Verso un umanesimo cosmopolita
La globalizzazione, cui spesso è attribuita una connotazione negativa, può anche essere vista evidenziando anche le opportunità che offre di sviluppare potenzialità positive: è un modo di concepire una realtà più vasta e di operare su di essa; offre dunque anche la possibilità di una visione unitaria del mondo e completa della vita.
Ciò che serve, infatti, non è contrastare la globalizzazione, ma un recupero della dimensione unitaria dell’uomo e della vita, il cui senso va realizzato attraverso l’attività comune, basandosi su principi e valori che promuovano giustizia, pace e cooperazione.
In un mondo globale sembra dunque opportuno più che mai adottare una “filosofia di vita” anch’essa globale, che approfondisca il legame tra tutti gli uomini, contemperando dimensione individuale e universale, per gestire i conflitti e comporli con generale soddisfazione.
Il diritto e l’importanza dell’individuo vanno inquadrati nell’intera comunità umana dalla quale ricevere posizione e significato; è fondamentale per un favorevole progresso sociale che gli individui si sentano uniti dal fatto di lavorare in una comune direzione e sappiano perseguire esigenze e scopi comuni.
Senza negare una dimensione individuale, solo se si riesce a vedere il vantaggio di andare al di là dei propri interessi particolaristici si può costruire un mondo giusto e solidale, in cui si ponga un limite allo sfruttamento delle risorse umane e ambientali e si adotti uno sviluppo sostenibile, finalizzando le politiche economiche globali alla lotta contro la disuguaglianza e la povertà.
Sfruttando l’integrazione e lo scambio di conoscenze è possibile implementare la cooperazione, privilegiando le comunanze che possono apportare ricchezza di contributi creativi, pur nel rispetto delle differenze e della specificità delle esigenze.
L’informazione diffusa su scala mondiale può favorire la partecipazione di grandi masse in tutti i paesi del mondo in battaglie per la “globalizzazione dei diritti”.
Un tale modello di sviluppo si può dire sposi «un modello ‘ecologico’, in base al quale la vita delle parti è tanto migliore quanto migliori sono le relazioni tra le parti» (Pasqualotto G., East & West, Venezia, 2007, Marsilio, p. 72).
Risulta ormai sempre più evidente e urgente porre le basi di un “uomo globale”, promotore e interprete di un nuovo umanesimo, che ponga l’uomo al centro e la tecnica come strumento per la sua realizzazione e felicità, contrastando la tendenza che vede gli uomini al servizio dei beni e della ricchezza, piuttosto che viceversa.
Parte fondante di tale progetto è un rinnovamento della cultura e dell’educazione, che supporti lo sviluppo di una società diversa.
APPROFONDIMENTI
Le tante facce della conoscenza