha una finalità mistica, intesa cioè a rivelare il mistero della vita, realizzandola come manifestazioni diverse e in continua trasformazione di un’unica Energia; esso infatti mira a riunire energia individuale e Universale.
Infatti, nel chakra più basso (muladhara), situato tra i genitali e il perineo, è situata una energia cosmica dormiente, chiamata Kundalini, avvolta a spirale e spesso rappresentata come un serpente arrotolato. Dopo aver purificato il corpo pranico o astrale, questa energia, che può essere attivata con particolari tecniche, comincia a salire lungo susumna ed attraversa i sette chakra, portando il praticante a livelli di consapevolezza diversi da quelli abituali.
Quando essa raggiunge il loto dai mille petali al centro della testa (sahasrara), il praticante vive un livello di consapevolezza sopraindividuale (samadhi), si uniscono l’energia individuale e l’energia infinita, cessa l’attività mentale, si realizza l’unione del Sé individuale e del Sé supremo.
Viene raggiunta la liberazione da ogni vincolo di tempo, spazio e causalità: si conosce l’Energia suprema, che non è altro che la Coscienza pura. Si è liberi dal karma.
Come una porta si apre facilmente con la chiave, così lo Yogi, con l’Hatha-Yoga, apre la porta della liberazione per mezzo di Kundalinî. (Hatha Yoga Pradipika III 105)
Il controllo dell’energia Kundalini è anche oggetto specifico di un’apposita disciplina denominata Kundalini Yoga.
3.7 Le vie dello Yoga – Tabella riassuntiva
Nella successiva tabella vengono riassunti i percorsi finora trattati, descritta la loro finalità e le loro principali tecniche.
| Percorso | Realizzazione (finalità) | Tecniche principali (mezzi) |
| Karma yoga – Yoga dell’azione | Agire in sintonia con ogni situazione della Vita, compiendo la giusta azione. | Pratica in tutte le attività quotidiane |
| Jnana yoga – Yoga della conoscenza | Vivere nella Realtà unitaria della Conoscenza Spirituale (Spirito + forme) | Studio, riflessione, meditazione |
| Bhakti yoga – Yoga della devozione | Riunirsi alla divinità che rappresenta l’Uno, per mezzo dell’amore | Culti devozionali, preghiera, canti, mantra |
| Raja Yoga Yoga della meditazione | Realizzare l’unione tra il soggetto e l’oggetto dell’attività | Tecniche di meditazione |
| Astanga Yoga Yoga degli 8 passi | Vivere la Realtà indifferenziata centrati nella pura Consapevolezza | Otto passi dello Yoga |
| Yoga dell’energia (Hatha, Kundalini yoga, ecc…) | Congiungere energia individuale ed universale | asana, pranayama, krya (purificazioni), mantra, ecc… |