Corso di meditazione – Lezione 10

Astinenze (yama) e Osservanze (niyama), sono “pratiche di comportamento” volte ad orientare correttamente il cammino nello Yoga; oltre a costituire i primi due degli otto passi dello Astanga yoga di Patanjali, alcuni insegnanti ritengono che il corretto orientamento morale che stimolano nel praticante sia alla base persino dello stesso Hatha yoga.

Costituiscono uno stimolo a conoscerci meglio e indicarci obiettivi di miglioramento.

A ognuno di questi precetti si possono attribuire una grande varietà di significati, da quelli più comuni a quelli più nascosti e sottili.

YAMA

  • Astenersi dalla violenza (ahimsa).

Il principio della non violenza consiste nel non infliggere volontariamente sofferenza agli altri e a se stesso, non solamente con le azioni, ma anche con i pensieri e le parole.

Non è sufficiente cercare la pace nel mondo se non la si cerca in se stessi.

Ahimsa è pratica di amore.

  • Astenersi dalla falsità (satya).

Significa escludere menzogna ed ipocrisia nel comportamento, senza che ciò diventi brutalità: la mancanza di sensibilità è essa stessa una forma di violenza. La sincerità va praticata anche nei propri confronti, non nascondendosi difetti ed assumendosi la responsabilità dei propri comportamenti. Satya è pratica di verità.

  • Astenersi dal furto (asteya).

In questo precetto va compresa l’astensione dalle piccole forme di appropriazione indebita che sembrano in certi contesti essere giustificate dal solo fatto che rientrano nei comportamenti comunemente diffusi. Lo yogi cerca sempre di valutare in ogni situazione ciò che è lecito e dovuto, ben sapendo che ciò che non è meritato non arreca soddisfazione. Asteya è pratica di giustizia.

  • Astenersi dall’incontinenza delle passioni (brahmacarya).

In contesti ascetici praticata come castità, per chi vive una vita mondana può essere intesa come controllo delle passioni e dei desideri per la ricerca di equilibrio, partendo dall’accettazione sincera di ciò che si è.

Consiste non certo nel rifiutare ciò che è piacevole, bensì l’attaccamento psicologico a tali esperienze ed il desiderio di una continua ripetizione. Brahmacarya è pratica di autocontrollo.

  • Astenersi dall’avidità (aparigraha).

Consiste nel non sviluppare possessività, usando ciò che si ha in ogni momento e godendo di tutto ciò che la vita ci offre senza essere attaccato né ai beni materiali, né a quelli immateriali. La voglia di accumulare un sempre maggior numero di beni fa invece vivere molte persone con continua tensione e allo stesso modo sviluppa ansia e timore di perderli. Lo yogi mira sempre ad accrescere la ricchezza interiore che è vicinanza allo spirito, che dà pace, benessere ed immensa gioia. Aparigraha è pratica di libertà dall’attaccamento.

SEQUENZA

1) Movimenti di scioglimento a scelta.

2) Dalla respirazione ritmica a Ujjavyi Pranayama.

Progressivamente:

  • In posizione di meditazione eseguire una respirazione toracica con Jalandhara bandha
  • estendere le due apnee cercando di allungarle senza tensione, andando da una respirazione rettangolare verso una respirazione quadrata
  • eseguire Mula bandha a polmoni pieni

3) MEDITAZIONE SU YAMA (eseguire indifferentemente al mattino o al pomeriggio sera)

In posizione di meditazione ripetere inizialmente i 5 Yama, vedere scorrere le parole come su uno schermo davanti a noi, poi attendere in silenzio lo svilupparsi di contenuti spontanei.




Corso di meditazione – Lezione 10

 

Astinenze (yama) e Osservanze (niyama), sono “pratiche di comportamento” volte ad orientare correttamente il cammino nello Yoga; oltre a costituire i primi due degli otto passi dello Astanga yoga di Patanjali, alcuni insegnanti ritengono che il corretto orientamento morale che stimolano nel praticante sia alla base persino dello stesso Hatha yoga.

Costituiscono uno stimolo a conoscerci meglio e indicarci obiettivi di miglioramento.

A ognuno di questi precetti si possono attribuire una grande varietà di significati, da quelli più comuni a quelli più nascosti e sottili.

YAMA

  • Astenersi dalla violenza (ahimsa).

Il principio della non violenza consiste nel non infliggere volontariamente sofferenza agli altri e a se stesso, non solamente con le azioni, ma anche con i pensieri e le parole.

Non è sufficiente cercare la pace nel mondo se non la si cerca in se stessi.

Ahimsa è pratica di amore.

  • Astenersi dalla falsità (satya).

Significa escludere menzogna ed ipocrisia nel comportamento, senza che ciò diventi brutalità: la mancanza di sensibilità è essa stessa una forma di violenza. La sincerità va praticata anche nei propri confronti, non nascondendosi difetti ed assumendosi la responsabilità dei propri comportamenti. Satya è pratica di verità.

  • Astenersi dal furto (asteya).

In questo precetto va compresa l’astensione dalle piccole forme di appropriazione indebita che sembrano in certi contesti essere giustificate dal solo fatto che rientrano nei comportamenti comunemente diffusi. Lo yogi cerca sempre di valutare in ogni situazione ciò che è lecito e dovuto, ben sapendo che ciò che non è meritato non arreca soddisfazione. Asteya è pratica di giustizia.

  • Astenersi dall’incontinenza delle passioni (brahmacarya).

In contesti ascetici praticata come castità, per chi vive una vita mondana può essere intesa come controllo delle passioni e dei desideri per la ricerca di equilibrio, partendo dall’accettazione sincera di ciò che si è.

Consiste non certo nel rifiutare ciò che è piacevole, bensì l’attaccamento psicologico a tali esperienze ed il desiderio di una continua ripetizione. Brahmacarya è pratica di autocontrollo.

  • Astenersi dall’avidità (aparigraha).

Consiste nel non sviluppare possessività, usando ciò che si ha in ogni momento e godendo di tutto ciò che la vita ci offre senza essere attaccato né ai beni materiali, né a quelli immateriali. La voglia di accumulare un sempre maggior numero di beni fa invece vivere molte persone con continua tensione e allo stesso modo sviluppa ansia e timore di perderli. Lo yogi mira sempre ad accrescere la ricchezza interiore che è vicinanza allo spirito, che dà pace, benessere ed immensa gioia. Aparigraha è pratica di libertà dall’attaccamento.

PRATICA

1) ASANA

Movimenti di scioglimento

2) PRANAYAMA

Dalla respirazione ritmica a Ujjavyi Pranayama.

3) MEDITAZIONE SU YAMA




Corso di meditazione – Lezione 9

Eseguire la Sequenza 3 – Tonificante (clicca qui)

(eseguire indifferentemente al mattino o al pomeriggio sera)

 




meditazione sulla Consapevolezza

E’ la meditazione senza seme, senza alcun oggetto.

Lasciamo svuotare la mente e la immaginiamo come un cielo senza nuvole, uno specchio d’acqua senza onde, uno specchio ripulito dalla polvere dei pensieri in cui ogni cosa si riflette.

Restiamo quieti nel silenzio, nel vuoto, senza timore, nella pace della Consapevolezza in cui ogni cosa può entrare ed uscire.




Corso di meditazione – Lezione 8

In tempi e luoghi differenti del pianeta diversi uomini hanno sostenuto di avere sperimentato particolari esperienze trascendenti, così dette in quanto consistono nel vissuto di una dimensione che va oltre l’individualità e comporta stati di coscienza e conoscenza straordinari.

Tali conoscenze  esigono l’esperienza diretta e non possono essere realizzate con la ragione.

Molti di questi “mistici” hanno delineato un percorso, seguendo il quale altri uomini avrebbero potuto, essi stessi, sperimentarla in prima persona.

Uno di questi percorsi è lo Jnana yoga, lo Yoga della conoscenza, che ha carattere filosofico-meditativo.

Secondo tale insegnamento tutto ciò che esiste, ogni fenomeno materiale e immateriale, non è altro che manifestazione di un’unica realtà, l’Uno, che è la Realtà Ultima che comprende tutte le altre.

Questa Realtà ultima è costituita da un’Essenza, uno Spirito, un Vuoto, una Non forma che contiene tutte le forme, cioè tutti i fenomeni, conosciuti e non conosciuti e, a sua volta, è contenuto in ciascuna di esse.

L’Uno, Realtà trascendente le realtà particolari, è pertanto composto dall’insieme dello Spirito e di tutte le infinite “forme” esistenti nello spazio-tempo infinito.

Lo Spirito, pura Coscienza universale di ogni essere, vivente e non vivente, è il presupposto per l’esistenza delle “forme”; è come il bianco della pagina che consente di scrivere in esso le lettere e le parole, che formano i concetti, le frasi e il racconto della Vita infinita.

Nell’uomo lo Spirito è il Sé interiore, la componente più profonda.

Mentre lo Spirito è in pace e quiete permanente, le infinite forme sono in perenne movimento e cambiamento.

L’uomo è sottoposto all’illusione cosmica (maya), che fa percepire le differenti forme e le loro qualità, senza riuscire a scorgere né lo Spirito, né l’unità dell’esistente.

Sospinti dall’ignoranza, non riconoscendosi cioè in ciò che è eterno, ma in una forma separata, finita e impermanente, egli soffre dei continui mutamenti che non permettono di realizzare una condizione stabile e una durevole serenità e vaga di vita in vita, spinto dalla legge del karma, la legge di causalità (rapporto causa-effetto) da cui dipende ciò che accade.

Il percorso dello Jnana yoga termina con il raggiungimento della Conoscenza spirituale, conoscenza dello Spirito che è pura Consapevolezza presente in ogni cosa. Raggiunta questa conoscenza il praticante tende a stabilirsi in esso e a vivere nella Realtà Unica e, come parte del Tutto, prosegue il suo cammino nella condivisione, fratellanza e uguaglianza di ogni differente creatura.

Per lo Jnana yoga il praticante può pervenire alla conoscenza attraverso lo studio, la riflessione e la meditazione, è una via dunque particolarmente adatta ai temperamenti riflessivi e intellettuali.

PRATICA N. 8

1) ASANA

Posizioni di occidente, torsione, 30-60-90, posizione purificatrice, costruzione di un ponte, 4 arti a bastone, sostegno del corpo, pesce.

(http://www.yogapereducare.it/2017/07/07/foto-delle-posizioni-di-base/)

2) PRANAYAMA

Nadhi Sodhana Pranayama con  respirazione toracica e Jalandhara bandha, poi Ujjavyi Pranayama con anche Asvini mudra o Mulha banda.

(http://www.yogapereducare.it/2017/07/19/il-pranayama/)

3) MEDITAZIONE SULL’OCEANO INFINITO (eseguire indifferentemente al mattino o al pomeriggio sera)

Lasciamo svuotare la mente

Immaginiamo di essere un corso d’acqua che scivolando dalla montagna diventa un grande fiume che poi sfocia in un vasto mare, formando tante piccole onde.

Siamo piccole onde nell’oceano infinito della vita. Via via le onde si placano e il mare si quieta. Ci abbandoniamo e ci perdiamo nell’oceano della vita.

REGISTRAZIONE VOCALE




Corso di meditazione – Lezione 7

Le cosiddette civiltà occidentali hanno molto sviluppato l’approccio scientifico, basato sulla ragione e rivolto al miglioramento delle condizioni materiali.

Questo indirizzo ha conseguito importanti successi, senza però riuscire a realizzare le aspettative di felicità che prometteva.

Infatti, nonostante molti godono di un benessere materiale che copre abbondantemente i bisogni primari, gli individui manifestano notevole insoddisfazione. Molti vivono una tensione ossessiva e nevrotica verso un piacere superficiale e di breve durata; la felicità è spesso misurata in termini di denaro e di notorietà per raggiungere i quali si trascurano le esigenze umane più profonde e la cura di legami significativi; sono esaltate l’individualità e la retorica di una libertà di scelte che nascondono spesso irresponsabilità, incapacità di autodisciplina e sacrificio, mancanza di senso della collettività.

In altre parti del mondo, in Oriente, sono fiorite in tempi diversi alcune discipline che possiamo definire di approccio spirituale, perché votate alla ricerca di un’essenza, di uno spirito comune, di una visione unitaria della Vita, da conoscere tramite esperienze dirette non logiche né mentali. Questi approcci, purtroppo, sono spesso degenerati in insegnamenti dogmatici, in speculazioni commerciali e in sistemi di potere piuttosto che di evoluzione ed emancipazione; per esempio alcune religioni che avrebbero dovuto unire (re-ligo = lego insieme) sono state usate per motivare divisioni, violenze e persino guerre cruente.

Al di là di queste esecrabili interpretazioni, l’intenzione originaria di questi insegnamenti era quella di porre l’attenzione sulla necessità di superare una percezione prevalentemente individuale, scoprendo relazioni e legami con ciò che ci circonda, vivendo tutt’uno con la Vita, senza confini di spazio e di tempo.

L’uomo del futuro potrà essere scientifico e spirituale al tempo stesso, usare cioè gli aspetti positivi di entrambi questi approcci, ciascuno per le proprie competenze.

Credo però che la spiritualità debba guidare la tecnica fornitaci dalla scienza e il cuore la ragione, perché dalla spiritualità e dal cuore derivano i valori che la scienza e la tecnica non possiedono e che possono orientare le scelte verso il benessere collettivo.

Il valore più significativo dell’orientamento spirituale è l’amore; si traduce nella capacità di condividere in modo sempre più vasto, superando ogni limite e divisione.

PRATICA N. 7

La sequenza è composta da 3 gruppi di tecniche

1) ASANA

Posizioni di albero, triangolo, fianco teso, guerriero, mano piede, cane a testa in giù, gatto, posizione accovacciata

(http://www.yogapereducare.it/2017/07/07/foto-delle-posizioni-di-base/)

2) PRANAYAMA

Nadhi Sodhana pranayama con respirazione toracica e Jalandhara bandha: Il  controllo delle quattro fasi del respiro viene imposto dal cambio di narice.

(http://www.yogapereducare.it/2017/07/19/il-pranayama/)

3) MEDITAZIONE DI ESPANSIONE DELL’AMORE (eseguire indifferentemente al mattino o al pomeriggio sera)

Lasciamo svuotare la mente e con l’aiuto del respiro ci portiamo internamente all’altezza del cuore.

Qui percepiamo una sensazione di calma interiore, di gioia, di amore.

Sentiamo ampliarsi questa sensazione che si dilata fino ad avvolgerci completamente in un’aura di amore, che via via si espande fuori da noi e avvolge ogni cosa.

Persone, animali, natura tutta la Terra è unita da questa sensazione di amore, di unione.

Visualizziamo luce e amore intorno a noi  e a tutto il pianeta. Tutto è Una sola cosa pervasa dall’amore.

L’universo intero è amore.

Ci abbandoniamo nel grembo dell’universo, all’amore che pervade e unisce ogni cosa.

REGISTRAZIONE VOCALE




Meditazione sull’amore universale

Lasciamo svuotare la mente e con l’aiuto del respiro ci portiamo internamente all’altezza del cuore.

Qui percepiamo una sensazione di calma interiore, di gioia, di amore.

Sentiamo ampliarsi questa sensazione che si dilata fino ad avvolgerci completamente in un’aura di amore, che via via si espande fuori da noi e avvolge ogni cosa.

Persone, animali, natura tutta la terra è unita e da questa sensazione di amore, di unione.

Visualizziamo luce e amore intorno a noi,  e a tutto il pianeta. Tutto è Una sola cosa pervasa dall’amore.

L’universo intero è amore.

Ci abbandoniamo nel grembo dell’universo, all’amore che pervade e unisce ogni cosa.




Osservazione interiore con Shanmukhi Mudra

Serve a rivolgere l’attenzione verso l’interno per conoscersi sempre più profondamente.

Può essere praticato con Shanmukhi Mudra, che consiste nel sollevare le braccia all’altezza del viso, con i gomiti rivolti lateralmente, chiudere le orecchie con i pollici, gli occhi con gli indici e i medi, le narici con gli anulari e mettere i mignoli agli angoli della bocca.
Quando stanchi si possono posare le mani sulle ginocchia e, tenendo gli occhi chiusi, continuare l’osservazione interiore.




Trataka

Trataka è una tecnica che si esegue con gli occhi fissi su un punto, su un oggetto o una fiamma di candela. La pratica consiste nel percepire solo la fiamma, liberandosi dai pensieri fino a sentirsi uno con la fiamma.




Corso di meditazione – Lezione 6

LA CONSAPEVOLEZZA (2)

Nel percorso di sviluppo del benessere è raccomandata la pratica di alcune indicazioni igieniche e salutiste utili a mantenere o ripristinare ottimali condizioni di salute.

L’uomo è in contatto continuo con gli elementi dell’ambiente esterno, con l’aria,  il sole, l’acqua e la terra; dalla relazione con questi si nutre di energia, che contribuisce a determinare il suo  livello di vitalità e benessere.

Importante è l’esposizione alla luce del sole (seppure con la dovuta attenzione e moderazione), l’uso frequente dell’acqua (come bevanda, oltre che per l’igiene del corpo), la frequentazione, per quanto possibile, di luoghi naturali come il mare, la campagna e la montagna.

Per una buona vitalità è inoltre consigliato contrastare le abitudini di vita eccessivamente sedentarie, praticando attività fisiche che impegnino tutte le parti del corpo e stimolino tono e flessibilità, senza però andare incontro a stress eccessivo. Da non sottovalutare la possibilità di sfruttare le pur piccole possibilità quotidiane come spostarsi a piedi o salire le scale.

Anche il riposo dovrebbe seguire un ritmo più naturale possibile, senza andare a letto troppo tardi e svegliandosi sufficientemente rinvigoriti per poter svolgere al meglio le attività della giornata.

Inevitabile, inoltre, sottolineare l’importanza di una sana alimentazione, in cui contemperare le esigenze particolari della gola a quelle generali della salute dell’intero organismo.

In ultimo, solo per ordine di esposizione, l’importanza di una buona respirazione; da questa l’uomo trae indispensabile energia vitale; raccomandabile pertanto respirare correttamente e stare in luoghi ben aereati. Con alcune tecniche di respirazione, inoltre, possiamo indurre stati di rilassamento o viceversa implementazioni della tensione e della carica energetica, cambiamenti di stato d’animo, controllo dell’attività mentale.

Principio generale, nell’approccio alla salute, è quello di procedere con equilibrio e senza eccessi, con apertura mentale, senza cedere alla tentazione di rifugiarci in ricette infallibili.

Coltivare un sano dubbio, ovviamente diverso da quello patologico che porta a domande infinite, ci porterà all’arricchimento continuo delle conoscenze, senza avere la nefasta presunzione di essere mai arrivati a conclusioni definitive.

APPROFONDIMENTI sul sito www.yogapereducare.it:

Cibo è salute

Tecniche di respirazione

PRATICA N. 6 – Dal respiro al pranayama

La sequenza è composta da 5) tecniche

1) IL RESPIRO

Cominciare con una Respirazione completa, proseguire con una Respirazione toracica in posizione di Montagna, (http://www.yogapereducare.it/2020/03/20/tecniche-di-respirazione/) aggiungendo poi la pratica di  Jalandhara bandha e Mula Bandha (http://www.yogapereducare.it/2017/07/19/il-pranayama/)

2) Respirazione addominale controllata in ispirazione e espirazione http://www.yogapereducare.it/2020/03/20/tecniche-di-respirazione/

3) SEQUENZA DEL SALUTO AL SOLE

Con la propria respirazione

4) Ujjavyi Pranayama (http://www.yogapereducare.it/2017/07/19/il-pranayama/)

Con le tre caratteristiche del Pranayama: respirazione toracica, esecuzione dei bandha, controllo delle quattro fasi del respiro.

5) MEDITAZIONE SULLA CONSAPEVOLEZZA (eseguire indifferentemente al mattino o al pomeriggio sera)

E’ la meditazione senza seme, senza alcun oggetto.

Lasciamo svuotare la mente e la immaginiamo come un cielo senza nuvole, uno specchio d’acqua senza onde, uno specchio ripulito dalla polvere dei pensieri in cui ogni cosa si riflette. Restiamo quieti nel silenzio, nel vuoto, senza timore, nella pace della Consapevolezza in cui ogni cosa può entrare ed uscire.

REGISTRAZIONE VOCALE