Corso di meditazione – Lezione 3

Per l’induismo possiamo percepire la realtà che viviamo come un insieme di energia, conoscenza e amore.

La crescita di un praticante un percorso di realizzazione può essere descritta come uno sviluppo in queste tre direzioni.

L’amore, inteso come sentimento di comunanza, è il faro che può guidare verso il bene la nostra energia e la nostra intelligenza.

Chi sviluppa amore per la vita è pieno di gratitudine e di gioia per il solo fatto di esistere.

Pur continuando a porsi obiettivi da raggiungere, com’è nella natura umana, non fa dipendere dal loro raggiungimento la sua felicità; il suo animo è quieto perché già appagato da ciò che è e ciò che ha. Ovunque, comunque.

È unito alla vita e agli altri esseri.

Sono ormai evidenti le relazioni tra l’uomo, gli altri viventi e la natura tutta, i legami globali sul pianeta terra. Il nostro benessere è collegato a quello delle altre persone, degli altri viventi, della natura.

Per migliorare la nostra condizione è necessario migliorare le relazioni con gli altri viventi e con l’ambiente. Tanto più lo faremo tanto più saremo felici, poiché questo è un bisogno della nostra anima: andare oltre la materialità, il calcolo, verso la spiritualità, intesa come ricerca dell’essenza che lega ogni cosa.

Dall’amore, pratica di unione, nascono, comprensione, tolleranza, collaborazione, solidarietà; l’amore porta pace e concordia tra individui e tra comunità, rispetto reciproco tra l’uomo e l’ambiente.

Privilegiando ciò che unisce, al di là delle diversità, l’uomo potrà realizzare un vantaggio per la sua sopravvivenza e un viaggio più gradevole sul pianeta Terra.

Naturalmente l’amore per gli altri e quello per se stessi sono due facce di un’unica medaglia e pertanto necessario sarà il perseguire equilibrio tra dare e ricevere.

PRATICA N. 3 – MEDITAZIONE DI AMORE

La sequenza è composta da 4) tecniche

1) TECNICHE DI RESPIRAZIONE

Eseguire in posizione di Montagna una Respirazione completa e successivamente una Respirazione vivificante – link: http://www.yogapereducare.it/2020/03/20/tecniche-di-respirazione/

2) POSIZIONI DI SCIOGLIMENTO

Eseguire respirando ritmicamente le posizioni di occidente, posizione Gandhi (torsione), ciabattino, pesce, posizione purificatrice,

– link http://www.yogapereducare.it/2017/07/07/foto-delle-posizioni-di-base/

3) RESPIRAZIONE QUADRATA

Eseguire una Respirazione ritmica quadrata, per quietare le emozioni e la mente (fino a cinque minuti) – link http://www.yogapereducare.it/2020/03/20/tecniche-di-respirazione/

4) MEDITAZIONE SULL’AMORE (eseguire indifferentemente al mattino o al pomeriggio sera)

Lasciamo svuotare la mente respirando lentamente e profondamente. Apriamo la bocca in un leggero sorriso, che, con l’aiuto del respiro portiamo all’altezza del cuore, All’altezza del cuore il sorriso si trasforma in una sensazione di piacere, di amore, di gratitudine per la vita. Di gioia di esserci, di esistere, di vivere. Comunque, dovunque. Questa sensazione si allarga, si diffonde, ci avvolge completamente. Sorridiamo alla Vita e la vita ci sorride.

REGISTRAZIONE VOCALE




Corso di meditazione – Lezione 2

LA CONSAPEVOLEZZA

La vita è un movimento incessante, un susseguirsi di piccoli e grandi cambiamenti.

Possiamo subirli passivamente lasciandoci trascinare in ogni direzione oppure, osservata e valutata la situazione in cui ci troviamo, cercare di dirigerci nella direzione da noi scelta, creando un nuovo equilibrio, il più soddisfacente possibile.

Il cammino dello Yoga, di cui la meditazione è una delle tecniche più importanti, è un percorso di equilibrio e armonia. Dice la Bhagavad Gita: “Lo Yoga è armonia. Non è per chi mangia troppo, né per chi mangia troppo poco; non è per chi dorme troppo poco, né per chi dorme troppo. Esso è armonia nel mangiare e nel riposare, nel sonno e nella veglia: è l’equilibrio in qualunque cosa si stia facendo.

Essere equilibrati ci aiuta a dare il giusto peso alle cose, evitando gli eccessi, e a realizzare la giusta azione in ogni situazione.

La base necessaria per trovare il miglior equilibrio in ogni situazione è la Consapevolezza, che porta a vivere con una visione sempre più chiara di ciò che accade dentro e fuori di noi.

Lo sviluppo della Consapevolezza ci consente di migliorare il nostro benessere, l’equilibrio personale e l’armonia con la vita.

Si coltiva praticando attenzione, concentrazione e attitudine meditativa, atteggiamenti che necessitano di liberare l’attenzione da tutto ciò che la disturba: il rimuginare, il fantasticare, l’essere altrove.

La meditazione inizia svuotando la mente fino a farne cessare l’attività.

Dalla cessazione dei movimenti mentali, nasce la pace e la quiete della consapevolezza.

Se sapremo centrarci in essa potremo svuotare il campo dell’attenzione da ciò che non ci serve per poterlo continuamente riempire di nuovi contenuti, vincere l’attaccamento a idee e modi di vedere la vita non più adeguati al mutare degli eventi ed essere sempre in sintonia con la situazione che viviamo in ogni momento, qui e ora.

APPROFONDIMENTI sul sito www.yogapereducare.it:

Il cambiamento nella consapevolezza

PRATICA N. 2 – LO SVILUPPO DELLA CONSAPEVOLEZZA

La sequenza è composta da 4) tecniche

1) IL RESPIRO

Eseguire una Respirazione a sezioni e successivamente una Respirazione completa in posizione di Montagna – link: http://www.yogapereducare.it/2017/02/08/dalla-respirazione-al-pranayama/

2) POSIZIONI DI SCIOGLIMENTO

Eseguire respirando ritmicamente le posizioni di albero, fiero, mano piede, gatto, eroe – link http://www.yogapereducare.it/2017/07/07/foto-delle-posizioni-di-base/

3) RESPIRAZIONE QUADRATA

Eseguire una Respirazione ritmica quadrata, per quietare le emozioni e la mente (fino a cinque minuti) – link http://www.yogapereducare.it/2020/03/20/tecniche-di-respirazione/

4) MEDITAZIONE SULLA CONSAPEVOLEZZA (eseguire preferibilmente nel pomeriggio sera)

E’ la meditazione senza seme, senza alcun oggetto.

Lasciamo svuotare la mente e la immaginiamo come un cielo senza nuvole, uno specchio d’acqua senza onde, uno specchio ripulito dalla polvere dei pensieri in cui ogni cosa si riflette. Restiamo quieti nel silenzio, nel vuoto, senza timore, nella pace della Consapevolezza in cui ogni cosa può entrare ed uscire.

REGISTRAZIONE VOCALE




LA CONSAPEVOLEZZA

La vita è un movimento incessante, un susseguirsi di piccoli e grandi cambiamenti.

Possiamo subirli passivamente lasciandoci trascinare in ogni direzione oppure, osservata e valutata la situazione in cui ci troviamo, cercare di dirigerci nella direzione da noi scelta, creando un nuovo equilibrio, il più soddisfacente possibile.

Lo Yoga è un percorso di equilibrio e armonia. Dice la Bhagavad Gita: “Lo Yoga è armonia. Non è per chi mangia troppo, né per chi mangia troppo poco; non è per chi dorme troppo poco, né per chi dorme troppo. Esso è armonia nel mangiare e nel riposare, nel sonno e nella veglia: è l’equilibrio in qualunque cosa si stia facendo.

Essere equilibrati ci aiuta a dare il giusto peso alle cose, evitando gli eccessi, e a realizzare la giusta azione in ogni situazione.

La base necessaria per trovare il miglior equilibrio in ogni situazione è la Consapevolezza, che porta a vivere con una visione sempre più chiara di ciò che accede dentro e fuori di noi.

Lo sviluppo della Consapevolezza ci consente di migliorare il nostro benessere, l’equilibrio personale e l’armonia con la vita.

Si coltiva praticando attenzione, concentrazione e attitudine meditativa, atteggiamenti che necessitano di liberare l’attenzione di tutto ciò che la disturba: il rimuginare, il fantasticare, l’essere altrove.

La meditazione inizia svuotando la mente fino a farne cessare l’attività.

Dalla cessazione dei movimenti mentali, nasce lo sviluppo della consapevolezza.

Se sapremo centrarci in essa potremo svuotare il campo dell’attenzione da ciò che non ci serve per poterlo continuamente riempire di nuovi contenuti, vincere l’attaccamento a idee e modi di vedere la vita non più adeguati al mutare degli eventi ed essere sempre in sintonia con la situazione che viviamo in ogni momento, qui e ora.




I grandi maestri del passato e del presente. Valore, autorità e utilità odierna – 28 marzo

Credo che il tema vada sviluppato tenendo conto dell’idea che abbiamo dello Yoga.

In altre parole la valutazione di un maestro o di un insegnamento non potrà non dipendere dalla visione che si ha dello Yoga.

Personalmente ritengo che lo Yoga sia una molteplicità di percorsi che puntano a un comune obiettivo: affrontare e vincere la sofferenza realizzando una condizione di unione con la Vita, che va oltre l’individualità.

Come indicano autorevoli testi, quali la Bhagavad Gita e gli Yogasutra, ciò si ottiene realizzando l’essenza superindividuale che è in ogni cosa, lo Spirito onnipresente e onnipervadente, la Consapevolezza che supporta ogni manifestazione dell’esistenza.

Centrandosi in questa condizione si può percepire ogni cosa come un Tutto, un Uno, un insieme che continuamente si ridefinisce; in questa condizione si può esprimere il meglio in ogni situazione, vivendo nel qui e ora.

Questi insegnamenti non sono una scoperta recente, ma ci vengono dal passato; noi infatti esistiamo solo in relazione al passato e ciò che pratichiamo o insegniamo deriva da esso.

Ognuno dei maestri del passato che abbia realizzato queste conoscenze ha dato vita a un tentativo di comunicazione di queste esperienze, per quanto esse possano essere indescrivibili completamente con gli strumenti umani; ognuno di loro ha tracciato sentieri diversi nel linguaggio e nelle modalità, a seconda della loro esperienza e relativamente ai loro ascoltatori.

È però fondamentale non solo far tesoro degli insegnamenti antichi, ma trovare il filo che congiunge ad essi gli insegnamenti moderni.

Relativamente a questi ultimi, partendo dalla visione esposta in precedenza, ritengo che i maestri e gli insegnamenti che più si collegano alla tradizione originaria dello yoga siano quelli che maggiormente aderiscono a alcuni principi cardine degli insegnamenti originari e che promuovono:

  • una visione unitaria della vita e dello yoga, piuttosto che evidenziare le differenze
  • la conoscenza non come sfoggio di erudizione ma come pratica di vita solidale
  • la uguale dignità tra gli esseri e non alimentino atteggiamenti di sudditanza o di preminenza
  • la crescita dell’allievo intesa come sua emancipazione e possibilità di realizzazione
  • la comunanza nel cammino tra maestro e allievo, traendo reciproco vantaggio e sviluppo
  • il prevalere degli atteggiamenti spirituali rispetto a quelli materiali, nella vita come nell’insegnamento stesso.

Tra i maestri del passato e quelli del presente abbiamo a disposizione un immenso patrimonio di conoscenza di cui nutrirci, ma non dobbiamo al tempo stesso dimenticare il monito del maestro zen “Se incontri il Buddha per la strada uccidilo!”, che insegna a non aderire passivamente a una verità esterna a noi, ma a fare affidamento ultimo al sentire interiore.

La conoscenza altrui è fondamentale, ma non meno importante è diventare padroni di se, del proprio percorso di realizzazione, che ci porterà a trovare il Maestro in ogni cosa. La Verità infatti comprende tutti gli insegnamenti, tra cui scegliere a seconda delle esigenze del momento.

L’unico grande maestro è infatti la Vita nella sua totalità e nei suoi infiniti modi di esprimersi, senza distinzione tra passato e presente, tra dentro di noi e fuori di noi.

Krishnamurti

Krishnamurti venne profetizzato come uno dei Maestri del Mondo che ciclicamente si manifestano con il compito di aiutare l’umanità. Per supportare questa missione fu messo a capo di un’organizzazione chiamata Ordine della Stella d’Oriente.

Egli però rinunciò al ruolo che gli era stato assegnato, sciolse l’Ordine della Stella e cominciò a viaggiare in tutto il mondo propugnando la necessità di un radicale cambiamento degli esseri umani.

Krishnamurti ha sostenuto una visione unitaria dell’umanità intera e ha sempre dichiarato di non avere alcuna nazionalità, né uno specifico credo o appartenenza culturale.

Nei suoi innumerevoli colloqui pubblici e privati non teorizzava nessuna filosofia, ideologia o religione, anzi sosteneva che proprio questi sono i fattori che dividono gli esseri umani portando conflitto e guerra; piuttosto trattava dei problemi della vita quotidiana e della necessità di realizzare qualità meditativa nelle attività giornaliere.

Il suo principale messaggio consiste nella convinzione che solo un cambiamento dell’individuo può portare alla felicità e che le strategie politiche, economiche e sociali non siano sufficienti a combattere la sofferenza umana; l’obiettivo cui l’uomo deve tendere è la sua liberazione dalle paure, dai condizionamenti, dalla sottomissione all’autorità, dall’accettazione passiva e acritica dei dogmi, per potere pienamente esprimersi e costruire un mondo migliore.

Importante è sviluppare comunione con la Vita e lavorare insieme agli altri uomini: non a caso la sua forma di comunicazione preferita era il dialogo, cui dava vita sottolineando comunque il rifiuto di ogni autorità spirituale o psicologica, compresa la propria.

Purtroppo, però, secondo Krishnamurti, l’uomo costruisce da sé le sue prigioni, attraverso ogni sorta di credenze e sistemi d’idee, spesso cercando la verità in ciò che qualcun altro ha proposto, ignorando che anche la più ingegnosa costruzione intellettuale non svelerà mai la Verità.

Questo perché la Vita non è statica, né sostanzialmente di prevedibile evoluzione, e, come la Vita, anche la Verità fluisce e non si lascia incatenare dal pensiero, ma si rivela solo al cessare di ogni astrazione mentale.

Celebre e significativa è la sua affermazione “la Verità è una terra senza sentieri” che può ben rappresentare il nocciolo del suo insegnamento, con il quale intendeva spronare l’uomo a liberarsi da ogni strada già tracciata, dal passato, dai dogmi, dalle ideologie, guardando la realtà senza alcun condizionamento.

Per Krishnamurti solo da una rifondazione dell’uomo è possibile modificare la società e realizzare un individuo che sia un motore di un positivo cambiamento sociale, perché la struttura sociale esteriore è il risultato della struttura psicologica interiore dei nostri rapporti umani, concetto che Krinshnamurti ha esplicitato nella frase “ciascuno cambi se stesso per cambiare il mondo”.

In questo processo l’educazione, per Krishnamurti, ha un ruolo fondamentale, poiché con essa si deve apprendere l’arte di vivere, di sviluppare un atteggiamento meditativo di ricerca e di scoperta della Verità, per mezzo di una continua rivoluzione interiore

“Il vero senso dell’educazione è di aiutare l’individuo ad essere maturo e libero, a fiorire nell’amore e nella bontà. “La conoscenza di sé è educazione. Nell’educazione non ci sono né maestro né allievo, c’è solo l’imparare; l’educatore impara quanto lo studente.”

‎Attraverso la continua esplorazione e osservazione si può avanzare verso la liberazione dai condizionamenti e imparare a comprendere il senso della vita.

COMPRENDERE IL SIGNIFICATO DELLA VITA – Da La ricerca della felicità di Krishnamurti

E qual è il significato della vita? Non è forse la vita una cosa straordinaria? Gli uccelli, i fiori, gli alberi in fiore, il cielo, le stelle, i fiumi e i pesci che ci vivono – tutto questo è vita. La vita sono i poveri e i ricchi; la vita è la perenne battaglia fra gruppi, razze e nazioni; la vita è meditazione; la vita è ciò che chiamiamo religione, ed è anche gli aspetti inafferrabili, nascosti, della mente – le invidie, le ambizioni, le passioni, le paure, le gratificazioni, le angosce.

La vita è tutto questo e molto di più. Ma di solito ci prepariamo a comprenderne solo una piccola porzione. (…)

La vita è in realtà bellissima, non è quella brutta cosa a cui noi l’abbiamo ridotta; e se ne può apprezzare la ricchezza, la profondità, la straordinaria bellezza solo quando ci si ribella contro tutto – contro la religione organizzata, contro la tradizione, contro il marcio della società attuale – scoprendo autonomamente, in quanto singoli esseri umani, ciò che è vero. Non imitazione, ma scoperta.

E’ molto facile adeguarsi a ciò che la società o i genitori o gli insegnanti vi dicono. E’ un modo sicuro e facile di esistere; ma non è vivere, perché in esso si annidano la paura, la decadenza, la morte. Vivere vuol dire scoprire autonomamente ciò che è vero, e questo è possibile soltanto quando si è liberi, quando è in atto una continua rivoluzione interiore.

Quindi la funzione dell’educazione è semplicemente quella di darvi la libertà – la più completa libertà di crescere e creare una società differente, un mondo nuovo. Noi vogliamo tale libertà non nel futuro, ma adesso. Dobbiamo creare subito un’atmosfera di libertà, cosicché voi possiate vivere e scoprire autonomamente ciò che è vero, diventare intelligenti, essere capaci di affrontare il mondo e comprenderlo, anziché semplicemente adeguarvi ad esso; dentro di voi, in profondità, psicologicamente, dovete essere perennemente in rivolta, perché solo coloro che sono sempre in rivolta possono scoprire il vero, non certo coloro che si adeguano, che seguono la tradizione. Solo indagando, osservando, imparando costantemente, potete trovare la verità, Dio o l’amore; ma non potete indagare, osservare, imparare, non potete avere alcuna consapevolezza profonda, se avete paura.(…)

Dunque, la funzione dell’educazione è di sradicare, tanto internamente quanto esternamente, questa paura che distrugge il pensiero, i rapporti umani e l’amore.

PER APPROFONDIMENTI SU QUESTO SITO:

Krishnamurti

 




La Respirazione

L’aria è elemento di essenziale importanza per l’uomo, alla base della sua stessa vita: essa comincia con una ispirazione e termina con un debole sospiro. Gli yogi da sempre sostengono che una buona qualità del respiro, oltre a fornire energia e vitalità, si riflette positivamente sullo stato emotivo. A conferma di ciò basti pensare ad alcune evidenti connessioni tra respiro, emozioni e stati d’animo: il respiro irregolare ed ansimante della sofferenza, i sospiri di sollievo, il trattenere il respiro in momenti di attesa o il restare senza fiato per l’emozione.

Benché la respirazione sia spontaneamente regolata dal sistema nervoso, come il battito cardiaco e la circolazione sanguigna, gli yogi hanno a lungo lavorato sulla possibilità di modificare volontariamente la funzione respiratoria, usando questa capacità per controllare non solo la sfera emotiva, ma anche alcune funzioni metaboliche e persino l’attività cerebrale.

La pratica yoga è pertanto caratterizzata da numerose, importanti e salutari attività respiratorie, volte a passare dalla respirazione automatica, non consapevole, che è quella che abitualmente pratichiamo, a respirazioni coscienti e controllate, fino alle sofisticate tecniche del pranayama.

APPROFONDIMENTI
Dalla respirazione al pranayama




Eventi e Attività

CORSO DI MEDITAZIONE – 2020

Corso di meditazione – Lezione 1

Corso di meditazione – Lezione 2

Corso di meditazione – Lezione 3

Corso di meditazione – Lezione 4

Corso di meditazione – Lezione 5

Corso di meditazione – Lezione 6

Corso di meditazione – Lezione 7

Corso di meditazione – Lezione 8

Corso di meditazione – Lezione 9

Corso di meditazione – Lezione 10

Corso di meditazione – Lezione 11

Corso di meditazione – Lezione 12

Corso di meditazione – Lezione 13

Corso di meditazione – Lezione 14




Corso di meditazione – Lezione 1

Che cos’è la meditazione

La meditazione è uno stato di coscienza di completa unione con ogni cosa che facciamo, per vivere l’unicità di ogni momento, il cosiddetto qui e ora, con tutto noi stessi.

La meditazione comincia con il fermo dell’attività mentale, che permettere di creare una condizione di quiete interiore e vivere pienamente della pienezza e ricchezza della vita presente davanti ai nostri occhi.

Nel corso della giornata spesso la nostra attenzione è distratta piuttosto che attenta a quello che stiamo facendo; o la nostra mente produce un incomprensibile rimuginare e fantasticare senza alcun nesso con quello che stiamo vivendo, o, addirittura, i pensieri ci portano altrove: nei ricordi di avvenimenti passati o immaginando situazioni future.

Certo la funzione della mente e dei pensieri che essa produce sono, a volte, di estrema utilità; grazie alla nostra capacità di ragionamento ed analisi la società umana ha potuto evolversi sino al livello attuale. Ma, come qualsiasi strumento, dopo essere stato usato nel momento del bisogno essa deve essere messa a riposo.

Potremo così sfruttare pienamente le altre nostre capacità percettive e le conoscenze che esse ci apportano. Ad esempio potremo apprezzare appieno i nostri sensi: ascoltare una musica, osservare un panorama, gustare un cibo, toccare un albero, odorare un fiore.

L’atteggiamento meditativo ci aiuta a esercitare la massima consapevolezza, per potere osservare e conoscere noi stessi e la vita e agire in armonia con le situazioni, esprimendo il massimo delle nostre possibilità.

Perché meditare

La meditazione ha numerosi benefici; infatti produce:

  • senso di pace, quiete mentale e diminuzione dello stress
  • sviluppo dell’attenzione, della sensibilità, dell’intuizione
  • maggiore apertura e atteggiamento di accoglienza
  • consapevolezza più vasta e visione più chiara della vita (vedere le cose come sono)

Come meditare

La meditazione si apprende attraverso tecniche, patrimonio comune di diverse discipline, che possono essere eseguite sia da fermi che in movimento.

Per un maggior successo, le tecniche meditative vanno adeguatamente preparate tramite altre tecniche che tolgono tensioni e aumentano energia per potere disporre dell’attenzione e concentrazione necessarie per ampliare la consapevolezza e avanzare nella conoscenza di noi stessi e della vita.

Le tecniche di meditazione vanno preferibilmente praticate nelle posizioni con la schiena eretta, le braccia e le gambe raccolte (eroe, loto o posizione facile). Queste posizioni favoriscono l’ascendere dell’energia verso i centri di energia superiori.

L’oggetto della meditazione può essere qualsiasi cosa esistente a qualsiasi livello (interno o esterno, materiale o immateriale) e in questo caso si parla di un “seme”, oppure il nulla, un vuoto senza alcun contenuto, la pura consapevolezza e in questo caso si parla di meditazione senza “seme”.

Le pratiche e le tecniche servono per apprendere la capacità di meditare, che può essere trasferita con grande giovamento in qualsiasi attività e momento di tutti i giorni, consentendo di vivere così in unione con la Vita.

 PRATICA N. 1 – PREPARAZIONE ALLA MEDITAZIONE

La sequenza è composta di 3) tecniche

1) SEQUENZA DI SCIOGLIMENTO

Si parte dalla posizione di Montagna, la posizione eretta di base (vedi link: http://www.yogapereducare.it/2017/07/07/foto-delle-posizioni-di-base/)

Eseguire almeno 3 volte la Sequenza del Saluto al Sole, per eliminare le tensioni della colonna e del corpo. Puoi trovarne un esempio al link http://www.yogapereducare.it/2017/07/18/saluto-al-sole/

2) RESPIRAZIONE RITMICA RETTANGOLARE

Eseguire una respirazione ritmica, per quietare le emozioni e la mente (fino a cinque minuti)

Vedi il link http://www.yogapereducare.it/2020/03/20/tecniche-di-respirazione/

3) RESPIRAZIONE PRANICA (eseguire preferibilmente nel pomeriggio sera)

Questa tecnica combina il rilassamento con una concentrazione per assorbire energia.

Si basa sulla capacità della mente di comandare volontariamente l’energia, poiché involontariamente essa già svolge questa funzione.

Vedi il link http://www.yogapereducare.it/2020/03/20/respirazione-pranica/

REGISTRAZIONE VOCALE DELLA PRATICA




Respirazione pranica

Ci si sdraia in una posizione di rilassamento (vedi http://www.yogapereducare.it/2017/07/07/foto-delle-posizioni-di-base/)

Si rilassano tutte le parti del corpo, dal basso verso l’alto: i piedi, le gambe, il busto e gli organi interni, le braccia e le mani, la testa

Si lasciano allontanare tutti i pensieri, senza seguirli

Si immagina che la pelle, i muscoli, le ossa, ogni cellula del corpo assorba energia, in forma di punti luminosi o di fasci di luce

Si percepisce tutto il proprio corpo che si riempie di luce e di energia, fino a vederlo avvolto in una sfera di luce e di energia, il corpo energetico o pranico.

Ci si sente avvolti da una sensazione di benessere e di calore

Ci si abbandona rilassandosi completamente

Quando vogliamo ci si risveglia dolcemente respirando via via sempre più profondamente, aprendo e chiudendo le dita delle mani, stirando le gambe, aprendo gli occhi

Successivamente ci si continua a stirare anche allungando le braccia.

Senza alcuna fretta, quando vogliamo, ci si gira di lato e si va a sedere




Tecniche di respirazione

La Respirazione a sezioni e la Respirazione completa

Con la pratica della Respirazione a sezioni si impara a distinguere le differenti funzioni della respirazione toracica (tonificante) e della respirazione addominale (rilassante), oltre che a riempire completamente i polmoni con la respirazione apicale o clavicolare.

Si può così, successivamente, effettuare correttamente la Respirazione completa, con la quale ci si rifornisce di una adeguata quantità di aria e di energia; respirando in modo lento e profondo, inoltre, si otterrà maggiore tranquillità emotiva e mentale. L’apparato respiratorio migliorerà la sua elasticità.

La regolarità del respiro verrà da una parte applicata nell’esecuzione delle asana, migliorando la calma e l’interiorizzazione delle posizioni, dall’altra costituirà il presupposto per la pratica delle Respirazioni particolari e del Pranayama.

RESPIRAZIONI PARTICOLARI

La Respirazione del Saluto al Sole agisce in modo benefico sulla zona viscerale e su quella tiroidea e agevola lo scorrimento di energia lungo la colonna vertebrale e i principali canali energetici. La si esegue dilatando addome e zona del collo (sollevando la testa) in inspirazione e contraendo le stesse due zone in espirazione.

La Respirazione tonificante spinge l’energia verso le estremità del corpo. La si esegue in apnea a polmoni pieni spingendo con forza le braccia in avanti e indietro.

La Respirazione vivificante scarica tensioni e favorisce un forte flusso di energia dal basso verso l’alto. La si esegue inspirando lentamente con il naso ed espirando con vigore a bocca aperta. Si può accompagnare i due movimenti respiratori con il movimento delle braccia in apertura e chiusura.

La Respirazione addominale controllata consiste nel respirare solo muovendo l’addome, riempiendolo in inspirazione e svuotandolo in espirazione, spingendo con decisione la parete addominale e gli organi interni dell’addome verso l’interno, verso la colonna vertebrale. Si eseguirà così un benefico massaggio della zona viscerale e si migliorerà il controllo della zona addominale; è propedeutica all’apprendimento di Uddiyana bandha, che sarà in seguito sfruttato per ottimizzare gli effetti del Pranayama

Agni Sara consiste nel trattenere il respiro a polmoni vuoti, muovendo la zona addominale in fuori e in dentro; si interrompe quando è necessario inspirare nuovamente.

La Respirazione ritmica stimola tranquillità emotiva e quiete mentale; la si esegue guidando il respiro verso una maggiore regolarità e ampiezza, con controllo progressivo dei tempi delle quattro fasi. E’ propedeutica alla pratica dei pranayama veri e propri.  Possiamo distinguere due esercizi: la Respirazione (ritmica rettangolare) e la Respirazione (ritmica) quadrata.

Respirazione (ritmica rettangolare)

Va eseguita preferibilmente in posizione seduta, con la schiena eretta e le gambe incrociate. in alternativa anche seduti su una sedia.

Va terminata quando si avverte stanchezza dell’apparato respiratorio, tensione emotiva o mentale, caduta sensibile dell’attenzione.

Dopo aver terminato respirare normalmente; quando pronti si può ripetere un altro ciclo.

Avvertenze

Il respiro deve essere sempre più lento, sottile e profondo.

Va evitata qualsiasi tensione in tutte e 4 le fasi

L’espirazione deve essere completa

Esecuzione

1 Respirare eseguendo una respirazione lenta e profonda sia in inspirazione che in espirazione

2 Osservare le 4 fasi del respiro

3 Far diventare quanto più possibile di uguale durata inspirazione ed espirazione e successivamente i due momenti di apnea, aumentandone la durata. Si darà così vita a una respirazione dal ritmo rettangolare, con inspirazione ed espirazione di analoga durata e uguali anche le 2 apnee, seppure di durata minore.

4 Terminare con una espirazione

Respirazione (ritmica) quadrata

Consiste nel modificare la Respirazione rettangolare estendendo progressivamente la durata delle due apnee, fino a quando tutte e quattro le fasi respiratorie avranno la stessa durata.

APPROFONDIMENTI

Dalla respirazione al pranayama




La Meditazione

La meditazione è una condizione di completa fusione e unione con ogni attività; uno stato di coscienza per vivere il qui e ora con tutto noi stessi; essa comincia con il fermo dell’attività mentale, che permettere di creare una condizione di quiete interiore e vivere pienamente e profondamente della ricchezza della vita presente davanti ai nostri occhi.

Certo la funzione della attività della mente è, a volte, di estrema utilità. Per esempio tramite la capacità di analisi per una dettagliata comprensione delle situazioni, di pianificazione per una organizzazione ottimale delle attività, di memoria dell’esperienza pregressa, di previsione delle conseguenze delle nostre azioni. Ma, come qualsiasi strumento, dopo essere stato usato nel momento appropriato, la mente deve essere controllata.

Il controllo dell’attività mentale serve innanzitutto ad utilizzarla volontariamente solo quando ragionare ci può essere realmente d’aiuto, come, ad esempio, nell’esaminare gli aspetti di un problema o di una situazione, nel pianificare le attività, prevedere lo sviluppo delle situazioni, oppure richiamare immagini o pensieri collegati con sensazioni che ci inducono uno stato d’animo piacevole, cioè di benessere; il potere auto suggestivo della mente può anche essere utilizzato per rinforzare qualità desiderate, come quelle di forza, di tranquillità, ecc…

Altrettanto importante è apprendere la capacità di lasciare andare pensieri negativi, che ci inducono in uno stato d’animo di malessere e di eliminare i pensieri inutili, che sono quelli non rispondenti alle esigenze della situazione, non distraendosi dal presente e provocando un inutile dispendio di energie.

Spesso, invece, nel corso della giornata, la nostra attenzione è distratta piuttosto che attenta a quello che stiamo facendo; o la nostra mente produce un incomprensibile rimuginare e fantasticare o i nostri pensieri ci portano altrove da dove siamo realmente: nei ricordi di avvenimenti passati o immaginando situazioni future.

Imparando e praticando la cessazione delle attività mentali potremo sfruttare pienamente le altre nostre capacità percettive e le conoscenze che ci apportano sia del mondo esterno che di quello interiore.

Ad esempio potremo apprezzare appieno i nostri sensi: ascoltare una musica, osservare un panorama, gustare un cibo, toccare un tessuto, odorare un fiore.

Potremo inoltre osservare e conoscere sempre più profondamente noi stessi e la vita e agire in armonia con le situazioni, esprimendo il massimo delle nostre possibilità.

Si disporrà infine di una capacità di conoscenza più completa del presente per vivere nel cosiddetto qui e ora con tutto noi stessi, sviluppando il massimo della consapevolezza, e adottando così in ogni situazione i comportamenti più adatti.

Questa attitudine, molto apprezzata in Oriente, non è stata peraltro sconosciuta in Occidente. Ne parlava già nelle sue Odi un romano del I secolo a.C., Orazio, conosciuto come il poeta del “carpe diem ” (afferra l’oggi).

In Vita di Siddharta il Buddha, biografia del Buddha ad opera del monaco Thich Nhat Hanh, troviamo questo discorso di Siddharta ai suoi discepoli. Parla appunto di cosa significa “afferrare l’oggi”, e il protagonista è un frutto: un mandarino.

“Cosa significa mangiare un mandarino con consapevolezza? Mangiando un mandarino, sapete che lo state mangiando. Ne gustate pienamente la fragranza e la dolcezza. Il mandarino aveva nove spicchi. Li ho messi in bocca uno per uno in consapevolezza e ho sentito quanto sono splendidi e preziosi […] Mangiare il mandarino con presenza mentale significa essere davvero in contatto con ciò che mangiate. La vostra mente non rincorre i pensieri riguardo allo ieri o al domani, ma dimora totalmente nel momento presente. Il mandarino è totalmente presente. Vivere con presenza mentale e consapevolezza vuol dire vivere nel momento presente, con il corpo e la mente che dimorano nel qui e ora.”

L’affinità con Orazio è evidente: “afferrare l’oggi” significa conquistare la “presenza mentale”, una condizione attiva di consapevolezza, ma che non giudica e non etichetta.

In atteggiamento meditativo si vive con quiete e profondità il presente, che, da un certo punto di vista, è l’unico momento veramente disponibile, in cui possiamo essere realmente felici. Il passato e il futuro vivono solo nella mente: nulla avviene mai realmente fuori dal momento presente, l’unico modo per essere felice è quindi esserlo ora. Le esperienze illusorie e artificiali create nella mente non potranno mai eguagliare la pienezza e la ricchezza del mondo reale.

Perché meditare

La meditazione è praticata sia in percorsi di ricerca di miglioramento ed evoluzione (dai più antichi percorsi spirituali alla moderna mindfulness), sia, più recentemente, in percorsi di tipo psicoterapeutico.

Nei percorsi spirituali come quelli dello Yoga delle fonti originarie ha l’obiettivo ultimo di realizzare un’unione tra l’individuo e la Vita, portando alla conoscenza di una dimensione unitaria, trascendente l’individualità.

In altri percorsi, invece, si propone di ottenere miglior benessere soggettivo e qualità della vita, sfruttando i particolari effetti benefici che si ottengono dalla pratica meditativa, tra cui quelli di seguito elencati:

  • senso di pace, quiete mentale e diminuzione dello stress
  • sviluppo dell’attenzione, della sensibilità, dell’intuizione
  • maggiore apertura e atteggiamento di accoglienza
  • consapevolezza più vasta e visione più chiara della vita (vedere le cose come sono)
  • vicinanza al Sé interiore, con maggiore padronanza delle risorse interne e libertà di scelte.

Come meditare

La meditazione si apprende attraverso tecniche, patrimonio comune di diverse discipline, che possono essere eseguite sia da fermi che in movimento.

Per la pratica della meditazione è però necessario innanzitutto avere un adeguato equilibrio mentale.

Per un maggior successo, le tecniche meditative vanno adeguatamente preparate tramite altre tecniche che tolgono tensioni e aumentano energia per potere disporre dell’attenzione e concentrazione necessarie per ampliare la consapevolezza, percepire la verità di ogni situazione e avanzare nella conoscenza di noi stessi e della vita.

Le tecniche di meditazione vanno preferibilmente praticate nelle posizioni con la schiena eretta, le braccia e le gambe raccolte (eroe, loto o posizione facile). Queste posizioni favoriscono l’ascendere dell’energia verso i centri di energia superiori.

L’oggetto della meditazione può essere qualsiasi cosa esistente a qualsiasi livello (interno o esterno, materiale o immateriale) e in questo caso, adottando la classificazione dell’Astanga Yoga, si parla di un “seme”, oppure il nulla, un vuoto senza alcun contenuto, la pura consapevolezza e in questo caso si parla di meditazione senza “seme”.

Perfino lo stesso Yoga posturale (ad es. Hatha yoga) praticato nella sua più completa accezione, e non come un succedaneo della ginnastica, conduce verso atteggiamenti meditativi, che, comunque, costituiscono l’attività specifica del Raja yoga, che letteralmente vuol dire “Yoga regale”. Un percorso meditativo tra i più famosi è l’Astanga Yoga (Yoga dagli otto passi) di Patanjali.

Le pratiche e le tecniche servono per apprendere la capacità di meditare, che può essere trasferita con grande giovamento in qualsiasi attività e momento di tutti i giorni, consentendo così di vivere in unione e armonia con la Vita.