Purusha e prakriti

Lo Yogasutra condivide la visione filosofica di un altro darshana, il Samkhya, secondo il quale l’esistenza è costituita da Purusha e Prakriti. Purusha è il principio spirituale, eterno, cosciente e immutabile, onnipresente e dunque insito anche nell’uomo, Prakriti è la natura in tutte le sue differenti forme (materiali e immateriali).

La sofferenza umana è causata alla identificazione tra purusha, l’unità di coscienza universale che è in ognuno ed è il vero soggetto (il Veggente) di ogni percezione e conoscenza, con le manifestazioni dell’esistenza (prakrti).

La natura del Veggente (purusha) resta ordinariamente ignota poiché è colorata da ciò che viene conosciuto (prakrti) e si identifica con esso.

Prakriti è ciò che viene percepito attraverso i sensi ed è generato dall’azione dei tre guna (Sattva, Rajas e Tamas). Essi sono tre qualità o modalità, sempre operanti in ogni manifestazione e mai in equilibrio perfetto, ma l’una o l’altra sempre predominante. Sattva è la qualità spirituale, leggera e luminosa; Rajas è l’impulso, il movimento e il desiderio che si esprime attraverso l’attività; Tamas è l’inerzia e l’immobilità.

Esiste perché l’uomo faccia esperienza della vita fino a raggiungere la liberazione (dai cicli che producono afflizione e sofferenza).

Purusa e prakrti sono stati posti a contatto attraverso un velo di illusione (maya) determinato dall’ignoranza (avidya), che consiste nella percezione di una individualità distinta,  in un processo che ha la finalità dell’evoluzione della vita.

Si può distruggere il velo dell’avidya mediante la capacità di discriminazione della verità (viveka), praticando un percorso che conduce a una crescente consapevolezza della propria natura più intima e reale da parte del praticante.

L’ignoranza si elimina liberando il Veggente (conoscente) tramite un processo di separazione tra  purusa e prakrti. L’obiettivo ultimo dell’Astanga yoga è quello di arrivare, attraverso un cammino introspettivo, alla conoscenza di Purusha, il Sè più intimo di ogni essere, per Patanjali pura Consapevolezza, e di vivere centrati in essa.

Eliminata l’ignoranza e conosciuto il purusha (Veggente) come pura Consapevolezza, è necessario continuare a dimorare in tale Realtà, evitando il ritorno nel precedente stato di coscienza.

I sutra di riferimento nel testo Yogasutra

II.17 La causa di ciò che va evitato è l’unione tra il veggente e il visibile (purusa e prakrti)

La condizione di ignoranza è causata dalla identificazione tra purusha, l’unità di coscienza universale che è in ognuno ed è il vero soggetto (il Veggente) di ogni percezione e conoscenza, con le manifestazioni dell’esistenza (prakrti).

L’obiettivo ultimo dell’Astanga yoga è quello di arrivare, attraverso un cammino introspettivo, alla conoscenza di Purusha, il Sè più intimo di ogni essere, fino alla percezione dello stato di pura Consapevolezza.

II.18 Il visibile (lato oggettivo della manifestazione) consiste negli elementi e negli organi di senso, ha la natura della cognizione, dell’attività e della stabilità (sattva, rajas e tamas) ed ha come fine (quello di offrire al purusa) l’esperienza e la liberazione.

Prakriti è ciò che viene percepito attraverso i sensi ed è generato dall’azione dei tre guna. Ha come finalità di offrire l’esperienza della vita fino al raggiungimento della liberazione (dai cicli che producono afflizione e sofferenza).

II.20 Il veggente è pura coscienza, ma sebbene puro, sembra tuttavia vedere attraverso la mente.

La natura del conoscente, pura coscienza, resta ordinariamente ignota poiché è colorata da ciò che viene conosciuto e si identifica con esso. Ciò avviene per mezzo della percezione sensoriale e della successiva creazione mentale.

II.21 L’essere stesso del visibile è in funzione di lui (vale a dire la prakrti esiste soltanto per lui).

Ciò che viene percepito, come  creazione dei guna, esiste in relazione alla possibilità di essere conosciuto dal purusha (Consapevolezza).

II.22 Sebbene esso divenga non-esistente per colui il cui fine sia stato raggiunto, esso continua ad esistere per gli altri, in quanto è comune agli altri (oltre a lui).

Al termine del processo di liberazione e di disidentificazione di purusha da prakriti non esiste più una realtà distinta in forme particolari; mentre per chi è preda dell’illusione e non ha raggiunto tale condizione essa continua ad esistere.

II.23 Scopo dell’unione tra il purusa e la prakrti è che il purusa ottenga consapevolezza della propria vera natura e lo sviluppo dei poteri inerenti a lui stesso ed alla prakrti.

Il purusa e la prakrti sono stati posti a contatto attraverso un velo di illusione (maya) determinato dall’avidya, in un processo che ha la finalità dell’evoluzione della vita. E’ lila, il gioco cosmico.

II.24 Sua causa è la mancanza di consapevolezza della propria natura reale

Si può distruggere il velo dell’avidya, cioè la percezione di una individualità distinta,  mediante la capacità di discriminazione della verità (viveka), che conduce a una crescente consapevolezza della propria natura più intima e reale, da parte del purusa.

II.25 La dissociazione tra purusa e prakrti, prodotta dalla dispersione dell’avidya, è il rimedio reale, ed è la liberazione del veggente.

L’ignoranza si elimina liberando il veggente (conoscente) tramite un processo di separazione tra  purusa e prakrti.

II.26 L’esercizio ininterrotto della consapevolezza del Reale è il mezzo per la dispersione (dell’avidya). È necessario praticare tale Realtà senza ritornare nello stato di coscienza di ignoranza (avidya).




Lo Yoga preliminare

In aggiunta al percorso degli otto passi che costituiscono l’Astanga yoga, Patanjali fornisce altre due indicazioni:

  • la necessità di una azione preventiva per rischiarare la mente rimuovendo gli ostacoli che la distraggono
  • la pratica del Krya yoga.

I sutra

RISCHIARARE LA MENTE

Per rischiarare la mente Patanjali indica sia alcuni atteggiamenti sia una serie di tecniche quali quelle legate al respiro, all’attivazione dei sensi superiori, alla pratica di stati di coscienza sereni o luminosi, all’aiuto che si ricava fissandosi su coloro che sono liberi dall’attaccamento, all’acquisizione di conoscenza derivante dai sogni o dal sonno senza sogni e dalla meditazione, che può essere esercitata su qualsiasi cosa.

I.30 Malattia, apatia, dubbio, negligenza, , inclinazioni mondane, illusione, non-attingimento di uno stadio, instabilità, questi (nove elementi) determinano la distrazione della mente e costituiscono gli ostacoli.

La mente viene distratta da una situazione di sofferenza del corpo (malattia), dall’incapacità prolungata o abituale di partecipazione o di interesse (apatia), dalla incredulità sulla validità del percorso e degli insegnamenti (dubbio), dal trascurare le indicazioni della disciplina (negligenza), dalla tendenza all’inerzia e alla pigrizia(indolenza), dal trascurare la ricerca interiore per perseguire interessi del mondo esterno materiale, dal crearsi aspettative non realistiche piuttosto che attenersi ai fatti (illusioni), dal non rafforzare adeguatamente uno stadio del processo(non-attingimento di uno stadio), dal non sapere permanere a sufficienza in una condizione per volubilità (instabilità).

I.31 Dolore (mentale), disperazione, nervosismo e respiro difficile sono i sintomi di una condizione distratta della mente.

Una condizione di distrazione della mente viene evidenziata dai sintomi quali il dolore mentale, la disperazione, il nervosismo e la difficoltà di respiro.

I.33 La mente si rischiara coltivando gli atteggiamenti dell’amicizia, della compassione, della lietezza e dell’indifferenza rispettivamente nei riguardi della felicità, della miseria, della virtù e del vizio.

La mente si può rischiarare coltivando gli atteggiamenti dell’amicizia  nei riguardi della felicità, della compassione nei riguardi della miseria, della lietezza nei riguardi della virtù e dell’indifferenza nei riguardi del vizio.

I.34 Oppure mediante l’emissione e la ritenzione del respiro.

Queste due fasi del respiro scaricano dalle tensioni.

I.35 Anche l’entrata in attività dei sensi (superiori) è utile per determinare la stabilità della mente.

I sensi superiori portano a stabilizzarsi in modalità di coscienza più sottili e a quietare la mente.

I.36 Nonché (mediante) (stati interiormente sperimentati come) sereni o luminosi.

Tali stati portano verso una condizione di pace e quiete.

I.37 Anche la mente che si fissa su coloro che sono liberi dall’attaccamento (acquista stabilità).

L’emulazione di chi si è liberato dagli attaccamenti porta tranquillità e stabilità.

I.38 Anche (la mente) che si fonda sulla conoscenza derivante dai sogni o dal sonno senza sogni (acquisterà stabilità).

Ci si può anche fondare sulle verità che emergono dai contenuti inconsci dei sogni o del sonno.

I.39 Oppure mediante la meditazione, quale la si desideri.

I.40 Il suo dominio si estende dal minimo atomo alla massima infinità.

La meditazione, che può essere praticata su ogni cosa e in ogni attività, porta stabilità

IL KRYA YOGA

Patanjali indica la pratica del Krya yoga (che consiste in austerità, studio di sé e rassegnazione all’Isvara) quale strumento per attenuare i Klesa, cause della sofferenza, e realizzare il samadhi.  La pratica del Krya yoga piuttosto che come pratica solo preliminare agli otto passi va intesa come atteggiamenti che accompagneranno tutto il percorso di ricerca e continuativamente costituiscono il fondamento di una ottimale pratica degli otto passi, combattendo l’ignoranza da cui deriva la sofferenza.

II.1 L’austerità, lo studio di sé e la rassegnazione all’Isvara costituiscono lo yoga preliminare.

II.2 Il (kriya yoga) viene praticato per attenuare i klesa e per realizzare il samadhi.

L’austerità è capacità di autodisciplina senza la quale ci si disperde e indebolisce, lo studio di sé è lo studio di ciò che porta alla conoscenza del Sé profondo e la rassegnazione all’Isvara consiste nel sapere fluire in armonia agli eventi con abbandono fiducioso verso ciò che è più grande di noi: Dio, la Vita. I tre elementi del Krya yoga saranno ripetuti come parte di Niyama, il secondo degli otto passi dell’Astanga yoga.




YOGASUTRA (Presentazione dell’opera)

Lo Yogasutra è un testo la cui stesura, che risale approssimativamente al II secolo d.C., è attribuita al saggio Patanjali, la cui opera è volta a sistematizzare aspetti teorici e pratici dello Yoga, che è il quarto dei sei darshana (specchi  di percezione spirituale) induisti.

Da un punto di vista filosofico condivide la visione di un altro darshana, il Samkhya, dottrina ateistica alla quale Patanjali però aggiunge la presenza di Ishwara, il dio personale, reggitore dell’universo.

Nello Yogasutra è di grande importanza l’aspetto pratico, con la dettagliata indicazione delle tecniche, che sono organizzate in un percorso di tipo meditativo denominato Astanga yoga (Yoga dagli otto passi o dalle otto membra).

Il testo è di non facile approccio, perché una adeguata comprensione necessita dell’esperienza diretta degli stati di coscienza non ordinari che vi sono descritti; necessariamente dunque lo studio va completato con le pratiche meditative, per una esperienza diretta di quanto descritto teoricamente.

È composto da 196 sutra (o aforismi), brevi frasi particolarmente indicate per la trasmissione orale e l’apprendimento, divisi in quattro sezioni (Pada):

1. Samadhi Pada tratta della natura dello yoga e della sua tecnica più importante: il Samadhi.

2. Sadhana Pada comincia ad esporre la pratica e prepara allo yoga superiore. Può essere divisa in due parti: la prima, che contiene la filosofia dei Klesa, spiega l’importanza della pratica dello yoga nella vita umana; la seconda descrive le prime cinque parti dello Astanga yoga.

3. Vibhuti Pada può essere anch’esso diviso in due parti: la prima tratta delle ultime tre parti (pratiche meditative) dell’Astanga yoga; la seconda delle capacità o poteri (vibhuti) che si possono acquisire con la pratica meditativa.

4. Kaivalya Pada parla della liberazione (kaivalya) che viene conseguita al termine del percorso dell’ Astanga yoga.

Di seguito sono esposti i temi principali dell’opera di Patanjali:

1. I KLESA

2. IL KARMA

3. PURUSHA E PRAKRITI

4. LO YOGA

5. LO YOGA PRELIMINARE

6. LE OTTO PARTI DELL’ASTANGA YOGA

6.1 YAMA E NIYAMA

6.2 ASANA

6.3 PRANAYAMA

6.4 PRATYAHARA

6.5 DAHARANA, DHYANA E SAMADHI (SAMYAMA)

7. SIDDHI

8. KAIVALIA

Ciascuno di essi è trattato iniziando con una esposizione generale del tema, a cui seguono in grassetto i principali sutra di riferimento, riportati con l’indicazione della parte in cui si trovano (Pada) e del numero di successione. I sutra, tratti da La scienza dello Yoga, Edizione Ubaldini), sono a volte seguiti da  brevi commenti esplicativi.