Yoga e covid – incontro del 23 ottobre 2020

Riporto di seguito alcune riflessioni fatte nell’incontro, caratterizzato da esemplare rispetto delle reciproche opinioni, anche diverse. Ovviamente non è un resoconto completo e ben venga chi vorrà aggiungere qualcosa che ho tralasciato o ulteriori commenti scrivendo in formato word a yogapereducare@gmail.com

Si è innanzitutto riflettuto sulla complessità della situazione e sui tanti modi di leggerla, anche completamente opposti, di amplificazione e di ridimensionamento dell’importanza del covid, da chi sottolinea le speculazioni economiche e politiche a chi è sempre comunque “contro” il sistema e le istituzioni e ha posizioni critiche non costruttive.

È stato detto di fare attenzione a distinguere le opinioni personali, comunque legittime, ai fatti oggettivi dimostrabili.

Pur senza avere nessuno alcuna certezza assoluta in merito alla reale portata della pericolosità della situazione, è stata rappresentata tra i fatti l’eccesiva occupazione delle terapie intensive e la carenza di assistenza sanitaria per tante patologie non meno importanti, conseguente all’assegnazione di molte risorse sanitarie al tema covid.

Questi fatti, che generano indubbia sofferenza, per l’attenzione che meritano, inducono  a prudenza e a non sottovalutare le precauzioni anti-contagio.

A livello di atteggiamenti e di principi è stato detto come la libertà personale non possa che trovare un limite nella libertà altrui e quanto meriti attenzione il benessere comune, che può comportare anche sacrifici individuali, ferma restando poi la difficoltà a valutare  l’entità dei sacrifici necessari.

È stato anche detto che la relazione (degli uomini con gli altri uomini e la natura) implica  necessariamente sacrificio di parte degli impulsi e delle esigenze individuali, a fronte di vantaggi più rilevanti.

L’educazione a questi valori può essere considerata uno dei compiti dell’insegnante di yoga, facendo riflettere sull’insensatezza di un arbitrio assoluto e di un egoismo conflittuale con gli altri.

Altro compito dell’insegnante si è detto essere quello, per se stesso e per gli altri, di stimolare equilibrio e tranquillità nell’affrontare i problemi, evitando drammatizzazioni, ma anche di approfittare della situazione per incentivare all’educazione di una vita sana.

I partecipanti hanno convenuto su quanto poco si faccia attenzione, nella comunicazione ufficiale, alla prevenzione e mantenimento della salute e del benessere; in particolare si è detto di approfondire le conoscenze sul sistema immunitario, che, acquisite maggiori informazioni, potrebbe essere oggetto, di un successivo scambio di opinioni.




Lo Yoga tra Spiritualità e business

Le fonti originarie più prossime a quello che possiamo considerare il formarsi di una disciplina Yoga comprendono insegnamenti diversi; tra i più importanti lo Yoga descritto nella Bhagavad Gita, lo Yoga di Patanjali e gli Yoga tantrici. 

Questi insegnamenti, nonostante le loro diversità, hanno come comune obiettivo la ricerca di una soluzione al medesimo problema, quello della sofferenza umana. 

Comune è anche l’analisi delle cause della sofferenza umana essa deriva dall’ignoranza, da una visione errata di quella che comunemente chiamiamo la realtà. 

Questa ignoranza consiste nel ritenere l’individuo separato dal resto dell’esistente di cui è parte: nello stato di coscienza ordinario ci vediamo come un granello di sabbia piuttosto che come spiaggia, come onda del mare piuttosto che parte dell’oceano della Vita infinita.

La condizione individuale è dunque limitata e la sua inevitabile fine è fonte di paura e sofferenza. I limiti dell’individuo sono anche evidenziati dagli incessanti cambiamenti di se stesso e delle situazioni, causati dell’impermanenza di tutti i fenomeni della vita; questi cambiamenti rendono vano qualsiasi tentativo di equilibrio e stabilità e ogni ricerca di soddisfazione duratura, impossibile a realizzarsi. 

L’analisi di questi problemi e la soluzione proposta dalle fonti prima citate si basa sulle conoscenze di alcuni asceti ed è frutto non di speculazioni puramente metafisiche, ma di esperienze meditative. 

Questi saggi, tramite la loro ricerca mistica, intesa cioè a conoscere il mistero della vita, hanno descritto e sperimentato personalmente la possibilità di vivere una diversa realtà, non sottoposta ad alcun limite, indicando ciò come unico rimedio ai problemi della sofferenza. 

Per la Bhagavad Gita, poema mitico-religioso, la Realtà Ultima, quella che comprende tutte le percezioni particolari della realtà, è un unico insieme di Spirito immutabile ed eterno e di infinite forme, uomo compreso, in perenne trasformazione. Lo scopo del praticante è quello di ri-unirsi alla Realtà Ultima e vivere in una diversa dimensione senza limitazioni di spazio e di tempo. Questo obiettivo di reintegrazione può essere raggiunto con diverse vie: tramite la Conoscenza Spirituale, cioè della Realtà intesa come insieme di Spirito e di forme (Jnana Yoga), tramite l’agire in sintonia con ogni situazione della Vita, come parte di essa (Karma Yoga) e tramite le pratiche devozionali che portano a ricongiungersi alla divinità che rappresenta la Realtà Ultima (Bakthi Yoga), a volte designata anche con i termini di Uno e/o Tutto. 

Gli Yogasutra di Patanjali hanno una impostazione che possiamo definire, in senso lato, “di approccio scientifico”: prevedono un percorso di pratiche ben identificate alle quali corrispondono obiettivi specifici ben precisati. Patanjali individua nelle fluttuazioni della mente l’origine della credenza illusoria di una esistenza individuale separata dal resto (l'”io sono”). Riuscendo a fermare queste attività tramite le pratiche meditative e attraverso un processo introspettivo di conoscenza interiore, denominato Astanga Yoga (Yoga dalle otto pari), il praticante può realizzare la reale visione della vita che lo Yoga di Patanjali riprende sostanzialmente dalla filosofia Samkya: la Vita è composta da Purusha (la Coscienza cosmica, pura Consapevolezza) e Prakriti (l’Energia cosmica che dà vita a ciascuna manifestazione particolare dell’esistenza). Al termine del suo percorso di liberazione dall’ignoranza il praticante si realizza come pura Consapevolezza (l’equivalente dello Spirito); scompare l’esistenza illusoria delle differenti forme di vita separate originate da Prakriti, che si dissolve. 

 I Tantra sono testi che hanno una visione energetica del Macrocosmo e del microcosmo umano e si articolano in percorsi diversi che lavorano sul controllo e lo sviluppo di forza, potenza, energia. I percorsi tantrici svolgono la loro attività sulle dimensioni sottili dell’esistenza e hanno l’obiettivo di attingere a una Realtà trascendente l’individualità tramite un approccio energetico. Per il tantrismo, infatti, l’universo è costituito dall’insieme di Shiva e di Shakti; il primo è la Coscienza, l’aspetto spirituale, la Realtà Assoluta unica e onnipervadente da cui emana il mondo, la seconda l’Energia, l’aspetto materiale, naturale, concreto, dell’universo. Far ricongiungere l’Energia col suo Autore vuol dire tornare all’unità originaria indifferenziata, tirarsi fuori dal mondo fenomenico differenziato, liberarsi dal doloroso ciclo delle rinascite (samsara). Da tecniche legate a questo approccio energetico derivano l’Hatha yoga(Yoga dell’Energia) e il successivo Kundalini Yoga (Yoga che intende destare l’Energia evolutiva Kundalini); da questo filone, inoltre, hanno fortemente attinto le forme moderne di Yoga posturale. 

Da quanto prima detto è evidente che, per lo Yoga tradizionale, “a prescindere dai molteplici tipi di scuole, fondamento di ogni tipo di Yoga è l’idea che l’uomo voglia liberarsi dalla condizione umana per «unirsi», appunto, a una condizione superiore” (recensione di Luca Gallesi, su Il Giornale.it.del 25/04/2019, del libro di Mircea Eliade su Patanjali e lo Yoga – Edizioni Mediterranee, collana «Orizzonti dello Spirito»)

La Realizzazione completa dei percorsi Yoga porta al samadhi, che consiste nella perdita della dimensione personale, per la reintegrazione e fusione con una realtà non duale, cioè non differenziata tra esseri separati, tra l’uomo e l’altro fuori dall’uomo. 

Nella  condizione di Realizzazione si vive dunque l’esperienza di una dimensione onnicomprensiva che trascende l’individualità, senza limitazione nella forma, nello spazio e nel tempo; l’esistenza si svolge nel “qui ed ora” di un eterno presente. 

In questa dimensione in-definita (non definita in forme particolari) e in-finita (non limitata nel tempo e nello spazio) tutto è illuminato dalla stessa luce, pertanto la sua conoscenza viene spesso descritta come “Illuminazione”; tale luce è quella della pura Consapevolezza, che è il Sé più intimo di ogni essere, l’essenza presente in ogni manifestazione di una Realtà indifferenziata e unica, lo Spirito che pervade le infinite forme di energia, l’assoluto Shiva. 

Si può quindi affermare che lo Yoga tradizionale, per l’obiettivo finale che si propone, è una disciplina spirituale, poiché la finalità ultima è centrarsi nello Spirito, cioè nella Consapevolezza e vivere fondati in questo, in unione (yoga) e armonia con ogni situazione. 

In funzione del raggiungimento di questo obiettivo, tutte le acquisizioni fisiche, energetiche, mentali e spirituali ottenute nel corso della pratica dei differenti percorsi sono da considerare tappe da superare senza svilupparne attaccamento; in caso contrario esse contribuiranno a fermare il progresso del praticante, mantenendolo in una condizione di «ignoranza dello spirito», che è la causa della «schiavitù dell’anima» e quindi «fonte delle sofferenze senza fine della vita umana». 

Diversa è invece l’impostazione che hanno assunto numerose scuole successive allo yoga tradizionale, soprattutto molte scuole di yoga posturale, che ha avuto un così grande successo in occidente. 

 Se infatti l’iniziale diffusione in occidente promossa da parte di swami (maestri) come Vivekananda e Yogananda ha fatto conoscere lo Yoga come disciplina spirituale, il suo incontro con la cultura occidentale e i conseguenti sviluppi ne hanno stravolto i fondamenti originari. 

L’interesse alla cultura fisica degli occidentali e dei britannici, in particolare, ha stimolato un grande sviluppo della pratica di asana sia nella stessa India, sia in occidente, dove sono fiorite numerose scuole le cui pratiche principali o perfino esclusive consistono nell’esecuzione di posizioni; di tali pratiche è stato spesso evidenziato l’aspetto anatomico e fisiologico e nascosto l’aspetto energetico o pranico, trasformando lo Yoga in una ginnastica dolce per chi non può o non vuole fare un’attività fisica più intensa o, all’estremo contrario, in una disciplina per contorsionisti, atleti e acrobati. In merito a queste considerazioni può essere utile ricordare come l’Hatha Yoga Pradipika, testo di fondamentale riferimento per le pratiche di asana, indichi chiaramente il samhadi come finalità di questo tipo di attività. 

Analogo processo ha interessato le tecniche respiratorie del pranayama, i cui benefici psico-fisici ne hanno oscurato gli aspetti di tecnica funzionale al percorso meditativo, nonché la stessa meditazione, la cui pratica è stata separata dal processo di realizzazione spirituale e dunque di superamento dell’io, per sottolinearne gli aspetti benefici per il benessere emotivo e mentale dell’individuo. 

Insomma l’atteggiamento fortemente individualistico della cultura occidentale, ha spesso prevalso sulla caratteristica spirituale dello Yoga delle tradizioni originarie, cancellando la finalità originaria e l’essenza di quest’ultimo, facendolo diventare una disciplina per il benessere dell’individuo piuttosto che un processo di Realizzazione trascendente l’individualità. 

Così in molte pratiche moderne e contemporanee l’individuo resta ben separato dal resto, visione spesso adottata anche quando si definisce la pratica come disciplina “olistica”, in quanto tiene conto del rapporto di relazione tra l’uomo e il suo ambiente, che restano comunque ben distinti e separati. 

Come già detto, questa visione duale si distacca profondamente dalle tradizioni originarie, che individuavano all’origine del malessere  esistenziale dell’individuo l’ignoranza consistente proprio nel suo vedersi separato dal resto, il senso dell'”io sono” (Patanjali II.3). 

Gli obiettivi intermedi di vari percorsi, che comportano comunque aspetti di benessere individuale, sono diventate il fine dei percorsi stessi e la finalità dei percorsi originari dimenticata; ciò che era mezzo di evoluzione è diventato fine a se stesso.  

Doverose dunque le perplessità su quanto alcuni moderni stili di Yoga abbiano a che spartire con lo Yoga delle origini, al quale peraltro fanno comunque riferimento per acquisire autorevolezza. 

Come se ciò non bastasse la cultura materiale della civiltà occidentale, che ha tra le sue massime espressioni l’esaltazione della monetizzazione dell’attività umana, cioè il misurare con quantità di danaro il valore  delle attività e degli individui, ha reso estrema la commercializzazione della pratica dell’insegnamento, dando vita a un ragguardevole business mondiale. 

Prolificano associazioni e scuole che hanno trasformato lo Yoga da disciplina spirituale in professione per il benessere dell’individuo, analogamente al pilates o alla ginnastica posturale. 

Molti insegnanti di Yoga sono oggi impegnati a gonfiare a dismisura il loro io e il loro portafoglio, più che a promuovere la ricerca della Verità dei loro allievi, con tanti saluti per il benessere dell’anima. 

Per esperienza personale posso affermare che insegnare scambiando gratuitamente le proprie conoscenze e avendo il piacere di donare ciò che si conosce è diventato malvisto e perfino sleale nei confronti dei “professionisti” dello Yoga: si cerca tramite apparenti attività di riordino e tentativi  legislativi o pseudo tali di criminalizzare chi non si adegua alla professionalizzazione della professione di insegnante di Yoga, con i relativi risvolti commerciali.  Per chi fa riferimento allo Yoga tradizionale mi sembra pertanto necessario e improcrastinabile cominciare una riflessione su tutto ciò e promuovere una valutazione critica della propria attività, sia essa di insegnante o di allievo.