Corso di meditazione – Lezione 11

Lezione  11

Da bambini ci si concentra sul perseguimento del piacere. Nell’adolescenza ci si rende conto che in ambito sociale vigono determinati principi e valori non adeguandosi ai quali non si ottengono buoni risultati e dunque essi sono un mezzo per raggiungere i risultati desiderati.

In maturità questi principi e valori diventano il fine  per raggiungere un piacere più complesso di quello immediato, modalità di esistenza che apportano felicità o soddisfazione  della vita.

In questo senso realizzare alcuni principi etici possono aiutarci a raggiungere piena soddisfazione, fermo restando però che  l’ultima parola spetta sempre al sentire interiore per optare per la scelta che ci lascia più  in pace, che corrisponde a quello che sentiamo più giusto per la nostra esperienza e conoscenza.

In questo senso vanno intesi YAMA e NIYAMA degli Yogasutra

NIYAMA

  • Purezza (sauca).

Nello Yoga esistono moltissime pratiche di purificazione, dall’accurata pulizia del corpo a quella di singole parti come il naso, la lingua e l’intestino. Importante anche la pulizia sia dei canali e dei centri di energia sottile (nadi e chakra), sia della mente; viene effettuata con le posizioni, le respirazioni e la meditazione. Infine da perseguire la pulizia morale.

  • Appagamento (samtosa).

Lo yogi ricerca felicità e serenità dentro di sé. Dunque non desidera accumulare nessuna ricchezza, né si aspetta nulla dagli altri, pur restando sempre aperto ad ogni scambio. L’appagamento è indispensabile per concentrarsi nella ricerca interiore, vincendo la tendenza della mente a volgersi verso l’esterno. La condizione di appagamento non ha nulla a che vedere con l’inerzia, ma è una condizione mentale positiva, dinamica e costruttiva. È non attaccamento psicologico.

  • Austerità (tapas).

E’ la capacità di vivere in modo disciplinato. Si ottiene applicandosi diligentemente nello svolgimento dei propri compiti e perseguendo con determinazione i propri obiettivi. Comporta uno stile di vita equilibrato, in cui si sa distinguere l’essenziale dal superfluo.

  • Studio di sé (svadhyaya).

Solo conoscendosi sempre più a fondo e con onestà, senza che questo degeneri in atteggiamento ossessivo, si può avanzare verso un cambiamento consapevole.

  • Abbandono (Isvara pranidhana).

Attraverso la pratica dell’abbandono si esprime la consapevolezza dei propri limiti e cessa la resistenza ad opporsi ad eventi ineluttabili, sviluppando al tempo stesso la capacità di adattarsi nel modo migliore ai mutamenti della vita. Questa condizione non esprime passività, ma la modestia di chi percepisce le forze della vita come qualcosa di superiore a quelle personali e non coltiva l’illusione di poter decidere e controllare gli eventi. Isvara pranidhana letteralmente significa abbandono a Dio e alla sua volontà.

SEQUENZA

1) Movimenti di scioglimento a scelta.

2) Dalla respirazione ritmica a Ujjavyi Pranayama.

Progressivamente:

  • In posizione di meditazione eseguire una respirazione toracica con Jalandhara bandha
  • estendere le due apnee cercando di allungarle senza tensione, andando da una respirazione rettangolare verso una respirazione quadrata
  • eseguire Mula bandha a polmoni pieni

3) MEDITAZIONE SU NIYAMA (eseguire indifferentemente al mattino o al pomeriggio sera)

In posizione di meditazione ripetere inizialmente i 5 Niyama, vedere scorrere le parole come su uno schermo davanti a noi, poi attendere in silenzio lo svilupparsi di contenuti spontanei.