Il metodo EduYoga

EduYoga è un metodo per migliorare il proprio benessere e conseguentemente il benessere della comunità di cui si è parte. Ha l’obiettivo di educare il praticante a realizzarsi con generale soddisfazione, esprimendosi in ogni momento della vita con la miglior sintonia possibile al mutare delle situazioni.

È una guida per una vita migliore, un percorso di evoluzione e di cambiamento consapevole, nel rispetto delle proprie esigenze e di quelle dell’ambiente circostante; in tale percorso è considerato essenziale lo sviluppo di una sempre maggiore armonia tra il praticante e la Vita, del quale è parte. Così l’evoluzione dell’individuo è al tempo stesso evoluzione del mondo.

EduYoga si basa su teorie e tecniche dello Yoga delle fonti originarie; usa infatti conoscenze e pratiche di varie “vie”: Bhakti yoga, Karma yoga , Jnana yoga, Raja yoga, Astanga yoga e Hatha yoga; i principali testi di riferimento sono costituiti da Baghavad Gita, Yogasutra, Hatha Yoga Pradipika, Gheranda Samhita e Siva Samhita. In questo contesto pertanto i termini EduYoga e Yoga possono essere usati indifferentemente.

Esso promuove una scuola di vita centrata nella ricerca di equilibrio, così come lo Yoga viene descritto nella Bhagavad Gita.

“Lo Yoga è armonia. Non è per chi mangia troppo, né per chi mangia troppo poco; non è per chi dorme troppo poco, né per chi dorme troppo. Esso è armonia nel mangiare e nel riposare, nel sonno e nella veglia; è l’equilibrio in qualunque cosa si stia facendo. Questo è lo Yoga che dà sollievo a tutti i dolori.”




Corso di meditazione – Lezione 14

Lezione 15

Tutte le posizioni di base

Montagna, fiero, albero, triangolo, fianco teso, guerriero, mano piede, ghirlanda, cane a testa in giù, gatto, eroe, occidente, loto (o posizione semplice), posizione Gandhi (torsione), ciabattino, posizione purificatrice, 30-60-90, costruzione di un ponte, 4 arti a bastone (variante di costruzione di un ponte), cavalletta, posizione accovacciata, sostegno del corpo, pesce.

Rilassamento (eseguire preferibilmente alla sera)




Corso di meditazione – Lezione 13

Praticare il karma Yoga, lo Yoga della giusta azione, è praticare la spontaneità.

L’insegnamento principe del Karma yoga è quello di agire con onestà interiore, per individuare la giusta azione, per noi e per gli altri, in ogni situazione.

È fare ciò che va fatto,  il proprio dovere (ciò che si sente giusto fare), secondo il più profondo sentire, anche se questo si presenta difficile, ingrato o non conveniente al proprio interesse personale. È non cercare ricompensa dai frutti delle proprie azioni, né ringraziamenti o riconoscimenti.

Agendo per un interesse superiore a quello personale, di cui quest’ultimo è parte, si supera l’attaccamento all’ego e si pratica l’armonia con la Vita, si diventa Uno con essa; si aderisce al Dharma (Legge cosmica o naturale), nell’accettazione del proprio ruolo, si pratica realmente lo Yoga, unione con l’Universo intero.

Ci si comporta con sintonia con ogni situazione, come la minuscola tessera di un infinito mosaico che, aderendo alla propria posizione, diventa così il mosaico stesso; come la nota di una sinfonia, il concerto della Vita.

Praticare il karma Yoga, è praticare la libertà da qualsiasi condizionamento esterno e interno.

Chi agisce secondo giustizia è pronto ad andare oltre il consenso degli altri disinteressandosi del risultato che ne consegue, agisce con equanimità nel successo come nell’insuccesso.

Senza preoccuparsi per il fallimento o esaltarsi per il successo egli è libero dall’ansia del risultato e trovando la pace interiore.

In tale maniera ogni azione della vita diviene un atto meditativo andando oltre l’idea di essere libero o di non esserlo,

È andare oltre il bene ed il male assegnati in modo permanente a categorie fisse di esseri umani, di natura o di situazioni. Oltre ciò che ci piace e non ci piace.

È un cammino di Realizzazione e di liberazione dalla prigione nella quale inconsapevolmente gli esseri umani si rinchiudono, di riscoperta di se stessi, di libertà dai ruoli precostituiti

Il karma yoga necessita di consapevolezza.

“Rimanendo equanime nella felicità e nel dolore, nel guadagno e nella perdita, nella vittoria e nella sconfitta, affronta la battaglia della vita. Così non commetterai peccato.” (Bhagavad Gita)

SEQUENZA

  • Saluto al sole e/o eventuali altre asana di scioglimento a scelta
  • Pratica di Mula bandha o Asvini mudra (anche in piedi).
  • Pratica di respirazione addominale controllata in inspirazione e espirazione
  • Pratica di Uddiyana bandha
  • Ujjayi pranayama con Jalandhara bandha, aggiungendo progressivamente Mula bandha o Asvini mudra e Uddiyana bandha; eseguire in posizione di meditazione (eroe, loto o mezzo loto o posizione semplice)
  • Meditazione senza seme, sul vuoto. (eseguire indifferentemente al mattino o al pomeriggio sera)



Corso di meditazione – Lezione 12

Il cammino nello Yoga può essere interpretato in vari modi.

Ad esempio come ampliamento di Energia, Conoscenza e Amore basata sullo sviluppo della Consapevolezza.

Oppure seguendo il percorso di una delle tante vie dello Yoga.

Una delle più note è l’Astanga yoga (Yoga dalle otto parti) di Patanjali, che, insieme alla Bhagavad Gita costituiscono la base dello Yoga classico.

Gli otto passi sono:

  1. Yama – Astinenze
  2. Niyama – Osservanze
  3. Asana – Posizioni
  4. Pranayama – Controllo dell’Energia attraverso il respiro
  5. Dharana – Concentrazione
  6. Dhyana – Meditazione
  7. Samadhi – Estasi

SEQUENZA

  • Saluto al sole e/o eventuali altre asana di scioglimento a scelta
  • Pratica di Mula bandha o Asvini mudra (anche in piedi).
  • Pratica di respirazione addominale controllata in inspirazione e espirazione
  • Pratica di Uddiyana bandha
  • Ujjayi pranayama con Jalandhara bandha, aggiungendo progressivamente Mula bandha o Asvini mudra e Uddiyana bandha; eseguire in posizione di meditazione (eroe, loto o mezzo loto o posizione semplice)
  • Meditazione senza seme, sul vuoto. (eseguire indifferentemente al mattino o al pomeriggio sera)

REGISTRAZIONE VOCALE




Corso di meditazione – Lezione 11

Lezione  11

Da bambini ci si concentra sul perseguimento del piacere. Nell’adolescenza ci si rende conto che in ambito sociale vigono determinati principi e valori non adeguandosi ai quali non si ottengono buoni risultati e dunque essi sono un mezzo per raggiungere i risultati desiderati.

In maturità questi principi e valori diventano il fine  per raggiungere un piacere più complesso di quello immediato, modalità di esistenza che apportano felicità o soddisfazione  della vita.

In questo senso realizzare alcuni principi etici possono aiutarci a raggiungere piena soddisfazione, fermo restando però che  l’ultima parola spetta sempre al sentire interiore per optare per la scelta che ci lascia più  in pace, che corrisponde a quello che sentiamo più giusto per la nostra esperienza e conoscenza.

In questo senso vanno intesi YAMA e NIYAMA degli Yogasutra

NIYAMA

  • Purezza (sauca).

Nello Yoga esistono moltissime pratiche di purificazione, dall’accurata pulizia del corpo a quella di singole parti come il naso, la lingua e l’intestino. Importante anche la pulizia sia dei canali e dei centri di energia sottile (nadi e chakra), sia della mente; viene effettuata con le posizioni, le respirazioni e la meditazione. Infine da perseguire la pulizia morale.

  • Appagamento (samtosa).

Lo yogi ricerca felicità e serenità dentro di sé. Dunque non desidera accumulare nessuna ricchezza, né si aspetta nulla dagli altri, pur restando sempre aperto ad ogni scambio. L’appagamento è indispensabile per concentrarsi nella ricerca interiore, vincendo la tendenza della mente a volgersi verso l’esterno. La condizione di appagamento non ha nulla a che vedere con l’inerzia, ma è una condizione mentale positiva, dinamica e costruttiva. È non attaccamento psicologico.

  • Austerità (tapas).

E’ la capacità di vivere in modo disciplinato. Si ottiene applicandosi diligentemente nello svolgimento dei propri compiti e perseguendo con determinazione i propri obiettivi. Comporta uno stile di vita equilibrato, in cui si sa distinguere l’essenziale dal superfluo.

  • Studio di sé (svadhyaya).

Solo conoscendosi sempre più a fondo e con onestà, senza che questo degeneri in atteggiamento ossessivo, si può avanzare verso un cambiamento consapevole.

  • Abbandono (Isvara pranidhana).

Attraverso la pratica dell’abbandono si esprime la consapevolezza dei propri limiti e cessa la resistenza ad opporsi ad eventi ineluttabili, sviluppando al tempo stesso la capacità di adattarsi nel modo migliore ai mutamenti della vita. Questa condizione non esprime passività, ma la modestia di chi percepisce le forze della vita come qualcosa di superiore a quelle personali e non coltiva l’illusione di poter decidere e controllare gli eventi. Isvara pranidhana letteralmente significa abbandono a Dio e alla sua volontà.

SEQUENZA

1) Movimenti di scioglimento a scelta.

2) Dalla respirazione ritmica a Ujjavyi Pranayama.

Progressivamente:

  • In posizione di meditazione eseguire una respirazione toracica con Jalandhara bandha
  • estendere le due apnee cercando di allungarle senza tensione, andando da una respirazione rettangolare verso una respirazione quadrata
  • eseguire Mula bandha a polmoni pieni

3) MEDITAZIONE SU NIYAMA (eseguire indifferentemente al mattino o al pomeriggio sera)

In posizione di meditazione ripetere inizialmente i 5 Niyama, vedere scorrere le parole come su uno schermo davanti a noi, poi attendere in silenzio lo svilupparsi di contenuti spontanei.