Thich Nhat Hanh

Thich Nhat Hanh era un monaco buddhista Vietnamita.

Fu esiliato dal regime comunista vietnamita per il suo impegno per la pace e sul fronte dei diritti umani.

Ha praticato e insegnato l’approccio meditativo di ricerca interiore impegnandosi al contempo all’impegno sociale e politico nel mondo, promuovendo una spiritualità non rinchiusa nei centri di meditazione, ma operante nella società contemporanea.

Martin Luther King, che aveva vinto il Nobel nel 1964, scrisse così al comitato del Nobel: “Quale vincitore, ora ho il piacere di proporvi il nome di Thich Nhat Hanh per il premio del 1967. Personalmente non conosco nessuno più degno del Nobel per la pace di questo gentile monaco buddhista”.

Nel 1982 diede vita in Francia alla sua più celebre fondazione, il Plum Village o Villaggio dei pruni, nome ispirato alla semplicità, poesia e naturalezza del suo insegnamento zen, che ha generato centri gemelli in molte parti del mondo. Si tratta di un vero e proprio laboratorio della vita spirituale, dove si insegna a ritrovare la pace interiore dimorando nel presente, in perfetta unione di corpo, mente e anima.

Thich Nhat Hanh ha scritto circa 130 libri dedicati in gran parte al concetto di “consapevolezza”, sviluppata con la pratica della meditazione.

“Il miracolo della presenza mentale”, come titola uno dei suoi libri, indica l’obiettivo principale, il cuore dell’insegnamento spirituale di Thich Nhat Hanh

Una condizione che non porta all’isolamento, ma al contrario ad un ruolo più attivo nel rapporto con il mondo. “La meditazione – diceva – non è una fuga dalla società, ma è un tornare a noi stessi e vedere quello che succede. Una volta che si vede, ci deve essere azione. Con la consapevolezza sappiamo cosa dobbiamo e non dobbiamo fare per aiutare”.

La sua vita è stata caratterizzata dalla condivisione e dal servizio agli altri.

“I fiumi non bevono la propria acqua; gli alberi non mangiano i propri frutti. Il sole non brilla per se stesso e i fiori non disperperdono la loro fragranza per se stessi. Vivere per gli altri è una regola della natura.

La vita è bella quando tu sei felice, però la vita è molto meglio quando gli altri sono felici per merito tuo”!

Il suo insegnamento ha sempre sottolineato l’importanza del passare dall’esaltazione degli individui alla comprensione dell’importanza di un riferimento collettivo e sovra-individuale.

”Il prossimo Buddha non avrà la forma di una persona.

Il prossimo Buddha avrà sempre più la forma di una comunità.

Una comunità che pratica la comprensione e la gentilezza amorevole, una comunità che pratica una forma di vivere in modo cosciente.

Questa potrebbe essere la cosa più importante che possiamo fare per la sopravvivenza della terra”.

Fondamentale strumento, per realizzare la condizione meditativa è il respiro; per lui tutto comincia con il respiro e tutto deve tornare al respiro.

Nella tradizionale meditazione seduta in totale silenzio, oppure nella meditazione camminata fatta di passi lenti e misurati, per la quale è diventato famoso in tutto il mondo, la respirazione è alla base degli insegnamenti di Thich Nhat Hanh,

“Vivere in piena coscienza, rallentare il proprio passo e gustare ogni secondo ed ogni respirazione, questo è sufficiente.“

Ma quello che maggiormente affascina della spiritualità di Thich Nhat Hanh è la leggerezza e la gioiosa libertà.

Alla base della sua comunità vi sono 14 precetti da recitare ogni 14 giorni, di cui il primo dice: “Non adorerò ciecamente e non mi vincolerò a nessuna dottrina, teoria o ideologia, compreso il buddhismo. Considero ogni sistema di pensiero una guida lungo la via, e non ritengo nessuno di essi la verità assoluta”.

In questo esprime la sua capacità di distinguere tra il mezzo (la dottrina, la disciplina) e il fine (la Consapevolezza, la presenza mentale).

La sua vita è stata un esempio di come ognuno di noi puo’ praticare comprensione e gentilezza amorevole e indurre gli altri a fare altrettanto e di come ognuno di noi, vivendo con consapevolezza e naturalezza, può fare luce a se stesso ed essere luce per gli altri.

Thich Nhat Hanh amava profondamente la vita.

“Ogni giorno siamo coinvolti in un miracolo che nemmeno riconosciamo: un cielo blu, le nuvole bianche, le foglie verdi, gli occhi curiosi e neri di un bambino, i nostri due occhi. Tutto è un miracolo.”

Egli era consapevole dell’esistenza e della sua appartenenza a una vita infinita.

«Domani, continuerò ad essere. Ma dovrai essere molto attento per vedermi. Sarò un fiore o una foglia. Sarò in quelle forme e ti manderò un saluto. Se sarai abbastanza consapevole, mi riconoscerai, e potrai sorridermi. Ne sarò molto felice».