Yogasutra 14 novembre

Gli Yogasutra, insieme a Baghavad Gita (BG) e Tantra, sono tra le più autorevoli fonti originarie dello Yoga.

Questi insegnamenti condividono una visione: la sofferenza (antitesi del benessere) è vista come intrinsecamente legata ai limiti dell’individuo; per superarla è necessario reintegrarsi/riunirsi a una dimensione della Realtà unica, onnicomprensiva e illimitata.

Realizzare tale dimensione porta a vivere nel qui e ora, in uno stato di Coscienza, di Consapevolezza trascendente l’individualità.

La BG propone principalmente la via della giusta azione (Karma yoga), della conoscenza spirituale (Jnana yoga) e della devozione e dell’amore (Bhakti yoga).

Patanjali propone con gli Yogasutra un percorso di otto passi (Astanga Yoga) che culmina nelle attività meditative.

YOGASUTRA – Sintesi del contenuto

(in corsivo i commenti ai sutra esposti successivamente in grassetto)

Per Patanjali la sofferenza dell’individuo è evidente per chi ha una corretta conoscenza della vita. Essa si ripropone ciclicamente poiché gli eventi cambiano di continuo sconvolgendo quiete e equilibrio faticosamente raggiunti, facendoci vivere con l’angoscia esistenziale e con la tensione per appagare i nostri desideri. Tutto ciò deriva dallo scostamento tra il riferimento a una visione stabile della realtà e il suo continuo mutare.

II.15 Per chi abbia sviluppato la discriminazione tutto è miseria, in ragione dei dolori che nascono dal mutamento, dall’angoscia e dalle tendenze, nonché in ragione dei conflitti tra il funzionamento dei guna e delle vrtti (della mente).

La sofferenza è causata dall’ignoranza della Realtà, che genera egoismo, attrazioni e repulsioni e attaccamento alla vita.

II.3 La mancanza di consapevolezza della Realtà (ignoranza = avidya), il senso dell’egoismo (o senso dell’‘io sono’), le attrazioni e le repulsioni verso gli oggetti, ed il forte attaccamento alla vitasono le grandi afflizioni o cause di tutte le miserie nella vita.

La sofferenza futura però può, anzi deve essere evitata

II.16 La miseria non ancora venuta, può e deve evitarsi.

Ciò che va evitato è l’identificazione tra il veggente (purusha), colui che vede e percepisce e le manifestazioni dell’esistenza (prakrti) generate dai guna.

II.17 La causa di ciò che va evitato è l’unione tra il veggente e il visibile (e percepibile).

Necessario pertanto conoscere il veggente dissociandolo dal visibile

II.25 La dissociazione tra purusha e prakrti, prodotta dalla dispersione dell’avidya, è il rimedio reale, ed è la liberazione del veggente.

É necessario dunque pervenire alla conoscenza del purusha (veggente) liberandolo dalle identificazioni e disperdendo una visione che è frutto di illusione e ignoranza

II.20 Il veggente è pura coscienza, ma sebbene puro, sembra tuttavia vedere attraverso la mente

L’ignoranza (avidya) si distrugge praticando lo Yoga, dopo aver distrutto le impurità.

II.28 Dal praticare gli esercizi componenti lo yoga, quando si è distrutta l’impurità, sorge l’illuminazione spirituale che evolve nella consapevolezza della Realtà.

L’Astanga yoga termina con la liberazione del veggente e la cessazione di una realtà differenziata, frutto dell’azione dei guna. In tale condizione il veggente, unità individuale di coscienza universale è pura coscienza che esiste in una esistenza indifferenziata.

IV. 34 Il kaivalya è quella condizione (dell’illuminazione) che segue al ri-assorbimento dei guna a causa del fatto che divengono privi dello scopo del purusa. In tale condizione il purusa è fondato nella propria natura Reale, che è pura coscienza. Fine.




Introduzione alle fonti dello Yoga

Nel mondo induista è centrale l’attenzione ai principali temi dell’esistenza umana ed in particolare  la ricerca della possibilità di sviluppare una vita migliore, sconfiggendo la sofferenza ed il dolore.

Per raggiungere quest’obiettivo sono state sperimentate e sviluppate nel corso del tempo una grande varietà di teorie e tecniche, organizzate successivamente in percorsi diversi e tramandate prima oralmente e poi per iscritto.

Queste conoscenze sono state in principio espresse negli antichi testi dei Veda e delle Upanisad e  successivamente raccolte in testi scritti, tra cui la Bhagavad Gita, gli Yogasutra e i testi tantrici, che possiamo considerare tra le più importanti fonti degli insegnamenti Yoga.

Da tener presente che le traduzioni degli stessi testi spesso si discostano tra loro. Ciò è normale, infatti ogni traduzione è esposizione di concetti che esprimono significati non sempre facilmente riproducibili nella lingua di una cultura diversa da quella che li ha generato.

Inoltre essi trattano di esperienze mistiche, che trascendono l’ordinaria percezione, non sono facilmente descrivibili con criteri razionali e la cui conoscenza varia a seconda dell’esperienza e comprensione personale. Per tutti il tentativo di descrivere il Divino, la Totalità, di cui ogni sapiente cerca di raccontare, ma che è impossibile descrivere nella sua infinità e completezza.

Ogni loro trattazione è pertanto il frutto di una visione particolare e opinabile.