L’uomo globale

L’uomo da formare, che più utilmente potrà affrontare le sfide del futuro, deve innanzitutto comprendere quanto la collaborazione sia lo strumento più efficace per ottenere i risultati desiderati, avere come obiettivo il migliore destino comune per l’umanità intera, conscio dei legami essenziali con gli altri individui.

Partendo da questo presupposto utilizzerà la propria personalità per una partecipazione costruttiva, ma anche critica alla vita sociale, con apertura mentale, flessibilità e disponibilità a ridiscutere le proprie conoscenze, alla luce di nuove possibilità, trovando ogni volta la teoria e l’azione più adatta per raggiungere un nuovo equilibrio adatto al mutare degli eventi.

C’è infatti da prendere atto che il processo storico e culturale contemporaneo ha spostato il concetto stesso della conoscenza dall’affidarsi ad una verità assoluta, esterna e immutabile, alla ricerca di verità di ogni individuo, relative alla sua esperienza e potenzialmente soggette a modifica. Sempre più privo di soluzioni già pronte per l’uso, ovunque e comunque valide, l’essere umano è spinto a sviluppare la consapevolezza, oltre che delle connessioni tra i vari saperi, dei limiti di ognuno di essi e a scegliere liberamente tra più opzioni, nonché a sapere ridiscutere le sue convinzioni quando queste si dimostrino superabili.

Questa consapevolezza è la base più adatta per disegnare un futuro pragmaticamente utile con un nuovo senso e valore dell’esistenza; una visione della vita da cui sviluppare chiarezza, ordine e valore, in sintonia con le conoscenze più moderne.

Essa può aiutarci a «vivere bene in un mondo dell’immanenza in cui ognuno di noi non ha, in ultima istanza, da rendere conto che a se stesso – e questo render conto a se stesso, lo sappiamo bene, è il più difficile e il più delicato dei rendiconti» (Schlanger J., Come vivere felici, Genova, 2002, Il Melangolo, p. 7).

Fra le potenzialità individuali è decisamente desiderabile un ulteriore sviluppo di atteggiamenti genuinamente intelligenti ed anche scientifici nel modo di pensare e di agire, per porre contrasto, come ha sostenuto il filosofo americano Dewey, «al pregiudizio, al dogma, all’autorità, all’uso coercitivo della forza in difesa di interessi particolari» (L’unità della scienza come problema sociale [Unity of Science as a Social Problem, 1938], traduzione di P. Lucisano, in «Cadmo», VIII, 22, Aprile 2000, p. 37).

Si può però ritenere che l’atteggiamento scientifico non costituisca la sola e definitiva alternativa ai “mali” prima esposti e che il sapere critico-razionale non sia sufficiente per interrogarsi e progredire sui significati del vivere, ricerca ineludibile per il genere umano.

La conoscenza sempre più forte del legame tra gli esseri ed il loro mondo, la percezione di questo legame globale è piuttosto l’oggetto caratteristico di una “via del cuore”, una funzione dell’”anima”, la cui cura resta, ancora oggi, di fondamentale importanza.

APPROFONDIMENTI

Educazione evolutiva