Credo che il tema vada sviluppato tenendo conto dell’idea che abbiamo dello Yoga.
In altre parole la valutazione di un maestro o di un insegnamento non potrà non dipendere dalla visione che si ha dello Yoga.
Personalmente ritengo che lo Yoga sia una molteplicità di percorsi che puntano a un comune obiettivo: affrontare e vincere la sofferenza realizzando una condizione di unione con la Vita, che va oltre l’individualità.
Come indicano autorevoli testi, quali la Bhagavad Gita e gli Yogasutra, ciò si ottiene realizzando l’essenza superindividuale che è in ogni cosa, lo Spirito onnipresente e onnipervadente, la Consapevolezza che supporta ogni manifestazione dell’esistenza.
Centrandosi in questa condizione si può percepire ogni cosa come un Tutto, un Uno, un insieme che continuamente si ridefinisce; in questa condizione si può esprimere il meglio in ogni situazione, vivendo nel qui e ora.
Questi insegnamenti non sono una scoperta recente, ma ci vengono dal passato; noi infatti esistiamo solo in relazione al passato e ciò che pratichiamo o insegniamo deriva da esso.
Ognuno dei maestri del passato che abbia realizzato queste conoscenze ha dato vita a un tentativo di comunicazione di queste esperienze, per quanto esse possano essere indescrivibili completamente con gli strumenti umani; ognuno di loro ha tracciato sentieri diversi nel linguaggio e nelle modalità, a seconda della loro esperienza e relativamente ai loro ascoltatori.
È però fondamentale non solo far tesoro degli insegnamenti antichi, ma trovare il filo che congiunge ad essi gli insegnamenti moderni.
Relativamente a questi ultimi, partendo dalla visione esposta in precedenza, ritengo che i maestri e gli insegnamenti che più si collegano alla tradizione originaria dello yoga siano quelli che maggiormente aderiscono a alcuni principi cardine degli insegnamenti originari e che promuovono:
- una visione unitaria della vita e dello yoga, piuttosto che evidenziare le differenze
- la conoscenza non come sfoggio di erudizione ma come pratica di vita solidale
- la uguale dignità tra gli esseri e non alimentino atteggiamenti di sudditanza o di preminenza
- la crescita dell’allievo intesa come sua emancipazione e possibilità di realizzazione
- la comunanza nel cammino tra maestro e allievo, traendo reciproco vantaggio e sviluppo
- il prevalere degli atteggiamenti spirituali rispetto a quelli materiali, nella vita come nell’insegnamento stesso.
Tra i maestri del passato e quelli del presente abbiamo a disposizione un immenso patrimonio di conoscenza di cui nutrirci, ma non dobbiamo al tempo stesso dimenticare il monito del maestro zen “Se incontri il Buddha per la strada uccidilo!”, che insegna a non aderire passivamente a una verità esterna a noi, ma a fare affidamento ultimo al sentire interiore.
La conoscenza altrui è fondamentale, ma non meno importante è diventare padroni di se, del proprio percorso di realizzazione, che ci porterà a trovare il Maestro in ogni cosa. La Verità infatti comprende tutti gli insegnamenti, tra cui scegliere a seconda delle esigenze del momento.
L’unico grande maestro è infatti la Vita nella sua totalità e nei suoi infiniti modi di esprimersi, senza distinzione tra passato e presente, tra dentro di noi e fuori di noi.
Krishnamurti
Krishnamurti venne profetizzato come uno dei Maestri del Mondo che ciclicamente si manifestano con il compito di aiutare l’umanità. Per supportare questa missione fu messo a capo di un’organizzazione chiamata Ordine della Stella d’Oriente.
Egli però rinunciò al ruolo che gli era stato assegnato, sciolse l’Ordine della Stella e cominciò a viaggiare in tutto il mondo propugnando la necessità di un radicale cambiamento degli esseri umani.
Krishnamurti ha sostenuto una visione unitaria dell’umanità intera e ha sempre dichiarato di non avere alcuna nazionalità, né uno specifico credo o appartenenza culturale.
Nei suoi innumerevoli colloqui pubblici e privati non teorizzava nessuna filosofia, ideologia o religione, anzi sosteneva che proprio questi sono i fattori che dividono gli esseri umani portando conflitto e guerra; piuttosto trattava dei problemi della vita quotidiana e della necessità di realizzare qualità meditativa nelle attività giornaliere.
Il suo principale messaggio consiste nella convinzione che solo un cambiamento dell’individuo può portare alla felicità e che le strategie politiche, economiche e sociali non siano sufficienti a combattere la sofferenza umana; l’obiettivo cui l’uomo deve tendere è la sua liberazione dalle paure, dai condizionamenti, dalla sottomissione all’autorità, dall’accettazione passiva e acritica dei dogmi, per potere pienamente esprimersi e costruire un mondo migliore.
Importante è sviluppare comunione con la Vita e lavorare insieme agli altri uomini: non a caso la sua forma di comunicazione preferita era il dialogo, cui dava vita sottolineando comunque il rifiuto di ogni autorità spirituale o psicologica, compresa la propria.
Purtroppo, però, secondo Krishnamurti, l’uomo costruisce da sé le sue prigioni, attraverso ogni sorta di credenze e sistemi d’idee, spesso cercando la verità in ciò che qualcun altro ha proposto, ignorando che anche la più ingegnosa costruzione intellettuale non svelerà mai la Verità.
Questo perché la Vita non è statica, né sostanzialmente di prevedibile evoluzione, e, come la Vita, anche la Verità fluisce e non si lascia incatenare dal pensiero, ma si rivela solo al cessare di ogni astrazione mentale.
Celebre e significativa è la sua affermazione “la Verità è una terra senza sentieri” che può ben rappresentare il nocciolo del suo insegnamento, con il quale intendeva spronare l’uomo a liberarsi da ogni strada già tracciata, dal passato, dai dogmi, dalle ideologie, guardando la realtà senza alcun condizionamento.
Per Krishnamurti solo da una rifondazione dell’uomo è possibile modificare la società e realizzare un individuo che sia un motore di un positivo cambiamento sociale, perché la struttura sociale esteriore è il risultato della struttura psicologica interiore dei nostri rapporti umani, concetto che Krinshnamurti ha esplicitato nella frase “ciascuno cambi se stesso per cambiare il mondo”.
In questo processo l’educazione, per Krishnamurti, ha un ruolo fondamentale, poiché con essa si deve apprendere l’arte di vivere, di sviluppare un atteggiamento meditativo di ricerca e di scoperta della Verità, per mezzo di una continua rivoluzione interiore
“Il vero senso dell’educazione è di aiutare l’individuo ad essere maturo e libero, a fiorire nell’amore e nella bontà. “La conoscenza di sé è educazione. Nell’educazione non ci sono né maestro né allievo, c’è solo l’imparare; l’educatore impara quanto lo studente.”
Attraverso la continua esplorazione e osservazione si può avanzare verso la liberazione dai condizionamenti e imparare a comprendere il senso della vita.
COMPRENDERE IL SIGNIFICATO DELLA VITA – Da La ricerca della felicità di Krishnamurti
E qual è il significato della vita? Non è forse la vita una cosa straordinaria? Gli uccelli, i fiori, gli alberi in fiore, il cielo, le stelle, i fiumi e i pesci che ci vivono – tutto questo è vita. La vita sono i poveri e i ricchi; la vita è la perenne battaglia fra gruppi, razze e nazioni; la vita è meditazione; la vita è ciò che chiamiamo religione, ed è anche gli aspetti inafferrabili, nascosti, della mente – le invidie, le ambizioni, le passioni, le paure, le gratificazioni, le angosce.
La vita è tutto questo e molto di più. Ma di solito ci prepariamo a comprenderne solo una piccola porzione. (…)
La vita è in realtà bellissima, non è quella brutta cosa a cui noi l’abbiamo ridotta; e se ne può apprezzare la ricchezza, la profondità, la straordinaria bellezza solo quando ci si ribella contro tutto – contro la religione organizzata, contro la tradizione, contro il marcio della società attuale – scoprendo autonomamente, in quanto singoli esseri umani, ciò che è vero. Non imitazione, ma scoperta.
E’ molto facile adeguarsi a ciò che la società o i genitori o gli insegnanti vi dicono. E’ un modo sicuro e facile di esistere; ma non è vivere, perché in esso si annidano la paura, la decadenza, la morte. Vivere vuol dire scoprire autonomamente ciò che è vero, e questo è possibile soltanto quando si è liberi, quando è in atto una continua rivoluzione interiore.
Quindi la funzione dell’educazione è semplicemente quella di darvi la libertà – la più completa libertà di crescere e creare una società differente, un mondo nuovo. Noi vogliamo tale libertà non nel futuro, ma adesso. Dobbiamo creare subito un’atmosfera di libertà, cosicché voi possiate vivere e scoprire autonomamente ciò che è vero, diventare intelligenti, essere capaci di affrontare il mondo e comprenderlo, anziché semplicemente adeguarvi ad esso; dentro di voi, in profondità, psicologicamente, dovete essere perennemente in rivolta, perché solo coloro che sono sempre in rivolta possono scoprire il vero, non certo coloro che si adeguano, che seguono la tradizione. Solo indagando, osservando, imparando costantemente, potete trovare la verità, Dio o l’amore; ma non potete indagare, osservare, imparare, non potete avere alcuna consapevolezza profonda, se avete paura.(…)
Dunque, la funzione dell’educazione è di sradicare, tanto internamente quanto esternamente, questa paura che distrugge il pensiero, i rapporti umani e l’amore.
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Krishnamurti