Astanga Yoga – Lo Yoga dalle otto parti
L’Astanga yoga (yoga dalle otto membra) è un percorso meditativo composto da otto parti.
Fu sistematizzato in 196 sutra (o aforismi), brevi frasi particolarmente indicate per la trasmissione orale e l’apprendimento, attribuiti al saggio Patanjali, che risalgono approssimativamente al III secolo d.C.
Patanjali delinea un percorso di conoscenza introspettiva in cui la cessazione delle attività mentali è condizione preliminare per la scoperta di altre componenti interiori, che normalmente ignoriamo, perché distratti dai turbini provocati dall’incessante attività mentale.
I.II Lo Yoga è la soppressione delle modificazioni della mente. (Yogasutra)
Tacitata l’attività mentale, tramite la ricerca interiore, usando se stesso come laboratorio, il praticante approfondisce la conoscenza delle varie componenti individuali (kosa): il corpo fisico, l’energetico, il mentale inferiore (razionalità) e superiore (intuizione), nonchè l’anima (in cui si riverbera la percezione dell’appartenenza all’Uno).
Questo percorso dai kosa più esterni e grossolani a quelli più sottili termina con la conoscenza dell’Io interiore, il Veggente, raggiunto il quale si ottiene la liberazione (kaivalya) e si rimane fondati nella propria natura reale, che, per Patanjali, è «pura Consapevolezza».
IV. 34 Il kaivalya è quella condizione (dell’illuminazione) che segue al ri-assorbimento dei guna a causa del fatto che divengono privi dello scopo del purusa. In tale condizione il purusa è fondato nella propria natura Reale, che è pura coscienza. Fine. (Yogasutra)
Le cause di sofferenza (klesa) per l’uomo, derivano dall’ignoranza (avidya) della sua vera natura, che lo induce a percepirsi come individuo singolo, dalle attrazioni e dalle repulsioni, ed infine dal forte attaccamento alla vita.
Nell’ignoranza ha radice il senso di separazione (egoità e conseguentemente dualità), che non fa vivere come parte dell’Uno infinito, ma come individualità destinate a perire.
Il desiderio di ripetere solo esperienze piacevoli, e di evitare quelle spiacevoli, induce ad azioni forzate e inadeguate, non consentendo di sviluppare i comportamenti più appropriati ai vari momenti.
L’attaccamento alla vita, e alle situazioni che in essa si succedono, ci condiziona facendo adottare atteggiamenti innaturali, impedendo il fluire naturale degli eventi ed il loro altrettanto naturale alternarsi.
Le otto parti dello Yogasutra di Patanjali, tra loro complementari, sono:
1) e 2) yama (astinenze) e niyama (osservanze), prescrizioni di tipo morale, che servono a stimolare comportamenti e atteggiamenti favorevoli per la pratica degli stadi superiori. Yama comprende: astenersi dalla violenza, dalla falsità, dal furto, dall’incontinenza dalle passioni e dall’avidità; Niyama osservare purezza, appagamento, austerità, studio di se, e abbandono alla divinità (Isvara);
3) asana (posizioni) finalizzate a sviluppare salute ed energia necessari per il cammino intrapreso;
4) pranayama (controllo dell’energia attraverso il respiro) per migliorare i flussi di energia interiore, stimolando il rilassamento, la lucidità mentale e la concentrazione interiore;
5) pratyahara (ritrazione sensoriale), fase nella quale il praticante ritrae i sensi dagli stimoli esterni e dirige la sua attenzione verso il suo interno, per conoscere le parti più profonde;
6), 7) e 8) dharana (concentrazione), dhyana (meditazione) e samadhi (contemplazione o estasi). La concentrazione consiste nel delimitare il campo dell’attenzione, la meditazione si ha quando soggetto e oggetto della concentrazione diventano tutt’uno, nella contemplazione il soggetto osservante perde consapevolezza di sé (“si perde”) e nel campo della coscienza rimane solo l’oggetto della concentrazione iniziale. Esse sono fasi di un unico processo di controllo mentale (samyama), con il quale il praticante sospende le attività mentali razionali, condizione necessaria per scorgere le componenti più intime tramite la conoscenza intuitiva (buddhi) che scaturisce dall’attività meditativa.
Delle otto parti menzionate, le prime tre costituiscono le ricerche esteriori, pranayama e pratyahara le ricerche interiori, i tre stadi del samyama sono gli strumenti della ricerca dell’anima: il praticante guarda interiormente alla ricerca dell’Io più intimo, del Sé di ogni essere.
La ricerca dell’Astanga yoga si realizza tramite la pratica ciclica e continuativa delle sue otto parti, fino alla liberazione finale (Kaivalya).
APPROFONDIMENTI